Digital transformation, una mutazione che sta rivoluzionando il mercato, il mondo, la vita, le mentalità, eliminando barriere e creando nuove opportunità. Sappiamo che Google è molto attivo nella lotta per l’inclusione. Dal suo osservatorio privilegiato quali opportunità vede in futuro?

L’impatto della pandemia COVID-19 sulle donne, in particolare quelle che devono affrontare molteplici forme di discriminazione legate alla povertà, razza o disabilità, è sempre più documentato. Dallo studio “Policy Brief: The Impact of COVID-19 on Women”  del Segretario generale delle Nazioni Unite emerge che  le donne e le ragazze a livello globale soffrono maggiormente degli impatti socioeconomici di COVID-19.

Allo stesso tempo la pandemia ci ha fornito molti esempi di leadership e ingegnosità delle donne efficaci nel rispondere alla crisi evidenziando una relazione tra la rappresentanza delle donne nel processo decisionale e maggiori benefici sociali per le società nel loro insieme. Attraverso la sua iniziativa “Women Rise for All“, l’ONU sta mettendo le donne leader in prima linea nella sua chiamata all’azione per affrontare le sfide della crisi COVID-19, anche nell’industria.

La tecnologia gioca un ruolo strategico nel supportare tutte le popolazioni minoritarie in periodo di COVID, ma Google ha l’inclusione nel suo  DNA come si evince dalla sua mission: organizzare le informazioni mondiali e renderle universalmente accessibili e utili.

Dare accesso a  chiunque  all’istruzione,  all’informazione  e  a  contenuti  di valore attraverso la rete, significa rendere la cultura patrimonio di tutti, permettendo a chiunque di visitare per esempio un museo dall’altra parte del mondo, senza viaggiare (Google Arts and Culture) e abbattendo le barriere culturali che un tempo erano retaggio esclusivo degli abbienti.

Le competenze tecnologiche sono un’altra immensa risorsa per la ripresa economica e per dare opportunità di trovare lavoro alle nuove generazioni o di crearsene uno proprio. Sappiamo che tradizionalmente lo studio delle materie scientifiche e i ruoli digitali al lavoro sono molto sbilanciati sulla popolazione maschile non solo in Italia ma nel mondo.

Da uno studio  Pwc condotto in UK  si nota come solo il 3% delle donne considera una carriera in ambito tecnologico la sua prima scelta; il 78% degli studenti non si ricorda un nome di donna famosa che lavora in tecnologia; solo il 5% delle posizioni di leadership in ambito tecnologico sono occupate da donne.

Per questo l’impegno a sostenere le competenze digitali (digital skills) e le start up delle donne da parte di Google e’ da sempre un impegno cruciale.

Alcuni esempi:

Siamo diventati Partner del Programma Women Will che sostiene posti di lavoro più flessibili ed equilibrati tra i sessi e ha raggiunto oltre 36 milioni di donne con corsi di formazione.

Sosteniamo, premiando, le migliori Start-up create da donne in Europa, facendole crescere con programmi di mentoring e con i nostri tool con il programma Google for Startups Immersion: Women Founders.

So che il lavoro da fare è ancora tanto ma sono convinta che la tecnologia  sia un forte abilitatore per far esplodere il potenziale delle donne, e che contribuirà a una maggiore gender equality.

La storia ci insegna che le donne che hanno lottato per la parità di genere hanno avuto risultati concreti, garantendo alle nuove generazioni di donne libertà di espressione e possibilità di realizzare i propri sogni. Ha in mente esempi di donne nel campo della tecnologia anche attuali che l’hanno ispirata?

Le storie che mi appassionano di più sono relative a donne che, pur non godendo di privilegi, si ingegnano per aiutare gli altri o migliorare il mondo. Qualche esempio attuale di donne che non sono diventate famose ma nel loro piccolo hanno fatto grandi cose l’ho visto in ogni parte del mondo. Mi piace citare la storia di una donna in Congo, (paese in cui l’accesso a internet è limitato e la condizione della donna è veramente difficile) che nel 2012 ha aperto il Maman Shujaa Media Center per offrire alle donne corsi di formazione gratuiti di alfabetizzazione digitale. Attualmente il centro è un luogo di aggregazione sicuro per donne e ragazze che possono scoprire il mondo usando la Ricerca Google, molte per la prima volta. Questa comunità tutta al femminile lavora insieme per trovare risposte, dare supporto e creare un futuro in cui tutte le donne possano avere accesso alle opportunità che ha avuto Neema.

Ma amo anche le storie delle donne che usano la tecnologia e le loro competenze  per  fare   grandi  cose.  Per   esempio  l’ingegnere bio-meccanico Anne-Christine Heinz stava  cercando  di sviluppare nuovi metodi per curare i malati di Alzheimer e di demenza senile. Nello specifico, voleva aiutarli a preservare i vecchi ricordi. La perdita di memoria è uno degli effetti collaterali più traumatici della demenza senile, sia per chi ne soffre sia per i loro cari.

Per combattere questo problema ha realizzato un prototipo chiamato BikeAround, una combinazione di cyclette e Google Street View che  consente ai malati di demenza senile di fare un giro in bici virtuale tra i propri ricordi. I pazienti inseriscono l’indirizzo di un luogo che significa qualcosa per loro, ad esempio la casa in cui hanno trascorso l’infanzia, poi usano i pedali e il manubrio per “girare in bici” nel loro vecchio quartiere.

