Le buone politiche di genere esistono, anche in Italia. A parlare sono i numeri. Ha appena compiuto un anno il progetto “In pratica – Idee alla pari” e i risultati sono già più che buoni. È, infatti, incoraggiante il quadro che emerge dalla prima mappatura delle ‘buone pratiche’, realizzata dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri e i cui risultati sono stati presentati in questi giorni: ad oggi sono oltre 160 le iniziative virtuose degne di nota messe in atto dalle regioni italiane, grazie soprattutto al lavoro di enti e associazioni di privati che hanno voluto porsi come alleati nella lotta contro le disparità e le discriminazioni di genere; pratiche raccolte, schedate e illustrate nel dettaglio su ideeallapari.it, un portale web voluto proprio dal DPO e dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali (e finanziato dal Fondo Sociale Europeo per il 2017) per valutare in che modo vengono affrontate nel nostro Paese le politiche di genere.
Al centro, come detto, il monitoraggio di quanto le regioni siano attente al problema e del modo in cui affrontano le diverse problematiche che rientrano nel grande alveo delle pari opportunità. Attraverso il supporto dell’Istituto per la ricerca sociale (IRS) si sono, così, individuate alcune regioni campione (cosiddette convergenti) che per caratteristiche potessero rappresentare in maniera omogenea il territorio e si è lavorato per mettere a punto i meccanismi migliori per rispondere alle molteplici questioni aperte: dalla conciliazione tra vita lavorativa e vita privata al welfare aziendale, dai servizi di cura alla prima infanzia, arrivando fino alla violenza di genere.
L’obiettivo di partenza era quello di avviare un confronto costante fra le istituzioni e stimolare un interscambio di informazioni utili per creare un sistema virtuoso. Prima di lanciare il sito internet, perciò, si è svolta una serie d’incontri bilaterali tra amministrazioni centrali e periferiche per affinare il modello d’intervento. Ne è scaturito un vero e proprio catalogo online delle attività già realizzate e degne di segnalazione arricchito da notizie, documenti nazionali ed europei e da una newsletter che aggiorna costantemente sullo stato dell’arte; un sito per addetti ai lavori ma anche per chi vuole sapere se nella propria regione esiste un luogo (fisico o virtuale) cui rivolgersi per avere assistenza.
Un approccio meno scientifico e più ‘educativo’, sensibilizzando prima ancora d’intervenire.
Ma il lavoro di Governo e Regioni non s’interrompe qui; il prossimo obiettivo è quello di creare, sulla base di quanto già sperimentato, un coordinamento perpetuo a livello continentale agganciando le buone pratiche italiane a quelle europee, nell’ambito delle 12 aree d’intervento previste dalla Piattaforma di Pechino, cardine assoluto attorno cui ruotano tutte le politiche comunitarie sulle pari opportunità.
Del resto sono le stesse istituzioni europee, attraverso Direttive e Raccomandazioni, a chiedere da tempo ai Paesi membri misure efficaci per normare alcuni aspetti del problema: garantendo maggiore partecipazione degli uomini alla cura e alla crescita dei figli; mettendo a punto politiche socio-previdenziali per madri non lavoratrici; rimodulando gli orari di lavoro per assicurare gli spazi necessari alla vita famigliare. Ma sono decine gli esempi che si potrebbero fare.
Anche perché è vero che, tutto sommato, l’Italia sta facendo un buon lavoro ma è altrettanto vero che la distanza che ci separa da alcuni stati (come la Germania o l’Austria) è ancora ampia. Un supporto decisivo potrebbe arrivare dall’EIGE, l’Istituto europeo per la parità di genere, che in questi anni sta facendo grosso modo la stessa cosa di quanto fatto da ‘In pratica’, sensibilizzando e mettendo a conoscenza delle buone pratiche di genere, e che ha affiancato logisticamente il Governo e le Regioni italiane nell’ultimo anno.
Un sguardo più ampio, su un intero continente, che osservi i vari modi di realizzare efficacemente le pari opportunità potrebbe dare spunti fondamentali e suggerire le soluzioni per ridurre ulteriormente il gap tra il nostro Paese e le nazioni ad oggi socialmente più illuminate.

Marcello Gelardini

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Marcello Gelardini. Giornalista Professionista, romano e orgoglioso di esserlo. Collaboratore del quotidiano online Repubblica.it, negli ultimi anni si è specializzato nel settore Tecnologia e ha approfondito il mondo delle startup. Laureato a pieni voti in Scienze politiche presso l'Università 'La Sapienza' di Roma. Grande appassionato di politica e sport. Sempre pronto a nuove sfide.