A partire dal 29 marzo scorso (2021) la Loi Climat et Résilience apre il dibattito legislativo francese all’Assemblée National forte dei 69 articoli sul riscaldamento globale e sui cambiamenti climatici, ma anche dei molteplici aspetti della vita quotidiana presi in esame: “nutrirsi, spostarsi, produrre, lavorare…” fino alla lotta contro l’antropizzazione, il consumo, l’artificializzazione del suolo e all’ecocidio. Il programma di legge, tra più attesi del mandato del Presidente Emmanuel Macron, ha creato tuttavia una grande mobilitazione di massa avvenuta il 28 marzo in tutta la Francia, alla vigilia della presentazione della legge all’Assemblea, con ben 110.000 manifestanti, nonostante i tempi di pandemia, tra Dunkerque, Strasburgo, Saint-Etienne, Nantes, Digione, Nevers, Niort, Tarascon-sur-Ariège, Lione (10.000), Parigi (55.000). Oltre 500 organizzazioni promotrici si sono dunque mobilitate al fine di spingere i loro deputati a rendere concretamente attiva una ”une vraie loi climat, Stop au Blabla” e riscrive il testo. L’Haut Conseil pour le Climat ha così evidenziato una sostanziale “manque d’ambition sur la portée, le périmètre ou le calendrier » rispetto alle riforme proposte, sollecitando il Parlamento a traguardi più ambiziosi. Sul fronte delle organizzazioni ecologiste e le ONG ambientaliste, la pressione cresce rispetto ad un testo definito invece dagli stessi deputati “equilibrato” e difeso da Jean-René Cazeneuve, de La République en marche (LRM), e promotore principale del progetto di legge, con la seguente affermazione « Vogliamo un’ecologia di progresso, ma non una ecologia che spezzi una crescita economica o che metterebbe l’industria con la testa sotto l’acqua” I sostenitori écolos accusano infatti il governo francese di aver ceduto alle pressioni delle lobby industriali ed economiche, e di avere smentito le promesse fatte dal Presidente Macron rispetto alla Convention Citoyenne sur le Climat, e che pertanto il progetto di legge in argomento non consentirà alla Francia di rispettare gli obiettivi fissati dagli Accordi sul clima di Parigi. La Convention Citoyenne sur le Climat nacque nel 2019, proprio su proposta del Presidente Macron, come un esperimento di democrazia partecipativa a seguito il movimento dei gilet gialli, e risulta formata da 150 cittadini estratti a sorte tra la popolazione francese, ai quali veniva affidato il compito di presentare delle proposte in materia di giustizia sociale e al fine di agevolare la riduzione delle emissioni del 40% entro il 2030 rispetto ai valori del 1990. La stesso Presidente quindi aveva promesso nell’aprile 2019 di presentare “senza filtri” al Parlamento le proposte avanzate dalla Convenzione, cosa che in realtà, secondo gli autori, del testo originale, formato da 149 misure, non sarebbe rimasto molto, definendo così l’atto del Presidente un détricotage e una trahison démocratique. L’attivista Cyril Dion in particolare garante della Convenzione, ha messo in guarda sul fatto che “non ci sono negoziati possibili per la legge sul clima, è una corsa contro il tempo…” la proposta di legge “non permette assolutamente alla Francia di conseguire i propri obiettivi in materia di riduzione dei gas serra”. Lunedì 29 marzo quindi la stessa ministra della Transizione ecologica e solidale, Barbara Pompili, ha difeso la legge in apertura del dibattito all’emiciclo dell’Assemblea Nazionale definendolo “écologie pratique, qui apporte des solutions simples dans le quotidien des Français”, aggiungendo che in realtà il testo non contempla la globalità delle azioni governative previste in materia di ecologia, tra cui ad esempio gli obiettivi relativi al rinnovamento termico degli alloggi. La legge veniva attesa come l’ultima grande azione legislativa ritenuta “strategica”, del quinquennio della presidenza Macron, in vista sia di una possibile ricandidatura alle presidenziali del 2022, ma anche per contrastare l’ascesa politica dei Verdi. La Francia risulta il maggiore produttore di energia nucleare in Europa, avendo realizzato decine di reattori dopo le crisi petrolifere degli anni Settanta, la cui potenza energetica è al centro del dibattito tra ecologia e concorrenza europea.  Gli organizzatori della mobilitazione generale si sono già dati appuntamento al 9 maggio prossimo, nel caso la legge venisse approvata allo stato attuale.

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