Riflessioni sulla riforma europea del Copyright

CopyrightCriticità della riforma europea del Copyright

Giuseppe Colangelo, esperto di Mercati, Regolamenti e Leggi, professore alla Luiss, fotografa il momento attuale precisando: “L’articolo 15 è quello che interessa il mondo dell’editoria, perché ha lo scopo di disciplinare i diritti connessi agli articoli giornalistici”.

Ma l’articolo 15 della direttiva EU riuscirà a cambiare il corso delle cose e portare l’editoria fuori dalla crisi, nata con l’apparizione di Internet che ha cambiato i consumi e modificato le abitudini dei lettori nonché il modello di business?

“Per prima cosa bisogna tener presente che la crisi è diversa da paese a paese. Il crollo della carta stampata non è uniforme in tutta l’Europa – sottolinea Colangelo – esistono differenze significative fra Belgio, Francia e UK, per esempio, che sono correlate alle abitudini degli utenti ed alle differenti offerte editoriali. Il paradosso è la domanda di news che cresce a fronte della diminuzione dei ricavi derivanti dall’industria culturale. La spiegazione andrebbe dunque trovata nell’attività di free-riding dei nuovi intermediari online, i quali trarrebbero vantaggio dal valore creato dai contenuti generati dagli editori senza sopportare il costo della relativa produzione e senza remunerare adeguatamente gli investimenti sostenuti da questi ultimi. La letteratura economica ha dimostrato come la parte prevalente del traffico Internet verso i siti degli editori sia indiretto, ossia derivante da terze fonti quali appunto motori di ricerca, social network, blogs e aggregatori di notizie. Dunque, le piattaforme generano un effetto di espansione del mercato”.

#Editori #piattaforme #ricerca #digitale

In parole semplici il comparto editoriale tradizionale non ha benefici significativi dalla crescita del segmento digitale, e, a quanto sembra, il massimo beneficio sugli articoli prodotti dagli editori va alle piattaforme. L’esigenza di una più equa distribuzione del valore ha portato all’art. 15 della direttiva europea che anima il dibattito di questi giorni.

“La Direttiva europea ha ritenuto che, per facilitare la negoziazione tra le parti, fosse opportuno riconoscere agli editori un diritto ulteriore rispetto a quelli già disponibili nell’ambito del diritto d’autore. La soluzione adottata dall’Europa è stata contestata e di fatto non ha riscontro a livello internazionale. A ciò si aggiunga che la disposizione europea contiene ambiguità rilevanti rispetto ad alcune definizioni, in particolare quella relativa all’eccezione degli “estratti molto brevi”. L’assenza di criteri chiari rispetto a tale definizione di certo non favorisce né la creazione di una tutela armonizzata né la negoziazione tra le parti. Dunque, mina i due principali obiettivi della Direttiva”.

L’innovazione tecnologica fa parte delle soluzioni ed in Italia il governo ci sta lavorando: “Certo la trasformazione digitale va sostenuta per permettere la sostenibilità dell’impresa. Ma oggi il punto è come favorire la libera negoziazione tra le parti. E’ opportuno sottolineare questo passaggio.  La scelta europea di riconoscere agli editori un nuovo diritto è opposta alla scelta di prevedere un obbligo di negoziazione a carico delle piattaforme, bensì è in linea con l’obiettivo di favorire la negoziazione assicurando alle parti la libertà di negoziare e la necessaria flessibilità. Ragion per cui, come ricordato dal Commissario Breton, agli Stati Membri non è consentito implementare la Direttiva attraverso la previsione obbligatoria di una gestione collettiva dei diritti connessi perché priverebbe gli editori del diritto esclusivo ad essi riconosciuto dalla Direttiva, precludendo loro la scelta se autorizzare o proibire l’utilizzo delle loro pubblicazioni”.

#snippet #armonizzazione #diritti

E ritorniamo alla definizione di estratto molto breve, cioè di un breve riassunto che deve incuriosire il lettore ma non fornirgli una notizia esaustiva. “Da questa discussione sono esclusi i link”.  Il punto cruciale sembra essere quindi quello di definire, quanto breve deve essere questo testo per non ledere i diritti di chi lo produce? La scelta l’Europa la ha rimandata agli Stati Membri.

“Non approvo questa scelta perché se l’UE si è posta l’obiettivo di armonizzazione non può lasciare agli Stati Membri la definizione del concetto di snippet. Potrebbe succedere, infatti, che lo stesso contenuto sia coperto da diritti in Francia, ed escluso in un altro Paese – precisa Colangelo –. Spetta, dunque, al Governo italiano ricercare una soluzione equilibrata che appunto, come detto, chiarisca il perimetro di tale eccezione nell’intento appunto di facilitare la negoziazione tra le parti. E’ emersa al riguardo l’idea di considerare non presente tale eccezione quando l’utilizzo degli estratti sostituisca il contenuto della pubblicazione di carattere giornalistico o renda superfluo per il lettore ricorrere a quest’ultimo. Si tratta di un approccio condivisibile, a patto però che sia accompagnato da un limite quantitativo e, per questo, oggettivo perché viceversa ricadremmo nell’incertezza interpretativa di cui sopra. Un limite quantitativo che necessariamente non può essere rappresentato da poche parole perché le singole parole sono già escluse dalla Direttiva ed un estratto di certo non è composto da quattro o cinque parole”.

In attesa del 7 giugno, data in cui è atteso il recepimento della direttiva, continuerò a riflettere sull’argomento con l’Osservatorio TuttiMedia nato, come ha detto Giovanni Giovannini, storico presidente FIEG che lo ha creato nel 1996, per promuovere soluzioni non per innalzare steccati.

Articolo precedentePimpinella (A.P.S.P.): “#Sostenibilità #Digitale #Semplificazione i tre mantra del prossimo quinquennio”
Articolo successivoPaolo Marzano su Direttiva Copyright: “Tanto attesa e tanto criticata”
Giornalista curiosa, la divulgazione scientifica è nel suo DNA. Le tecnologie applicate al mondo dei media, e non solo, sono la sua passione. E' fra i 25 esperti di digitale scelti dalla Rappresentanza Italiana della Commissione Europea. Fa parte del gruppo di esperti CNU Agcom. L'innovazione sociale, di pensiero, di metodo e di business il suo campo di ricerca. Direttrice della prima rivista di cultura digitale Media Duemila (fondata nel 1983 da Giovanni Giovannini storico presidente FIEG) anticipa i cambiamenti per aiutare ad evitare i fallimenti, sempre in agguato laddove regna l'ignoranza. Vice Presidente dell’Osservatorio TuttiMedia, associazione culturale creata nel 1996, unica in Europa perché aziende anche in concorrenza siedono allo stesso tavolo per costruire il futuro con equilibrio e senza prevaricazioni. La sua ultima pubblicazione: Oltre Orwell il gemello digitale anima la discussione culturale sul doppio digitale che dalla macchina passa all'uomo. Già responsabile corsi di formazione del Digital Lab @fieg, partecipa al GTWN (Global Telecom Women's Network) con articoli sulla rivista e sui libri dell'associazione. Per Ars Electronica (uno dei premi più prestigiosi nel campo dell'arte digitale) ha scritto nel catalogo "POSTCITY". Già docente universitaria alla Sapienza e alla LUISS.