Sono stata al WORLD RADIO & PODCAST DAY organizzato a Roma Tre ed ho deciso di pubblicare l’intervento del Direttore Generale, dott. Pasquale Basilicata perché insieme alla riflessione proposta di Gilles Marchand che propone de Kerckhove conferma la necessità di ribadire che l’informazione e la democrazia sono indissolubilmente legate.

“Sono molto lieto che quest’anno l’evento della giornata mondiale della Radio venga ospitato a Roma Tre nell’ambito della ricca programmazione organizzata per celebrare la ricorrenza del suo trentesimo anniversario della nascita, impreziosendola con una nota per così dire di alta socialità.

La Radio è lo strumento cui molti della mia generazione, in giovinezza, hanno legato informazione, cultura, svago e capacità di sguardo sul mondo che stava al di fuori di un orizzonte, piccolo geograficamente, perché difficile da attraversare a piedi o in bicicletta, unico mezzo di locomozione disponibile, e piccolo culturalmente per l’assenza di scambio di contatti e di vicinanza con una diversità ‘diversa’, semplicemente perché non conosciuta.

Le cose sono oggi cambiate vertiginosamente e anche la Radio è sempre più simile ad un razzo integrato con nuove tecniche di comunicazione che hanno trasformato le vecchie ingombranti armadiature in autentici missili, così veloci e sofisticati da non far prevedere il punto di atterraggio. È la informazione globale o di sistema, tra carta, voce, suoni, immagini, video e finte relazioni personali.

Questo è sicuramente un problema che poi diventa vero problema quando si colloca dentro il vuoto legislativo e regolamentare, talmente vuoto da assomigliare ad una voragine nera e senza fondo.

Mi riferisco all’assenza di strumenti certi/garantiti e di garanzia che possano misurare, valutare e poi sanzionare tra l’informazione senza aggettivi o aggettivazioni e l’informazione orientata dal padrone/fonte, spregiudicata o semplicemente scandalistica, malevola, violenta, orribilmente mutilante verità, pudicizia, la realtà degli uomini e delle idee che essi esprimono.

Un tribunale equo, fermo, capace di intervenire e regolare tra la libertà di pensiero e di critica e l’insopportabilità dell’aggressione violenta e vigliacca che tutela gli interessi inconfessabili e dannati, questa è l’esigenza che prima o poi dovrà prendere la centralità del dibattito politico italiano ed europeo.

Ho maturato la convinzione ferma, nella mia vita, che la differenza tra una democrazia solida, attenta allo sviluppo del Paese, alla cura degli interessi generali, che mira a costruire e distribuire ricchezza utile, per realizzare reti che consentano di ospitare libertà e rispetto, e una democrazia malata che cura interessi malati, che costruisce disvalore sociale e anarchia, destrutturando il sistema-società, è in gran parte fondata sulla distanza tra un’informazione sana, critica, spietata, incapace di scendere a compromessi nella ricerca della verità (ovviamente della propria immagine o del proprio spicchio di verità), ma in modo onesto e responsabile, e una informazione che invece si fa preda dei suoi padroni per diventarne schiava, persino quando il potere di cui è espressione è così malato e malandato da ammettere pubblicamente di non essere più capace di rispettare il mandato politico ricevuto e di curarlo nel quadro di interessi generali che respingono quelli privati al di fuori della politica buona.

In attesa che questo avvenga o possa mai avvenire e nella speranza che nel frattempo, quella informazione, tanto più perniciosa quanto più si autoproclama indipendente, e che si comporta come strumento violento e volgare di grassazione e di intimidazione non annienti la democrazia e con essa le istituzioni repubblicane, dobbiamo affidarci alla qualità dei singoli professionisti e delle istituzioni che li accolgono.

