di LIVIA SERLUPI CRESCENZI –
Media Duemila ha chiesto i pareri eccellenti sul progetto che incarnerebbe “il nuovo miracolo italiano”, come ha detto Carlo Ratti, direttore del Senseable City Lab del Mit di Boston e uno dei più noti tra i nostri cervelli in fuga.
“Per favorire la crescita, è fondamentale promuovere le interazioni tra scienziati, istituzioni e mondo economico. In un mondo che vive in diretta, è assurdo constatare che tra noi italiani esistano ancora barriere, difficoltà a comunicare e scambiare informazioni…”. Con queste parole Giulio Terzi, ministro degli Affari Esteri, ha dato il via al progetto in collaborazione con il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, per valorizzare l’immenso capitale umano che abbiamo all’estero, i cosiddetti “cervelli in fuga” che lui, tuttavia, ama definire scienziati per i quali le frontiere non esistono perché sempre alla ricerca di nuovi stimoli intellettuali. Il progetto mira, attraverso una piattaforma informatica, a promuovere la collaborazione di Istituzioni, università, centri di ricerca e imprese del settore dell’innovazione, oltre ai molti talenti italiani che hanno scelto di lavorare all’estero, per creare una rete al servizio della crescita della nostra economia.
Prima opinione sull’iniziativa quello del prof. Mario Morcellini, Direttore del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale, Sapienza Università di Roma, nostro punto di riferimento ed amico da sempre.

Un’ iniziativa che ci aiuterà crescere?
Mi sembra un progetto sicuramente interessante. Il Web ha dimostrato di avere la capacità di favorire lo scambio intellettuale attivando, almeno in alcuni casi, vere e proprie forme di intelligenza connettiva. Non bisogna però dimenticare che, per funzionare in modo corretto, la Rete ha bisogno di fondarsi su una struttura organizzativa efficiente e di essere continuamente stimolata, pena la sterilizzazione delle idee.

Il concetto di globalizzazione spesso assume risvolti negativi. Può il Web, attraverso progetti di questo genere, trasformare questa tendenza ideologica?
Il Web ha mostrato come ai processi di globalizzazione si affianchino logiche e dinamiche localistiche, che evidenziano bene, a mio parere, il grado di complessità insito nei fenomeni sociali. Per questo è stata coniata l’etichetta “glocal”. Il progetto avviato dal Ministro Giulio Terzi con la collaborazione del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca è appunto il tentativo di utilizzare le risorse e i benefici offerti dalla Rete, vale a dire comunicare a distanza senza il vincolo della presenza, per recuperare qualità e idee di talenti italiani, quindi una identità culturale specifica.

È possibile che anche altre istituzioni possano mettersi in rete a livello globale?
Non solo è possibile ma credo anche doveroso. Però, perché questo accada è necessario che si avvii una idonea preparazione culturale e professionale da parte di chi vi opera all’interno. Infatti, se è vero che la Rete costituisce un’opportunità, è altrettanto evidente che per poter competere a livello globale le istituzioni devono sviluppare linguaggi e culture innovative, nelle quali sia privilegiato il rapporto diretto con gli utenti.

Al riguardo esistono progetti specifici delle Università?
Al di là di singoli percorsi, l’Università ha tentato quasi da subito di avviare un dialogo con la Rete, in alcuni casi favorita proprio dalla presenza dei giovani che, in qualità di attori principali dell’universo di Internet, ci stimolano a perseguire percorsi avanzati sul piano culturale. Ritengo che l’Università possa avviare più facilmente progetti di tale natura se è supportata da istituzioni governative, con le quali è fondamentale che esista un dialogo continuo e costante, non certo intermittente.

Livia Serlupi Crescenzi

media2000@tin.it