Riproponiamo di seguito l’intervista ad Antonio Preto, Commissario Agcom, pubblicata sulla rivista Media Duemila 296.

Società digitale, accesso, diritti come possiamo creare regole idonee a questo mondo totalmente nuovo. L’Agcom ha un ruolo determinante in questa trasformazione deve traghettare pratiche dell’epoca analogica adattandole a nuovi strumenti ed a nuovi modi di vivere e lavorare, un compito istituzionale complesso. Antonio Preto invita a riflettere sul ruolo del regolatore ed del legislatore.
In una società in transizione, quali i diritti e le tutele idonei?
Antonio Preto“Il digitale non solo apre nuove frontiere dei diritti perché influisce in maniera determinante su quanto storicamente esistente ma crea nuove sfere di diritti. Pensate ad esmpio al diritto alla riservatezza, alla corrispondenza, alla manifestazione del pensiero, ma anche al modo in cui viene esercitata la rappresentanza politica e parlamentare, che ne viene influenzata. I legislatori e i regolatori devono trovare le risposte a queste domande: quali tutele? Cosa possiamo offrire? Indipendentemente dalle soluzioni adottate, è indiscutibile che al centro del nostro lavoro debba esserci la protezione delle persone di fronte alle nuove tecnologie, partendo dai concetti espressi dal diritto europeo e internazionale, come la Cedu e la Carta dei diritti dell’UE”.
Accesso e conoscenza fanno la differenza nella società dell’informazione?
“Chi non dispone di un accesso qualificato e di una capacità di utilizzare questo accesso è discriminato. Non c’è dubbio. Oggi più che l’accesso è la fruizione a determinare una separazione fra chi sa e chi resta fuori dal cerchio magico. Il digitale dunque offre enormi opportunità, ma nello stesso tempo crea discriminazione. Opportunità, conoscenza, capacità sono condizioni necessarie per essere parti attive nella società digitale. Attraverso la sua attività, l’Agcom cerca di eliminare ogni forma di discriminazione e garantire a tutti le stesse opportunità”.
L’innovazione è dunque anche e soprattutto un percorso intellettuale fatto di cultura e tecnologia. Due facce della stessa medaglia?
“La tecnologia e la cultura devono parlare, la tecnologia deve mettersi a disposizione della cultura. I tecnicismi esasperati allontanano inevitabilmente questi due mondi. Io sono un fautore dell’unione come suggerisce Eric McLuhan nelle pagine dedicate alla sua intervista. Il nostro compito è trovare il modo di unire questi due mondi. Dobbiamo lavorare affinché entrambi siano motore di rinnovamento utile a tutti e, soprattutto ai giovani che possono trovare nel digitale un nuovo territorio da esplorare, ricco di opportunità qualificanti e qualificate. La mia visione si traduce in una società equilibrata e sostenibile. Parlare di persona e identità digitale è fondamentale, ma ogni aspetto dell’essere umano va integrato con gli altri. Non dobbiamo separare ma unire, amalgamare, promuovere la convergenza. Sono fermamente convinto che le nuove tecnologie digitali siano utili a dinamizzare la società. Dal punto di vista economico mette a disposizione dei giovani strumenti inediti che creano occupazione e sviluppo. L’Arte insegna ieri come oggi. L’arte digitale forse è sottovalutata in Italia perché aiuta a capire l’evoluzione del mondo”.