Il prestigioso Premio Möbius Multimedia Lugano è arrivato alla 13ma edizione, istituito nel 1997 dalla Città di Lugano e dalla Radiotelevisione svizzera, con il patrocinio del Prix Möbius International, assegna due Grand Prix Möbius e offre prodotti multimediali che coprono oltre duemila anni di cultura.

Il Grand Prix Möbius Multimedia Lugano 2009 è andato a “Roma antica in 3D” di Altair4 Multimedia. “Solide basi scientifiche e accuratezza delle ricostruzioni comunicano in maniera efficace e spettacolare le stratificazioni archeologiche di epoche diverse” ha motivato Paolo Paolini, Presidente della giuria, nel consegnare il premio.

Per quanto concerne il Grand Prix Möbius Suisse al miglior sito web per il patrimonio culturale, è stato premiato il sito m.a.x. museo Chiasso, (www.maxmuseo.ch). “Riesce a sintetizzare immediatamente, in maniera naturale e con linguaggio coerente, l’identità del museo e del mondo di Max Huber”. Con queste parole Claudio Generali, Presidente della CORSI, ha consegnato il riconoscimento.

Le pagine web del Site archéologique de la Cathédrale Saint-Pierre (www.site-archeologique.ch) hanno ricevuto la menzione speciale. Derrick de Kerckhove, psicotecnologo e direttore del “McLuhan Program in Culture and Technology”, ha spiegato la scelta “Per la qualità e ricchezza dei contenuti opportunamente indirizzati a vari livelli di divulgazione”.

Grandissimo interesse e ricca partecipazione, reale e virtuale, ha suscitato il dibattito su “Nativi digitali e nuove praterie virtuali”. Sotto la guida di Derrick de Kerckhove, hanno approfondito il tema il direttore di ricerca AT&T Labs (New Jersey USA) Andrea Basso, l’imprenditore digitale Roberto Carraro, il professore Paolo Paolini del Politecnico di Milano e dell’Università della Svizzera italiana.

L’argomento centrale è il confronto tra nativi e immigrati digitali, tra chi è cresciuto con la tecnologia interattiva a disposizione e chi invece ha dovuto apprenderla. Un confronto che si svolge su piani diversi, cognitivo, sociale, culturale, fino all’emergere di forme peculiari di sviluppo neurofisiologico. Se dunque, come ha indicato provocatoriamente de Kerckhove, l’immigrato digitale continua a guardare la televisione o “subisce” con una buona dose di stress l’uso del cellulare, il nativo guarda YouTube, è “sempre on” perché “dorme col cellulare sotto il cuscino”, è autosufficiente, multitasking, transculturale e virtualmente aggregante.

E’ Carraro a interpretare in chiave “iconica” l’analisi di de Kerckhove, a sottolineare che il nuovo codice di comunicazione è una “scrittura multimediale iconica e globale”, rappresentata in modo emblematico dalle emoticon, cioè dalle produzioni stilizzate delle principali espressioni facciali umane che rappresentano un’emozione e che vengono utilizzate prevalentemente sul web nei programmi di messaggistica chat e negli SMS. Per rafforzarne il valore globale, Carraro raffronta le emoticon a icone antropomorfe globali. Il nuovo codice del sapere, dunque, è imperniato sull’immagine e su quella capacità tutta peculiare dei nativi digitali di immersione in uno spazio tridimensionale virtuale: quello del Web, dei videogiochi on line, della connessione totale e continua.

La rassegna sui trend tecnologici è affidata ad Andrea Basso, che si concentra su quattro aree: comunicazioni, intrattenimento, videogioco e robotica. Emerge una tendenza alla sempre maggiore personalizzazione dei servizi sull’individuo che diventa, in particolare il nativo digitale, co-creatore di contenuti e trend-setter.

Le esperienze studiate da Paolini e dal suo gruppo di ricerca del Politecnico di Milano sottolineano e confermano il nuovo registro cognitivo dei nativi digitali. Il lavoro svolto con un campione di scuole medie, elementari e dell’infanzia con l’uso di strumenti digitali ha registrato un impatto didattico del 70% superiore all’impiego di metodi di studio tradizionali con: elevata motivazione e partecipazione, alta qualità del lavoro di gruppo e maggiore integrazione di soggetti emarginati e difficili. Di grande importanza la progressiva maggiore scioltezza e naturalezza nell’integrazione di fonti e strumenti digitali e analogici col decrescere dell’età degli alunni.

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