Donne che fanno la differenza, il nostro progetto Donna è Innovazione punta a far emergere comportamenti e azioni che fanno la differenza nei territori, che in questa drammatica transizione hanno bisogno di idee per uscire dall’economia della monocultura, ad esempio. È il caso di Taranto con l’acciaio. La politica in questo contesto è importante. Rosa D’Amato, parlamentare europea per il Movimento 5 Stelle, anche se giovane, ha una militanza antica che la ha portata in Comune e poi a Bruxelles per due volte, attualmente è al suo secondo mandato e si occupa di ambiente. Si definisce un’ambientalista. “Nasco ambientalista e ci morirò, anche se oggi provano anche a dare una accezione negativa a questo termine come fosse un’ideologia e non una necessità”.

L’ambiente tocca tutti gli ambiti della vita, Rosa D’Amato è attenta alle politiche agricole è, infatti, membro della commissione ambiente ed di quella per lo sviluppo regionale, determinante perché regolamenta i fondi strutturali europei ai quali si aggiungono quelli stanziati per la drammaticità della pandemia che tiene il mondo con il fiato sospeso.

Per Rosa D’Amato essere donna non significa conciliare, anzi: “Le donne dell’Istituzione europea mantengono la barra diritta, puntano all’obiettivo – sottolinea ­– tutte quelle che si sono messe in gioco non scendono a compromessi al ribasso.  Le pressioni delle grandi aziende esistono, ma quando si ha la chiara percezione della linea rossa, quella da non superare e si hanno le mani libere, i risultati arrivano.  Nel parlamento europeo di donne così ne ho conosciute tante e con ruoli apicali.  Noi abbiamo la capacità di scegliere la strada per arrivare all’obiettivo, cambiamo se quella diretta porta a mediazioni poco produttive. Il nostro pianeta sta morendo, non ne abbiamo un altro, troppi compromessi ci fanno male, penso alle politiche agricole per esempio.”

Gli aspetti positivi della trasformazione digitale secondo Rosa D’Amato determinano più consapevolezza sui problemi comuni: “I social network ci hanno cambiato – spiega – ed anche la tecnologia perché l’informazione circola e, al netto delle tante fakenews,   ora possiamo condividere, è terminata l’era dell’isolamento, della paura di essere soli”.

Le tecnologie impongono anche nuove figure nelle aziende, parliamo di Chief Ethics Officer, nuova figura professionale, responsabile dell’etica che sembra meglio adattarsi alle donne, più sensibili all’ambiente, alla diversità, ai problemi dell’essere umano in contesti difficili, Rosa D’Amato è d’accordo: “L’etica è un elemento fondamentale nel contesto di sviluppo attuale. Credo che le donne siano perfette per il ruolo – sorride – forse una sorta di obbligatorietà servirebbe a  ar affermare il Chief Ethics Officer quale figura indispensabile nelle aziende  ed evitare che si trasformi solo un simbolo da esibire”.  E così arriviamo a parlare della legge Mosca -Golfo che ha permesso a molte donne di entrare nei Consigli di amministrazione di grandi aziende: “In realtà nel mio contesto non ho mai considerato la parità di genere un problema, perché quando ho iniziato erano molte le donne attiviste in politica mentre oggi le cose sono cambiate. In alcuni paesi della mia Puglia è stato difficile persino trovare candidate per le liste comunali.  Ho constatato che nei paesi come la Svezia, dove per legge si è imposta la parità di genere in politica, la società poi si è autorganizzata secondo le linee dell’equilibrio di genere. Attenzione, però, nessuna passione civica può reggere se non esistono strutture sociali a supporto di chi ha anche il compito di gestire la famiglia, con giovani e anziani. La casa resta ancora sulle spalle della donna, soprattutto al Sud. Anche l’educazione fa la differenza, ecco perché sostengo che insegnare l’educazione civica è un primo passo verso un possibile miglioramento”.

Anche l’Europa può incidere sul cambiamento ed infatti Rosa D’Amato spiega che, con una collega austriaca, lavora a progetti che sostengono le imprese femminili con finanziamenti ad hoc. “Abbiamo chiesto uno studio sulla parità di genere in Europa – conclude – ed io lotto per i pari diritti di tutte le minoranze in un momento storico dove il nuovo populismo potrebbe riportarci indietro. Ho fiducia nei giovani, ma dobbiamo aiutarli a capire che il mondo non è solo lo smartphone, ma anche una bella spiaggia che sta per scomparire, l’aria pulita che permette di vivere bene mentre l’inquinamento produce malessere fisico, una società senza violenza sulle donne. Emancipare la mente è importante serve a salvare il mondo”.

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Giornalista curiosa, la divulgazione scientifica è nel suo DNA. Le tecnologie applicate al mondo dei media , e non solo, sono la sua passione. E' fra i 25 esperti di digitale scelti dalla Rappresentanza Italiana della Commissione Europea. L'innovazione sociale, di pensiero, di metodo e di business il suo campo di ricerca. Direttrice della prima rivista di cultura digitale Media Duemila (fondata nel 1983 da Giovanni Giovanni storico presidente FIEG) anticipa i cambiamenti per aiutare ad evitare i fallimenti, sempre in agguato laddove regna l'ignoranza. Vice Presidente dell’Osservatorio TuttiMedia, associazione culturale creata nel 1996, unica in Europa perché aziende anche in concorrenza siedono alle stesso tavolo per costruire il futuro con equilibrio e senza prevaricazioni. Responsabile corsi di formazione del Digital Lab @fieg, partecipa al GTWN (Global Telecom Women's Network) con articoli sulla rivista e sui libri dell'associazione. L'ultimo testo: Are you ready for your digital twin. Per Ars electronica (uno dei premi pi+ù prestigiosi nel campo dell'arte digitale ha scritto nel catalogo "POSTCITY".