La sonda Parker Solar Probe ha iniziato il suo lungo viaggio verso il Sole: dopo 10 anni di progetta-zione e lavori, alle 3.31 della notte del 12 agosto, il razzo Delta IV “Heavy” si è alzato dal suolo di Cape Canaveral (Florida) per proiettarla nello spazio.
Il nome Parker è stato aggiunto alla denominazione originaria di Solar Probe nel 2017, in onore di Eugene Parker, astrofisico statunitense di 91 anni, che ha dedicato la sua vita allo studio del Sole, in particolare sviluppando la teoria del vento e del magnetismo solare, oggi accettata dalla comu-nità scientifica.
Pesante 600 chili e con le dimensioni di un’automobile, la sonda Parker ha un obiettivo mai rag-giunto prima: sfiorare il Sole (che dista 150 milioni di km dalla Terra), avvicinandosi alla distanza record di 6,3 milioni di km dalla superficie, raggiungendo la parte più esterna dell’atmosfera sola-re, la cosiddetta corona (300 volte più calda della superficie stessa). Per raggiungere lo scopo, la sonda viaggerà ad una velocità di oltre 600.000 chilometri orari (il veicolo spaziale più veloce del-la storia), che le permetterà di coprire l’intera distanza in quasi 7 anni (precisamente sono previsti 6 anni e 11 mesi di missione): durante il tragitto descriverà un’orbita fortemente ellittica e si ser-virà dell’attrazione gravitazionale di Venere durante 7 passaggi ravvicinati per correggere la traiettoria di avvicinamento al Sole. Una volta giunta a destinazione, dovrà resistere a una tempe-ratura di 1377 °C (limite massimo per il quale è stata progettata) grazie ad uno scudo termico lar-go 2,4 metri e pesante 72kg, che proteggerà la strumentazione, mantenendola a circa 30 °C. Lo scudo è stato progettato con un design innovativo, ed è costituito da uno strato di schiuma di car-bonio contenuto all’interno di due sottili lastre di carbonio. I test di laboratorio condotti dalla Nasa ne hanno testato la resistenza fino ai 1.600 gradi.
Parker dovrà chiarire – almeno questa è la speranza – molti interrogativi sull’attività del Sole, in particolare le dinamiche e le origini delle tempeste magnetiche (che minacciano i nostri satelliti e gli astronauti in orbita, oltre che le comunicazioni radio), le incredibili velocità raggiunte dal vento solare, la connessione tra attività solare e clima terrestre, e il paradosso per cui l’atmosfera esterna del Sole è centinaia di volte più calda della sua superficie.
Marco Velli, l’astrofisico italiano tra i responsabili del progetto, riassume in modo chiaro l’importanza di studiare il Sole e dunque lo scopo dell’intera missione: “La sua [del Sole: n.d.r.] at-tività magnetica e il vento solare influenzano la Terra, causano perturbazioni del nostro campo magnetico. E queste producono a loro volta campi elettrici nell’atmosfera, capaci di mandare in tilt centrali elettriche. Gli studi servono per ampliare le nostre conoscenze sulle dinamiche del So-le”.
A questo scopo la sonda Parker è stata dotata di un doppio sistema di strumentazioni. Il primo è il sistema di sensori Field, che hanno il compito di misurare in modo continuo i campi elettrici e magnetici presenti nei pressi della sonda, rilevando i valori attivi nella corona solare.
Il secondo sistema viene denominato Sweap (Solar Wind Electrons Alphas and Protons Investiga-tion): analizza velocità, temperatura e densità di particelle come protoni, elettroni e ioni di elio per cercare risposte sulle dinamiche dei venti solari e composizione del plasma all’interno della corona.
I primi dati trasmessi dalla sonda arriveranno a circa tre mesi dal lancio, a novembre.

Parker Solar Probe