Le serie statistiche storiche, se ben fatte, sono veritiere e molto utili. Ben fatte vuol dire che sono state esaminate le cause fondamentali e le variabili delle circostanze. Non sempre queste serie storiche vengono utilizzate per pianificare il futuro né possono essere sempre applicate con successo alle previsioni. Mancate attenzioni e imprevisti sociali o tecnologici mettono in discussione i pronostici calcolati. Banalmente: la sistemazione edilizia delle città dopo la seconda guerra mondiale non ha tenuto conto dell’aumento delle automobili, così mancano i box e le strade sono un parcheggio affollato.
L’aumento dei rifiuti industriali e domestici è stato più veloce della realizzazione di impianti di pulizia. Anche l’inquinamento ambientale, prevedibile con lo sfruttamento intensivo delle risorse energetiche, dei trasporti e dei consumi, è più veloce delle soluzioni governative. E in campo sociale i provvedimenti legislativi arrivano spesso dopo le violazioni etiche. Se ci si mette anche un virus improvviso … il recupero non è impossibile ma tante situazioni diventano più difficili.
235 – PROBABILITA’
Anche senza far numeri precisi, sui quali peraltro esiste una certa confusione, è palese che chi si vaccina per il Covid-19 potrebbe ammalarsi. Ma è meno probabile. Inversamente è più probabile che si ammalino (o muoiano) gli anziani dei giovani; ma le probabilità si riducono di molto se si è vaccinati. Le probabilità si riducono se si tengono le distanze, se si indossa una mascherina, se si evitano ambienti chiusi e affollati, se chi ci circonda prende le stesse nostre precauzioni. Ovviamente le statistiche sanitarie non danno certezze assolute, ma, se si dà retta al computo dei casi e delle probabilità, le vie di comportamento sono abbastanza ben identificate. Ci sono resistenze: psicologiche più che scientifiche, paure personali parzialmente giustificabili, sfiducia nella scienza medica, attitudini sociopolitiche di avversione al governo, considerazioni sociali fondate sulle ipotesi di complottismo economico; c’è anche l’arroganza di chi si crede forte del proprio sapere come fosse universale. La realtà è che vaccinarsi conviene, i rischi collaterali sono molto meno probabili dei vantaggi. E il Green Pass non è altro che la certificazione dei vaccinati. Il resto è polemica infertile.
236 – ROBOTICA LIQUIDA
I liquidi colloidali sono alla base di una nuova generazione di sistemi cibernetici tolleranti ai guasti e autorigeneranti. Il nuovo robot si chiama Cogitor (Colloidal cybernetic system towards 2030), non è antropomorfo ma è una palla di pelle artificiale che contiene un liquido che funziona come un computer. La superficie della palla fa da schermo tattile. La programmazione di intelligenza artificiale consente alle nanoparticelle di rispondere ai comandi, di autoripararsi e di raccogliere energia dall’ambiente convertendola in alimentazione elettrica, sfruttando luce, calore e sorgenti vibrazionali. Sembra adatto soprattutto per ambienti estremi, nell’esplorazione di fondali oceanici o di pianeti gassosi. Il progetto europeo (guidato dall’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova con la collaborazione dell’University of The West of England, Eidgenossische Materialprufungs und Forschungsanstalt Svizzera, Plasmachem Produktions und Handel Gmbh Germania e Ciaotech Srl Italia) è stato avviato il 1° giugno di quest’anno e prevede un finanziamento dell’Unione Europea di 3,3 milioni di euro. https://cordis.europa.eu/project/id/964388/it
237 – CERVELLO OLOGRAFICO

Alla base del progetto per il robot Cogitor ci sono gli studi del fisico quantistico David Bohm (1917-1982) e del neuroscienziato viennese Karl Pribram (1919-2015). Il modello cerebrale teorizzato, che adesso viene applicato anche alla cibernetica delle macchine, constata che le informazioni e i ricordi nel cervello non vengono immagazzinati nei neuroni, ma sono il risultato di strutture d’onda interferenti. Il funzionamento è descritto con processi olografici con la particolarità che, se un ologramma viene frammentato, le parti restanti conservano ancora intatta l’immagine dell’intero. Questo spiegherebbe la capacità del cervello di immagazzinare un’enorme quantità di informazioni in uno spazio relativamente piccolo. La teoria e le tecniche che si rifanno al modello olografico del cervello possono essere applicate anche all’intelligenza artificiale, ma inducono anche riflessioni filosofiche sulla capacità cognitiva, sulla concezione non-oggettiva della realtà e sulla coscienza umana. https://en.wikipedia.org/wiki/Holonomic_brain_theory

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Paolo Lutteri, di Milano, si occupa di comunicazione e marketing dal 1976. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Milano e Diplomato all’Istituto Universitario di Lingue di Pechino. Giornalista pubblicista, iscritto all’Ordine dei Giornalisti e all’Unione Giornalisti Italiani Scientifici. Ha lavorato con il quotidiano Il Giorno, con le società Spe, Sport Comunicazione e Alfa Romeo; con il Gruppo Rai dal 1989 si è occupato di marketing, sport, nuovi media e relazioni internazionali. Ha tenuto corsi presso le Università degli Studi di Milano e Bicocca, le Università di Roma Sapienza e Tor Vergata. Attualmente studia e scrive articoli sull’innovazione culturale e tecnologica, fa parte del Comitato di Direzione della rivista Media Duemila, è socio onorario dell’Osservatorio TuttiMedia, membro d’onore dell’EGTA-Associazione Europea Concessionarie tv e radio, membro del Consiglio direttivo dell’Associazione Eurovisioni, socio e direttore del Centro Documentazione e Formazione della Fondazione Salvetti. e-mail: paolo.lutteri@libero.it