Roma Tre si candida come modello trasparente, pulito, di alta qualità nella redazione, nei contenuti, come nella tecnologia messa in piedi, per i professionisti che la animano, per i profili di indipendenza e per i valori di rispetto della verità come bene in sé che essa esprime, in aderenza al quadro istituzionale di università pubblica, laica e democratica nella quale opera e in funzione del quale la informazione è una parte fondamentale del processo di educazione alla cittadinanza attiva.

Un modello, Roma Tre Radio, nel quale l’informazione istituzionale (e come tale interessata) ha saputo convivere con la critica, la libertà di discussione e la capacità di approfondimento, senza bavaglio e senza il pregiudizio del potente di turno da salvaguardare, perché Roma Tre è luogo di dialogo tra le sue componenti e le tante diversità; è il luogo che anima e rincorre il dialogo come il cuore e l’intelligenza della democrazia.

Roma Tre Radio è stata ed è palestra di ingegni e di competenze, luogo di incontro e di formazione, in piena coerenza con gli obiettivi di Terza Missione dell’Ateneo.

Marta Perrotta che ha ricevuto la bella eredità di Enrico Menduni e di Alessandro Neri, una eredità importante, persino ingombrante per la levatura professionale e la specchiatezza morale dei suoi predecessori, ha saputo raccoglierla e valorizzarla nel rispetto delle linee già tracciate, ma con una nota tutta personale, che per brevità chiamerò umanità. Umanità accorta, tra sensibilità, ascolto, capacità di dialogo, intelligenza e rigore, tra voglia di costruire la notizia e necessità insopprimibile di cercare l’affidabilità dei contenuti trasmessi.

Umanità e intelligenza che sono il ritratto di quella prerogativa rara e sempre più preziosa che è l’umiltà. Capace di guardare dentro di sé, di ascoltare ciò che arriva dagli altri in un processo che crea armonia e rispetto.

Marta garantisce tutto questo nella relazione con l’apparato tecnico e amministrativo, nella sua capacità di stare nel mandato politico ricevuto e di rispettare le prerogative insopprimibili del Direttore di riferimento Paolo Cursi, con il quale è riuscita in questo ultimo anno a creare una squadra straordinaria, che assicura diffusione di conoscenza in Ateneo, interrelazione tra i tanti canali che la tecnologia impone (come ad esempio i canali social); leggerezza di spazi d’incontro, di dialogo, di musica di qualità, comunque gradevole, in un contesto di processo informale che parte dalla decisione e dalla notizia e arriva alla conoscenza dei suoi contenuti con un percorso capace di stimolare attenzione, capacità di critica e discernimento in chi ascolta. L’ascolto genera comunità e un ascolto critico costruisce dialogo e libertà

Che poi è il ruolo vero di ogni Radio universitaria, tanto più quando è a pieno titolo all’interno di quei processi che la trasformano sempre più in un’astronave roteante con l’ineffabile incoerenza della velocità della luce.

Abituare all’ascolto liberando o riducendo il più possibile i colori svianti di immagini, luoghi, paesaggi, scenografie che distraggono, acquisire metodo e abitudini a distinguere e a valutare affinché i cittadini del domani non affidino mai più, a una piattaforma incontrollata senza voce, né passato, né presente, il governo del loro futuro. In un celebre aforisma Leonardo da Vinci ricordava che “saper ascoltare significa possedere, oltre al proprio, il cervello degli altri”.

Un processo che mi auguro diventi sempre più centrale nella vita dell’Ateneo, nelle nostre aule, nei nostri uffici, nelle sedute dei nostri Organi e soprattutto nelle nostre relazioni di vita quotidiana.

Quel tribunale che non c’è, può essere sostituito solo dall’autonomia e dalla capacità di critica di ciascuno di ognuno di noi.

Grazie perciò a Marta per averci dato questa bella occasione di approfondimento e per aver costruito, con tutti i suoi compagni di viaggio, un piccolo mattoncino (un bosone e niente più) di quei valori di umanità e di freschezza che costituiscono la insostituibile bellezza della vita, e grazie a voi tutti di essere oggi qui a continuare questa meravigliosa avventura per la Radio”.

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