Se pagheremo su Twitter il prodotto non saremo più noi stessi?

Questo è il “to be or not to be” del momento.

The Guardian riporta che Elon Musk intende guadagnare direttamente dalla sua società chiedendo un pagamento di 8$ per un’utenza certificata, che poi significa non “fake”. Infatti il suo di account con una foto di un bel bimbo stile tv anni ’60 è arricchita dalla spunta blu. Siamo certi che è lui, Elon Musk, a twittare. Qualche anno fa (nel 2011) anche noi abbiamo segnalato che la differenza fra i siti di informazione gratuiti su Internet ed i giornali a pagamento avrebbero diviso il mondo dell’informazione fra paria e nobili. Oggi Elon Musk dice su The Guardian: “L’attuale sistema di signori e contadini di Twitter per chi ha o non ha un segno di spunta blu è poco corretto”.

Oggi (3 novembre) su Il Corriere della Sera, Gianluca Mercuri fa il punto su un possibile cambiamento in vista per tutto il mondo di Internet partendo proprio dalla decisione del nuovo padrone di Twitter.

Spiega che il grande capo è venuto a più miti consigli e scrive: “Non i 20 dollari che avevano fatto infuriare Stephen King («Fanculo, sono loro che dovrebbero pagarmi», aveva reagito lo scrittore dopo i primi rumors), ma una tariffa più bassa e inderogabile nel mondo ricco, ma «aggiustata» Paese per Paese in base al potere d’acquisto”.

La motivazione di Elon Musk è che “dobbiamo pagare i conti in qualche modo! Twitter non può fare affidamento solo sulla pubblicità” insistendo sulla necessità di combattere bot e troll.

La riflessione più importante che condivido con il giornalista del Corriere della Sera è che per Musk “il Twitter Blue darà anche la possibilità di bypassare il paywall degli editori disposti a lavorare con noi”.

L’idea di Musk è premiare i creatori di contenuti che vanno dalla sua parte. Allora per 8 dollari un utente potrebbe avere accesso a tutto un giornale?

A questo punto vale la pena ricordare che Marco Bardazzi, esperto di media sostiene su il Foglio: “….  L’era dell’internet e dei social tutti gratis ha finito il proprio ciclo e non è più né sostenibile economicamente, né accettabile eticamente. Perché il free nasconde la logica di modelli di business basati sulla compravendita dei dati personali, sulla violazione della privacy, sul dominio degli algoritmi. Il tutto per cercare di tenere in piedi i social alimentandoli solo di pubblicità».

Sta per finire l’era del controllo altrui sui nostri dati? Musk anticipa i tempi? O, come si legge in una ricerca di Pew Research sul comportamento e le attitudini degli adulti americani su Twitter, che i 230 milioni di utenti attivi di Twitter sono nulla rispetto ai miliardi di Facebook o YouTube, ma il 97% dei contenuti è creato dal 25% di quegli utenti. Il che vuol dire che tre utenti su quattro sono lurker, gente che a Twitter dà giusto una scorsa. E perfino quel 25% di ossessionati ottiene solo un retweet su una media di 65 tweet al mese.

Vale la pena continuare la discussione con uno sguardo oltre!

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Giornalista curiosa, la divulgazione scientifica è nel suo DNA. Le tecnologie applicate al mondo dei media, e non solo, sono la sua passione. E' fra i 25 esperti di digitale scelti dalla Rappresentanza Italiana della Commissione Europea. Fa parte del gruppo di esperti CNU Agcom. L'innovazione sociale, di pensiero, di metodo e di business il suo campo di ricerca. Direttrice della prima rivista di cultura digitale Media Duemila (fondata nel 1983 da Giovanni Giovannini storico presidente FIEG) anticipa i cambiamenti per aiutare ad evitare i fallimenti, sempre in agguato laddove regna l'ignoranza. Vice Presidente dell’Osservatorio TuttiMedia, associazione culturale creata nel 1996, unica in Europa perché aziende anche in concorrenza siedono allo stesso tavolo per costruire il futuro con equilibrio e senza prevaricazioni. La sua ultima pubblicazione: Oltre Orwell il gemello digitale anima la discussione culturale sul doppio digitale che dalla macchina passa all'uomo. Già responsabile corsi di formazione del Digital Lab @fieg, partecipa al GTWN (Global Telecom Women's Network) con articoli sulla rivista e sui libri dell'associazione. Per Ars Electronica (uno dei premi più prestigiosi nel campo dell'arte digitale) ha scritto nel catalogo "POSTCITY". Già docente universitaria alla Sapienza e alla LUISS.