Paradigmi algoritmi e governance
Le Postille di Paolo Lutteri27 novembre 2015
Il potere non ha un palcoscenico morale ma solo una pedana economica, egotica. Gli attori di questa pedana tirano le fila degli investimenti e dei ricavi, non senza blandire il pubblico con tecniche istrioniche. Così, in geopolitica, non comanda la democrazia dei diritti, ma l’aristocrazia dei leader, in una relazione di reciproca adulazione con i plutocrati. I plutocrati sono quelli che hanno comprato risorse, infrastrutture, tecnologia del linguaggio, percorsi produttivi, costruzione dei paradigmi e degli algoritmi. La giostra scricchiola, come direbbe il prof. Noci, ma guida il gioco.
Computer e robot sono neutrali? Mah! Un algoritmo (digitale o umano) che dirige una fabbrica tiene conto certamente della sicurezza dei lavoratori e del rispetto dell’ambiente, ma se all’apice c’è un altro comando (digitale o umano) che privilegia il profitto, allora sicurezza e rispetto passano in secondo piano. I lavoratori e l’ambiente non sono più protetti. L’onestà degli algoritmi è tutta da inventare. Lo sciovinismo farebbe poi scoppiare una guerra tra competitori, senza trasparenza.
A livello planetario, il paradigma che tiene banco più di tutti è quello della governance e questo non è unanime. Sarebbe il sogno delle Nazioni Unite, ma anche quello delle Big Tech, ma anche quello di ognuno dei leader autocratici che pensa alle sue voglie particolari.
La grande cupola dei poteri degli Stati dovrebbe stare oggi formalmente alle istituzioni dell’ONU, che si muove in un’ottica di costruire un equilibrio mondiale, a partire dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo fino all’Agenda 2030 per gestire le crisi globali. I 17 obiettivi di sviluppo sostenibile sono una specie di programma di governo del pianeta Terra. Belle parole, poco rispettate dai nazionalismi dei singoli Paesi, dalle ambizioni economiche delle grandi compagnie se non dalle censure di un antiquato Consiglio di Sicurezza. Dappertutto, sotto questo aspetto, la democrazia popolare e le divergenti opinioni di sviluppo danno fastidio a una costituenda autorità attenta agli interessi comuni. E non è detto che la globalizzazione economica e quella politica, di stile occidentale o orientale) giovino ai cittadini. Potrebbe giovare solo all’élite che comanda.
Se nella società digitale, come suggerisce il prof. Benanti, l’egemonia reale risiede nelle capacità del potere computazionale, allora oggi è in mano all’oligarchia di una decina di imprenditori e dirigenti di aziende Big Tech.
Paolo Lutteri
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Paolo Lutteri
Paolo Lutteri, di Milano, si occupa di comunicazione e marketing dal 1976. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Milano e Diplomato all’Istituto Universitario di Lingue di Pechino. Giornalista pubblicista, iscritto all’Ordine dei Giornalisti e all’Unione Giornalisti Italiani Scientifici. Ha lavorato con il quotidiano Il Giorno, con le società Spe, Sport Comunicazione e Alfa Romeo; con il Gruppo Rai dal 1989 si è occupato di marketing, sport, nuovi media e relazioni internazionali. Ha tenuto corsi presso le Università degli Studi di Milano e Bicocca, le Università di Roma Sapienza e Tor Vergata. Attualmente studia e scrive articoli sull’innovazione culturale e tecnologica, fa parte del Comitato di Direzione della rivista Media Duemila, è socio onorario dell’Osservatorio TuttiMedia, membro d’onore dell’EGTA-Associazione Europea Concessionarie tv e radio, membro del Consiglio direttivo dell’Associazione Eurovisioni, socio e direttore del Centro Documentazione e Formazione della Fondazione Salvetti. e-mail: paolo.lutteri@libero.it