Ma anche in Italia possiamo vantare ottimi esempi di creatività e determinazione di donne come l’imprenditrice che ha creato la start-up mamachat, una realtà no profit del digitale riconosciuta per aver aperto il primo servizio chat anonimo e gratuito per la sicurezza delle donne e delle adolescenti che attraversano difficoltà o subiscono violenza.

Mi piace anche citare la mia collega afro-americana che in Google si occupa di rendere più accessibili a tutti i nostri prodotti, Annie Jean-Baptiste, che ha appena pubblicato un libro in cui consiglia un puntuale processo di marketing, Building for everyone.

Tutti passi piccoli o grandi ma sempre importanti per costruire insieme un mondo più accessibile e inclusivo per noi e per le prossime generazioni.

I social e YouTube hanno dato a tutti la possibilità di esprimere in libertà il proprio punto di vista. Anche la diversity vede testimoni importanti e punti di riferimento per le nuove generazioni di donne. Crede che sia un canale che potrà fare la differenza?

Il modello di tipo diversificato e pluralistico proposto da piattaforme digitali del calibro di YouTube deve servire da esempio per le moderne attività commerciali.

I vantaggi derivanti da un’organizzazione più diversificata e motivata sono molteplici e vale la pena ribadirli. Le attività che fanno della diversità un loro obiettivo possono attingere a un’amplissima rosa di talenti e integrare la più vasta gamma di creatività disponibile. Tutto questo produce idee migliori che, a loro volta, portano a decisioni migliori.

Sono profondamente d’accordo con lui. Lo stimolo derivante da diversi punti di vista non può che dare linfa nuova a progetti e sfide.

YouTube è nata con l’obiettivo di dare una voce a tutte le persone chiunque esse siano in qualunque parte del mondo, e nel tempo ha mantenuto e amplificato questa sua peculiarità. Nel tempo poi si sono anche create nuovi modi di comunicare e nuovi tipi di lavoro, onda che anche le donne hanno cavalcato con entusiasmo. Non si può non citare l’esempio della prima influencer su YouTube, Chiara Ferragni, che ha creato un impero e tanti prima di lei in Italia e nel mondo non solo nel fashion.

Il ruolo di YouTube è anche amplificare l’educazione su determinati temi come per esempio la scuola: pensiamo al successo di Elia Bombardelli che è molto seguito da chi vuole fare ripetizioni di matematica online su YouTube.

Ed è anche occasione di espressione come Loretta Grace, youtuber e  beauty influencer, ma anche scrittrice, cantante dalla voce forte e potente e un’attrice che ha ricevuto il plauso di una stella di Hollywood.

Artista per vocazione ed esperta di make up per passione, Loretta Grace è nota anche per le sue battaglie a sostegno dell’inclusività nel mondo del beauty. Loretta è dunque l’esempio di chi usa la sua influenza a scopi filantropici.

Lei ha avuto una carriera brillante e rappresenta un esempio per le giovani donne ambiziose. Quale consiglio darebbe alle nuove generazioni in un periodo così complicato per realizzare i loro sogni?

Non credo di essere nella condizione di dare consigli, ma se può essere utile condivido volentieri alcune cose che mi sono state utili nel corso degli anni. Innanzitutto per me è  stato fondamentale fare scelte coerenti con i miei valori e la mia mission, preferendo strade magari più in salita ma che sapevo potevano aiutarmi a costruire una professionalità solida, assumendomi sempre la responsabilità delle mie scelte e decisioni. Poi è stato importante accettare che è ok non essere perfetti se si è fatto il proprio meglio, e che “essere gentili con se stessi” aiuta l’autostima e la possibilità di far carriera, sempre avendo chiaro che non si finisce mai di imparare e che ci si deve mettere alla prova costantemente se si desidera crescere e migliorare. Infine un augurio per le nuove generazioni: che possano raggiungere il vero successo nella vita che consiste nel poter scegliere di fare ciò che si desidera davvero.

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Giornalista curiosa, la divulgazione scientifica è nel suo DNA. Le tecnologie applicate al mondo dei media, e non solo, sono la sua passione. E' fra i 25 esperti di digitale scelti dalla Rappresentanza Italiana della Commissione Europea. Fa parte del gruppo di esperti CNU Agcom. L'innovazione sociale, di pensiero, di metodo e di business il suo campo di ricerca. Direttrice della prima rivista di cultura digitale Media Duemila (fondata nel 1983 da Giovanni Giovannini storico presidente FIEG) anticipa i cambiamenti per aiutare ad evitare i fallimenti, sempre in agguato laddove regna l'ignoranza. Vice Presidente dell’Osservatorio TuttiMedia, associazione culturale creata nel 1996, unica in Europa perché aziende anche in concorrenza siedono allo stesso tavolo per costruire il futuro con equilibrio e senza prevaricazioni. La sua ultima pubblicazione: Oltre Orwell il gemello digitale anima la discussione culturale sul doppio digitale che dalla macchina passa all'uomo. Già responsabile corsi di formazione del Digital Lab @fieg, partecipa al GTWN (Global Telecom Women's Network) con articoli sulla rivista e sui libri dell'associazione. Per Ars Electronica (uno dei premi più prestigiosi nel campo dell'arte digitale) ha scritto nel catalogo "POSTCITY". Già docente universitaria alla Sapienza e alla LUISS.