Una piattaforma di linguaggio che trasforma i dati in una narrativa: si può fare, si fa. Già da 4 anni esiste Wordsmith, un generatore automatico di contenuti della società americana Automated Insight. Ai Giochi Olimpici di Rio de Janeiro il Washington Post ha messo al lavoro questo software di intelligenza artificiale per occuparsi di statistiche, risultati, medaglieri, classifiche varie, lavori ripetitivi e spesso noiosi, mentre ai giornalisti umani è stato riservato l’approfondimento critico. In Cina hanno sperimentato Dreamwriter, un giornalista umanoide per i telegiornali. In California c’è il robot GPT2 che può scrivere un articolo semplicemente con un’imbeccata di parole chiave. Ma un vero giornalista non è un raccoglitore di parole.

Articolo precedenteApp: #Tracciabilità versus #Monitoraggio e #Media per una nuova #Cultura
Articolo successivo25 aprile…La liberazione e la nostra piazza virtuale
Paolo Lutteri, di Milano, si occupa di comunicazione e marketing dal 1976. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Milano e Diplomato all’Istituto Universitario di Lingue di Pechino. Giornalista pubblicista, iscritto all’Ordine dei Giornalisti e all’Unione Giornalisti Italiani Scientifici. Ha lavorato con il quotidiano Il Giorno, con le società Spe, Sport Comunicazione e Alfa Romeo; con il Gruppo Rai dal 1989 si è occupato di marketing, sport, nuovi media e relazioni internazionali. Ha tenuto corsi presso le Università degli Studi di Milano e Bicocca, le Università di Roma Sapienza e Tor Vergata. Attualmente studia e scrive articoli sull’innovazione culturale e tecnologica, fa parte del Comitato di Direzione della rivista Media Duemila, è socio onorario dell’Osservatorio TuttiMedia, membro d’onore dell’EGTA-Associazione Europea Concessionarie tv e radio, membro del Consiglio direttivo dell’Associazione Eurovisioni, socio e direttore del Centro Documentazione e Formazione della Fondazione Salvetti. e-mail: paolo.lutteri@libero.it