Le donne hanno in media più difficoltà a trovare un lavoro, percepiscono salari più bassi e faticano ad accedere a posizioni al vertice, rispetto agli uomini. E questa di certo non è una novità. Eppure ancora questa è la situazione evidenziata anche dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Oil)1

I fattori che continuano a reiterare la disparità e che quindi non permettono di conseguenza la libertà delle donne sono vari.

Prima di tutto la tendenza a riversare sulla donna, molto più che sull’uomo, le responsabilità della cura dei propri cari, fattore che le spinge a dover incastrare gli impegni e a dover scegliere tra carriera e famiglia.

La Commissione Europea2 sottolinea che l’azione legislativa negli ultimi anni si è focalizzata sul mondo del lavoro attuando numerosi interventi normativi per favorire la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro, ma il cosiddetto “gender gap” a livello globale è ancora troppo alto, come emerge anche dalla classifica mondiale redatta dal World Economic Forum3.

Quello che lascia interdetti è che l’esclusione delle donne dal mondo del lavoro viene etichettata come una loro scelta e se questo può essere vero in alcuni casi, nella maggior parte delle volte è purtroppo una scelta obbligata.

Infine è importante evidenziare che sono più spesso le donne a subire episodi di molestie e violenza nell’ambiente lavorativo e questo le scoraggia e le fa chiudere in se stesse.

“Auto-determinazione”: riappropriarsi della propria vita e della propria indipendenza. “Auto-aiuto”: sostenersi a vicenda. “Empowerment”: ritrovare la propria forza. E poi ancora “Segretezza e non discriminazione” e “Gratuità” sono le parole chiave che guidano il lavoro dell’Associazione D.i.Re, l’associazione contro la violenza sulle donne a cui Chiara Ferragni ha devoluto il suo compenso di Sanremo4. Parole che dobbiamo imparare per trovare la forza di riappropriarci della nostra vita, della nostra indipendenza e della nostra libertà.

 

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Luana Svaizer, autrice, coach e formatrice dedicata al mondo femminile, affronta il tema della libertà della donna attivamente e concretamente ogni giorno sui social, nei percorsi online dal vivo e nelle consulenze individuali personalizzate che propone alle sue clienti, con l’obiettivo di supportarle nella propria evoluzione emotiva e lavorativa. Grazie alla sua lunga esperienza, alle sue ricerche e al supporto continuo alle migliaia di clienti che ha già avuto modo di aiutare in questi anni, Luana ha individuato cinque punti principali sui quali le donne si  dovrebbero concentrare per sviluppare l’”empowerment”, l’auto realizzazione e per essere davvero libere. Vediamoli assieme.

1. Credere di più in se stesse: ancora oggi nel 2023, sia a causa di un retaggio culturale e sia per come siamo state cresciute, non ci sentiamo in pieno potere di poter gestire autonomamente la nostra vita. Spesso dubitiamo di noi stesse. La prima cosa da fare è sviluppare un senso di fiducia nei nostri confronti, di guardare a ciò che di buono facciamo e di prenderlo come punto di partenza per costruire la nostra autostima. Dobbiamo essere consapevoli che quando noi per prime non crediamo in noi stesse, riflettiamo un immagine sbagliata, di donne di second’ordine e da non prendere seriamente in considerazione. Ma la bella notizia è che questo meccanismo funziona anche al contrario!

2. Indipendenza emotiva: riuscire a non dipendere emotivamente dagli altri, perché se lo facciamo diventiamo facilmente manipolabili e imprigionabili. Dobbiamo imparare, già all’interno della famiglia, a saper dire ciò che a noi va o non va bene, imparare a dire dei “no”, a mettere dei paletti e a sciogliere il legame culturale che ci vuol far credere di dover avere necessariamente bisogno dell’approvazione degli altri.

Basta aspettare il permesso!

Comunichiamo invece i nostri bisogni, i nostri desideri e condividiamo le informazioni, ma senza lo scopo di aspettarsi un’autorizzazione.

