La tecnologia aiuta a capire. Le identità nei dettagli rivelano modalità ed elementi misteriosi. Un tampone sanitario ti dice se hai addosso un virus senza saperlo. Una grafia cinese, incomprensibile per un europeo, se viene esaminata da uno scanner di telefonino, ti viene spiattellata nel tuo idioma preferito. E’ solo questione di aggregazione di segni, ideogrammi o lettere d’alfabeto. Forse ci arrivava anche un cervello umano, ma con un’intelligenza artificiale si fa più velocemente. Meno facilmente il computer afferra i significati allusivi o metaforici, che da lingua a lingua sottendono immagini e concetti culturali tipici. Per esempio: l’espressione cinese 打酒三杯 (pron: Dǎjiǔsānbēi; lett: ”tre bicchieri di vino”) in realtà allude a una “punizione leggera”, tipo un’ammenda comminata a un albergo con scarsa igiene. Forse neanche un sinologo italiano avrebbe capito facilmente. Così come un cinese che traduce dall’italiano avrebbe fatto fatica a capire il significato di “tarallucci e vino”.

193 – RICONOSCIMENTO FACCIALE
Le emozioni trapelano dalle smorfie del volto? Si dice di sì, e gli scanner di riconoscimento delle big tech sembrano orientate a decifrarle in modo standard. Ma il rapporto dell’individuo con la sua coscienza razionale e sentimentale è molto più complesso e una maldestra frenologia ha già reso possibili molti errori. Secondo alcuni ci sarebbero sei stati emotivi di base: gioia, rabbia, disgusto, tristezza, sorpresa e paura. Ma è un grande rischio automatizzare il riconoscimento delle emozioni. Intanto non c’è consenso su che cosa sia effettivamente un’emozione né sulla stabilità delle funzioni fisiologiche o neurobiologiche collegate. Tra l’altro è stata osservata un’interpretazione di volti bianchi, neri o asiatici così diversi tra individui ed etnie, che indurrebbero a giudizi graditi ai razzisti, come se le smorfie apparentemente più arrabbiate o sprezzanti fossero riconducibili a emozioni negative. Quindi: altolà agli algoritmi che decifrano le emozioni! E, per sicurezza, continuiamo a indossare la mascherina!

194 – ARTIFICIALI PER L’ANTROPOCENE
Non solo calcolatori e telefonini multitasking, ma protesi del corpo umano: attrezzi e macchine. Uno dei primi fu la leva (Archimede), ma poi vennero martelli, pinze, cannocchiali, balestre e fucili. Oggi ci sono i motori, le auto, le gru, i radar, i razzi, i droni, i bracci robotici, gli elettrodomestici, gli assistenti virtuali, i chip gps e sottopelle, le tastiere per non sciupare troppo le dita che scrivono, le telecamere negli occhiali, gli apparecchi acustici, le valvole cardiache artificiali e via dicendo. L’equipaggiamento bionico si incrementa sempre più. Addirittura i neuroni bionici potrebbero riparare circuiti cerebrali difettosi. Un mercato specifico della bionica è quello degli organi artificiali: il rapporto “Mercato globale degli organi artificiali e della bionica – 2020-2025”, articolato per tipologie, tecnologia, utenti finali, geografia e analisi competitiva, è stato presentato lo scorso aprile e ne stima il valore commerciale a 21,41 miliardi di dollari nel 2020, mentre dovrebbe raggiungere i 32,05 miliardi di dollari entro il 2025, crescendo a un tasso composto di crescita annuale (CAGR) dell’8,4%. https://www.marketreportsworld.com/bionics-market-13347253

195 – PROGRAMMI TV INTELLIGENTI
Argomenti clamorosi e posizioni nei palinsesti fanno alta l’audience dei programmi televisivi. La qualità è un’altra cosa: ci vogliono personaggi di spessore e intelligenza per saper confezionare e porgere contenuti di valore. Sono tanti i programmi televisivi interessanti ma meno numerosi quelli intelligenti. Premesso che occorrerebbe una discussione sul significato di ‘intelligenza nei programmi tv’, un piccolo sondaggio dedicato alla Rai ne ha indicati alcuni. Anzitutto le serie tradizionali di Alberto Angela (“Ulisse, il piacere della scoperta”), i resoconti investigativi di “Report” (condotti da Sigfrido Ranucci), “Quante storie” (già di Corrado Augias, ora con Giorgio Zanchini), gli episodi di “Passato e presente” (con Paolo Mieli). Ma si fa notare anche “Via dei Matti n°0”, il salotto quotidiano di cultura di Stefano Bollani e Valentina Cenni, con ospiti sempre importanti, preziosi per conoscere la musica. I servizi di Rai Play, la piattaforma streaming del servizio pubblico, ne consentono libera e ripetuta visione: https://www.raiplay.it/

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Paolo Lutteri, di Milano, si occupa di comunicazione e marketing dal 1976. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Milano e Diplomato all’Istituto Universitario di Lingue di Pechino. Giornalista pubblicista, iscritto all’Ordine dei Giornalisti e all’Unione Giornalisti Italiani Scientifici. Ha lavorato con il quotidiano Il Giorno, con le società Spe, Sport Comunicazione e Alfa Romeo; con il Gruppo Rai dal 1989 si è occupato di marketing, sport, nuovi media e relazioni internazionali. Ha tenuto corsi presso le Università degli Studi di Milano e Bicocca, le Università di Roma Sapienza e Tor Vergata. Attualmente studia e scrive articoli sull’innovazione culturale e tecnologica, fa parte del Comitato di Direzione della rivista Media Duemila, è socio onorario dell’Osservatorio TuttiMedia, membro d’onore dell’EGTA-Associazione Europea Concessionarie tv e radio, membro del Consiglio direttivo dell’Associazione Eurovisioni, socio e direttore del Centro Documentazione e Formazione della Fondazione Salvetti. e-mail: paolo.lutteri@libero.it