Atmosfera da science fiction, nel racconto di Roberto Saracco che ha sperimentato tutti i disagi possibili di una simbiosi mal riuscita perché l’uomo ha ceduto il controllo completamente alle macchina.

“Tornato dopo 2 giorni di lavoro a Los Angeles – racconta Saracco nel suo blog Future Direction –  abbastanza esausto ho realizzato di aver imparato qualcosa di interessante sull’interazione tra uomo e macchine”.
 Infatti Saracco arrivato all’hotel LA Intercontinental Downtown di Los Angeles dopo 20 ore di viaggio si trova in un grattacielo impressionante “come ci si potrebbe aspettare e costoso come si potrebbe immaginare”.  La lobby è al 70 ° piano: “Alle 17 mi trovo finalmente davanti a un agente (umano) di check-in – continua Saracco – che dopo un pò di digitazioni sulla tastiera mi informa che la mia camera non è pronta.  Strano perché il check è alle 16 ed io arrivo alle 17. La mia sorpresa è evidente quando mi si dice che la responsabilità è del computer in quanto incaricato di assegnare la stanza”. Il caso è interessante perché la camera prenotata non ha caratteristiche specifiche è standard ma il computer ha deciso che quella e solo quella può essere la camera di Saracco.
No way, come dicono gli inglesi fino a che i toni salgono ed arriva un umano più disponibile che digita e ridigita e finalmente trova una camera al nostro protagonista.  “Essere scortesi non va bene – sottolinea saracco – ma a volte può funzionare. Ho la stanza al 37 ° piano.  Per arrivarci mi indirizzano a un altro ascensore e un umano mi chiede il numero del piano e lo digita su un touchpad”.

Anche questo breve viaggio è un’avventura infatti dall’interno dell’ascensore non è possibile selezionare il piano, nel caso di sbagli unica possibilità è chiamare la sicurezza.
 Finalmente Saracco arriva nella sua bella stanza tutta automatica: apri la porta e tutte le luci si accendono. Il problema è che dopo la doccia si scopre che non ci sono interruttori per spegnerle: ” Finalmente grazie alla scoperta di un tablet – spiega Saracco – riesco a spegnere la luce.  
 Mi sveglio a mezzanotte (9 del mattino per me) e decido di lavorare ma manca la luce e sul tablet ma non c’é l’icona della lampada da tavolo.  Trovo molte icona legate  a diversi stati d’animo corrispondenti a diverse combinazioni di lampade (accese e colorate).  Purtroppo “l’icona lavoro” non è inclusa”.
 Saracco decide per una passeggiata e la ricerca della sala riunioni nell’hotel deserto,  arrivando all’ascensore sale al 70 ° piano, non può andare da nessuna altra parte. Da lì cerca gli ascensori per il 6 ° piano, dove si trova la sala riunioni ma toccando la tastiera scopre che è possibile andare solo al 7 ° e poi con una scala mobile al 6 ° piano… Tornare nella stanza è un’altra avventura.
Durante il giorno 2 membri del personale dell’hotel sono agli ascensori. “Mi sono chiesto quale fosse il vantaggio economico nel mantenere due persone a premere una tastiera non user-friendly – sottolinea Saracco – piuttosto che avere una tastiera meno elegante ma più funzionale che chiunque potesse usare da solo. Chiedo all’agente di check-out se posso tenere la stanza fino alle 14:00, impossibile il il computer dice che posso fare check out gratuito fino a mezzogiorno. Peccato che mezzogiorno è l’ora standard. Allora informo che non mi avrei mai più soggiornato in un hotel intercontinentale”.
 Dal racconto si evince che questo genere di interazione fra macchine e persone ha generato un’esperienza molto scadente per il cliente: “Le persone sono state addestrate – conclude Saracco – a spegnere il cervello e a seguire il computer.  Il risultato è inaccettabile.  Lo staff dell’hotel si è trasformato in (stupidi) robot umani, in cui lo stupido non è riferito alla persona in sé ma al modo in cui la persona interagisce seguendo il computer”.
I punti emersi in questo contesto: la persona al check-in si ritiene non era responsabile della mancata sistemazione della camera.  Si considera (probabilmente addestrata a essere) un’interfaccia passiva, un vero robot.
 Spesso siamo preoccupati per l’ascesa dei robot che ci sostituiscono al lavoro.  In realtà dovremmo preoccuparci di più degli umani che abdicano ai loro ruoli in favore dei robot, trasformandosi così in robot.  “Questo è il punto sollevato da Charlie Chaplin nel suo “Modern Times” – conclude Saracco – temo che stiamo iniziando a vivere in quei tempi moderni”.
Il testo integrale: https://cmte.ieee.org/futuredirections/2019/10/01/tech-and-stupid-human-robots-an-ugly-mix/

Articolo precedenteIA per gestire le aziende e le nuove frontiere del fintech: ecco i filoni principali di Smau Milano 2019
Articolo successivoUe: Brexit, fusse che fusse la volta buona
Giornalista curiosa, la divulgazione scientifica è nel suo DNA. Le tecnologie applicate al mondo dei media , e non solo, sono la sua passione. E' fra i 25 esperti di digitale scelti dalla Rappresentanza Italiana della Commissione Europea. L'innovazione sociale, di pensiero, di metodo e di business il suo campo di ricerca. Direttrice della prima rivista di cultura digitale Media Duemila (fondata nel 1983 da Giovanni Giovanni storico presidente FIEG) anticipa i cambiamenti per aiutare ad evitare i fallimenti, sempre in agguato laddove regna l'ignoranza. Vice Presidente dell’Osservatorio TuttiMedia, associazione culturale creata nel 1996, unica in Europa perché aziende anche in concorrenza siedono alle stesso tavolo per costruire il futuro con equilibrio e senza prevaricazioni. Responsabile corsi di formazione del Digital Lab @fieg, partecipa al GTWN (Global Telecom Women's Network) con articoli sulla rivista e sui libri dell'associazione. L'ultimo testo: Are you ready for your digital twin. Per Ars electronica (uno dei premi pi+ù prestigiosi nel campo dell'arte digitale ha scritto nel catalogo "POSTCITY".