Un breve anticipo della visione di Raffaele Pastore (Direttore generale di UPA), tra i protagonisti di Nostalgia di Futuro 2025. Quest’anno parleremo di “Il futuro per un’informazione tra uomo e macchina: verso un nuovo linguaggio?“ — un tema che tocca il cuore stesso della nostra trasformazione culturale e tecnologica, interrogandoci su come evolverà il modo in cui produciamo, interpretiamo e condividiamo senso.
Ecco la riflessione:
“Il futuro per un’informazione tra uomo e macchina: verso un nuovo linguaggio?”
“Prima di scrivere questa nota ho chiesto, come ormai si usa, a un sistema di “intelligenza artificiale” di scriverla. Il risultato, non mi ha sorpreso, era di una piattezza che di solito trovo noiosa nelle “intelligenze umane” e, allo stesso modo, in quelle artificiali. I laudatori delle macchine oggi a nostra disposizione per riprodurre il linguaggio umano, che per ipnotica specularità si ritiene che riproducano il ragionare umano, direbbero che versioni successive delle macchine sicuramente saranno capaci di scrivere cose meno convenzionali. Basterà programmarle perché lo facciano, o saperle usare già oggi meglio di quanto sappia fare io. Non so, vedremo. Certo è che la citazione (da parte della macchina che ho usato) dei pericoli – ossia la dipendenza tecnologica, e la manipolazione – appaiono fin d’ora tutt’altro che banali.
Ma che facciamo? L’ecosistema della comunicazione umana in cui siamo immersi, con la rete, il web e le app, si è evoluto, e non smetterà di farlo, verso un oceano senza confini di informazioni digitali del tutto inimmaginabile, per gli esseri umani. Basta alzare un braccio, per produrre dati, basta scrivere ciao in un determinato secondo in un determinato luogo, per produrre dati. Produrre, e archiviare su server. Server pronti a servire chi può e sa interrogarli. Per questo abbiamo bisogno delle macchine, anche oggi, come sempre. E se c’è una cosa che gli esseri umani sanno fare, perché hanno bisogno di farla, è comunicare, anche con le macchine. Anche perché oggi per comunicare fra esseri umani – la pubblicità ne è un esempio lampante – bisogna farlo facendosi mediare da macchine: affinare il linguaggio con le macchine per migliorare il linguaggio fra persone. Che sfida!”.





