Le Postille di Paolo Lutteri – 28 maggio 2026
Vorrei citare la redazione della testata “Innovation Post” (www.innovationpost.it/) , diretta da Franco Canna, che tratta abitualmente con molta attenzione innovazione e tecnologie per l’industria. L’articolo interessante pubblicato il 24 maggio è dedicato ai 10 principali robot umanoidi sul mercato e ad altri 11 modelli da tenere d’occhio. I primi pensieri che vengono in mente a un profano guardando le immagini sono: qual è il più bello? quale sarà il più simpatico? Niente di tutto ciò, solo meriti di performance meccatronica.
L’utilizzo dei robot, dotati di intelligenza artificiale avanzata, nelle aziende e nelle istituzioni sociali si sta differenziando, a seconda degli scopi specifici. Ci sono macchine embodied che permettono di lavorare accanto a operatori umani, agevolando fatiche e ripetitività, per esempio per gestire la logistica in magazzini, in cantieri, in ospedali. Oltre che per una movimentazione di materiali, possono essere utili per assemblaggio di componenti, per trasporti, per operazioni a rischio, per controllo di qualità. Se l’industria manifatturiera ne trarrà vantaggio, anche l’agricoltura, l’assistenza ospedaliera e domestica potranno essere coinvolte nell’innovazione dei servizi. Già oggi in una nota catena di supermercati italiani avrete notato un robottino che vi segue, senza intralciare il vostro personale itinerario di spesa, offrendovi le novità o le promozioni e suggerendovi dove trovare i prodotti che voi cercavate. Sembra uscito da un film di fantascienza, ma è già realtà.
Nell’articolo proposto dalla redazione di “Innovation Post” trovate per ogni robot una semplice descrizione dell’umanoide, i dati del fabbricante e gli usi consigliati. Il contesto è una sfida tecnologica prevalentemente tra Usa e Cina, ma anche l’Europa comincia a fare proposte interessanti. Secondo le stime sono stati consegnati nel 2025 circa 13.000 robot, in larga parte di produzione cinese e le previsioni segnalano un aumento vertiginoso della commercializzazione nei prossimi anni, mentre prosegue la sperimentazione di nuovi prodotti.
I robot antropomorfi in Cina, a titolo promozionale, hanno partecipato a gare di atletica e spettacoli coreografici di ballo. Altrove vengono già usati per lavori di fatica logoranti. La forma umana sostanzialmente accontenterebbe le reticenze psicologiche, ma forse in futuro non escluderei che si fabbrichino macchine con otto mani e dita che diventano uncini, come del resto già appaiono nella fumettistica per i ragazzi.
Insomma ci attende a breve un nuovo reclutamento di collaboratori nel mondo del lavoro, magari per quei lavori che gli umani non vogliono più fare. Certo è che queste nuove macchine avranno sensi simili a noi, magari più precisi, ma non avranno la nostra capacità di gestire la complessità né le nostre emozioni, le nostre gioie o lacrime per aver svolto un incarico professionale con responsabilità sociale, come è successo finora. La stima che la comunità avrà per loro sarà quella che abbiamo oggi per un motore senz’anima, solo ingranaggi e algoritmi.
Rischi? Se i robot funzionano, costano poco e sono in garanzia come un elettrodomestico, non ci saranno problemi. Ma il controllo sarà fondamentale. L’intelligenza è meglio che resti umana, perché siamo noi che diamo un senso al mondo.
Paolo Lutteri