L’indipendenza emotiva parte da noi stesse:  facendo chiarezza su chi siamo e su cosa vogliamo nella nostra vita, lavorando poi sulla comunicazione: dev’essere chiara al tuo interlocutore la differenza tra “te lo sto dicendo per avvisarti che qui è dove voglio arrivare” rispetto a “te lo dico, sei d’accordo?”. E sì, questo a volte comporterà anche rivedere le relazioni che abbiamo tessuto: alcune persone dovremmo lasciarle andare, facendo spazio a chi non viola la nostra libertà.

3. Farsi scivolare addosso le battute di genere dimostrando sicurezza, forza e determinazione: non permettiamo di farci ferire o fermare. Esprimiamo una volontà che va oltre ciò che dicono gli altri, andiamo dritte lungo la nostra strada: chi ci fa queste battute è debole e ha paura del nostro potere. Non cadiamo nella rete del vittimismo, perché facciamo il loro gioco!

4. Indipendenza finanziaria: ancora molte donne dipendono economicamente e totalmente dal marito. Ci sono addirittura casi in cui la donna è la segretaria del marito nella sua attività, ma lo fa senza percepire uno stipendio. E questo viene considerato “normale”, senza considerare le conseguenze future di questa scelta. Ci sono donne che lavorano e che demandano completamente la gestione del denaro al marito, che  lascia loro un piccolo budget da gestire per la spesa famigliare.

Queste scelte non costruiscono l’indipendenza finanziaria!

Indipendenza finanziaria è avere le proprie entrate (sì, anche se gestisci le scartoffie di tuo marito professionista) e avere il proprio conto corrente. Contribuire alle spese comuni, ma avere il proprio denaro che ci permette di avere la nostra autonomia e libertà.

5. Parlatene e non entrate nell’omertà: avete subìto o state subendo un disparità di genere? Non chiudetevi in voi stesse.

Parlatene, in primis con chi avete di fronte “Mi sta forse dicendo che il mio stipendio è di X anziché di Y, come al mio collega del mio stesso livello, perché sono una donna? Perché questa si chiama disparità di genere”.

Poi parlatene con i famigliari, colleghi e anche sui social.

Spezziamo questo muro di omertà, smettiamola di sentirci noi sbagliate, facciamo sentire la nostra voce e impariamo a fare squadra.

 

1https://www.ilo.org/wcmsp5/groups/public/—europe/—ro-geneva/—ilo-rome/documents/publication/wcms_676180.pdf

2 https://temi.camera.it/leg18/temi/tl18_parit__di_genere.html

3https://www.iziwork.com/it/blog/esonero-donne-2023-verso-la-riduzione-del-gender-gap

4https://www.cosmopolitan.com/it/lifecoach/a42591495/dire-donne-in-rete-associazione-contro-la-violenza-chiara-ferragni/


Luana Svaizer è oggi un punto di riferimento in Italia in materia di formazione al femminile. Con un passato da manager in alcune grandi aziende multinazionali, dal 2016 ha scelto di reinventare la sua carriera e di mettere a disposizione le sue competenze di business offrendo percorsi e workshop dedicati alle donne. È creatrice del metodo Business Your Life, attraverso il quale accompagna le donne nel loro processo di affermazione e realizzazione innanzitutto professionale, ma anche personale. Grazie alla sua esperienza nel Coaching (già dal 2008) e la sua esperienza come Trainer di Programmazione Neuro Linguistica, applica le tecniche per accompagnare le partecipanti nella realizzazione dei propri obiettivi e nel lancio di nuovi progetti imprenditoriali e commerciali, grazie a percorsi che si svolgono sempre “live” (online o in presenza) e che vedono Luana come principale protagonista nell’attività di formazione. L’obiettivo è di creare rapporti esclusivi ed efficaci con le partecipanti mentre, al contempo, si sviluppa una community di scambio di consigli, motivazione e networking. Luana è anche autrice di “Una mamma in business” (Mind Edizioni) e “La Terza Rivoluzione Femminile – secondo Luana Svaizer” (2019), per accompagnare le donne attraverso un’evoluzione interiore per raggiungere traguardi professionali e personali, attraverso il metodo Business Your Life.

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