La seconda edizione dell’“Osservatorio Agcom sul sistema dell’informazione” evidenzia che nel 2025 l’informazione in Italia ha ormai cambiato pelle. La rete si è affermata come la vera “prima pagina” del Paese: il 55,8% degli italiani la utilizza come principale fonte informativa, superando in modo netto la televisione, che si ferma al 43,2%. Non si tratta più di una fase di transizione, ma di una trasformazione strutturale che ridefinisce abitudini, tempi e modalità di accesso alle notizie.

Generazioni sempre più divise

Questo cambiamento non è uniforme. Al contrario, evidenzia una frattura generazionale sempre più marcata. Tra i giovani tra i 14 e i 24 anni, il 40,7% si informa esclusivamente online, mentre tra gli over 65 la televisione resta il punto di riferimento dominante, con il 59,8%. È qui che prende forma un vero e proprio digital divide informativo, che non riguarda solo l’accesso alla tecnologia, ma anche il modo in cui si costruisce la percezione della realtà.

Informazione sempre più “ibrida”

Accanto alla polarizzazione generazionale, emerge un altro fenomeno: la crescita degli “onnivori dell’informazione”. Oggi il 26% degli italiani utilizza almeno quattro mezzi diversi per informarsi, mescolando fonti tradizionali e digitali. Social network e motori di ricerca diventano le principali porte d’accesso alle notizie, segnando un passaggio da un consumo lineare a uno sempre più frammentato e personalizzato.

Il ruolo dei social

Le notizie arrivano sempre più spesso dai social, e arrivano prima. Oltre la metà degli utenti dichiara di venire a conoscenza degli eventi proprio attraverso queste piattaforme, prima ancora che tramite altri canali. Eppure, questo primato in termini di velocità non si traduce in fiducia. Social e influencer restano infatti in fondo alla classifica della credibilità, con percentuali minime. Il risultato è una frattura evidente tra ciò che si usa e ciò in cui si crede.

Fiducia: consumo ≠ credibilità

Il paradosso centrale dell’informazione contemporanea sta proprio qui. Da una parte, l’informazione è sempre più digitale; dall’altra, la fiducia continua a premiare i media tradizionali. Televisione, radio e stampa raccolgono ancora livelli di fiducia significativamente più alti rispetto all’online. Il mezzo percepito come più affidabile resta il servizio pubblico televisivo, mentre sorprende il ruolo del passaparola tra familiari e amici, che continua a essere considerato una fonte credibile. Il digitale, pur dominante nei consumi, fatica invece a conquistare autorevolezza.

Il nodo paywall

In questo scenario si inserisce un altro nodo cruciale: quello della sostenibilità economica dell’informazione. L’informazione online, per la maggior parte degli italiani, non si paga. Solo una piccola minoranza sottoscrive abbonamenti digitali. Quando si incontra un paywall, la reazione più diffusa è cercare la stessa notizia altrove gratuitamente o attendere che venga rilanciata da TV e radio. La cultura della gratuità resta dunque dominante e mette sotto pressione i modelli editoriali.

La “fuga dalle notizie”

Un fenomeno sempre più rilevante è quello della cosiddetta “fuga dalle notizie”. Un italiano su cinque sceglie consapevolmente di evitare l’informazione. Le ragioni sono molteplici: la percezione di contenuti ripetitivi, l’eccesso di negatività, il senso di ansia e stress, la sfiducia nei giornalisti e la saturazione informativa. Non si tratta di disinteresse, ma piuttosto di una forma di autodifesa. Tuttavia, le conseguenze sono rilevanti: chi si informa meno tende anche a partecipare meno alla vita civica e politica, con livelli molto bassi di coinvolgimento.

La TV cambia (e arretra)

Anche la televisione, pur restando centrale, sta cambiando. L’offerta informativa si riduce, con un calo significativo dei talk show e dei programmi di approfondimento, mentre i telegiornali mantengono una relativa stabilità. Cambiano anche i contenuti: diminuisce lo spazio dedicato alla politica interna, mentre cresce l’attenzione verso le notizie internazionali, spinte dai conflitti globali e dalle grandi crisi geopolitiche.

Il punto chiave

Il sistema dell’informazione si trova oggi in una fase di tensione profonda. Da un lato, il digitale garantisce velocità e accesso immediato; dall’altro, i media tradizionali continuano a rappresentare il presidio della credibilità. In questo equilibrio instabile si inseriscono rischi concreti: la diffusione della disinformazione, la crescente disaffezione del pubblico e una polarizzazione sempre più marcata.

Gli italiani si informano sempre più online, ma continuano a fidarsi dell’offline. Nel frattempo cresce una stanchezza informativa diffusa che, se non affrontata, rischia di indebolire uno degli elementi fondamentali della democrazia: la partecipazione consapevole.

L’Osservatorio AGCOM sul sistema di informazione, disponibile sul sito istituzionale dell’Autorità, si compone di un documento principale con i risultati sintetici delle analisi svolte, e di quattro allegati tematici con un maggior livello di dettaglio:

 Dal punto di vista metodologico, data la varietà delle analisi, è stata utilizzata una molteplicità di fonti con un mix di strumenti di rilevazione sia attivi che passivi. Per maggiori dettagli si rinvia alla specifica Appendice.

Articolo precedenteSciopero dei giornalisti oggi 16 aprile. La nota Fnsi e il comunicato Fieg
Articolo successivoFIEG: serve un contratto nuovo per affrontare le sfide del mercato editoriale