Anche questa settimana continuiamo a condividere  le sintesi degli interventi dei relatori che hanno partecipato al convegno “Europa alla sfida della guerra ibrida e cognitiva: responsabilità dell’informazione” che  si è svolto presso la sede del Parlamento Europeo di Roma. 
Libertà di espressione: Europa e Stati Uniti a confronto

Christian Ruggiero, professore del Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza Università di Roma, al convegno “Europa alla sfida della guerra ibrida e cognitiva: responsabilità dell’informazione” ha evidenziato che il dibattito sull’informazione e sulla regolazione delle piattaforme fa emergere una diversa concezione della libertà di espressione tra Europa e Stati Uniti.

Secondo Ruggiero, negli Stati Uniti il principio della libertà di opinione trova una forte tutela nel Primo Emendamento, che garantisce spazi di espressione molto ampi. In Europa, pur essendo la libertà di espressione un valore fondamentale, esiste una maggiore attenzione agli effetti che tale libertà può produrre sul piano sociale e collettivo. È proprio qui che, oggi, si gioca una parte importante della sfida tra i due modelli culturali e normativi.

Le lezioni della pandemia e i limiti dei vecchi modelli regolatori

Ruggiero ha ricordato come durante la pandemia siano emerse numerose incomprensioni sul rapporto tra libertà di parola, informazione e disinformazione. In alcuni casi si è persino sostenuto che le posizioni antivacciniste dovessero ottenere uno spazio mediatico equivalente a quello delle fonti scientifiche, applicando logiche assimilabili alla par condicio.

Una prospettiva che, secondo il docente della Sapienza, mostra tutti i limiti degli strumenti regolatori tradizionali quando vengono applicati all’ecosistema digitale. Le categorie utilizzate per misurare la presenza dei soggetti politici nei telegiornali risultano, infatti, difficilmente trasferibili all’universo delle piattaforme, caratterizzato da una pluralità di attori e da dinamiche comunicative completamente diverse.

Il ruolo dei creator nell’ecosistema dell’informazione

Per Ruggiero esistono  creator che svolgono un lavoro di grande qualità, capaci di utilizzare le piattaforme in modo innovativo e intelligente. Da queste esperienze, ha osservato, il giornalismo e i media tradizionali possono apprendere molto in termini di linguaggi, formati e innovazione.

Il paragone proposto è quello con le radio libere degli anni Settanta: soggetti che hanno ampliato gli spazi di espressione e sperimentazione. “Ignorare o marginalizzare questi nuovi protagonisti significherebbe perdere un’importante occasione di rinnovamento- ha precisato il professore. Al contrario, integrarli nell’ecosistema informativo può rappresentare una scelta strategica per il futuro dei media”.

Qualità dell’informazione e fiducia negli utenti

Intervenendo sul tema della cosiddetta “distruzione di senso” nell’ecosistema digitale, Ruggiero ha invitato a distinguere tra la crisi del modello economico dell’informazione e la capacità degli utenti di riconoscere contenuti di valore.

Se prodotti editoriali di qualità continuano a essere letti, condivisi e apprezzati online, ciò dimostra che il pubblico non è passivo né privo di strumenti critici. La vera sfida riguarda piuttosto la capacità di trovare modelli sostenibili di monetizzazione per il giornalismo di qualità.

Un ecosistema ibrido che richiede equilibrio

In conclusione, Ruggiero ha richiamato la natura profondamente ibrida del sistema dell’informazione contemporaneo. Il giornalismo tradizionale continua a svolgere una funzione essenziale nella produzione di informazione verificata e certificata, indispensabile anche per alimentare il lavoro dei nuovi attori digitali.

L’informazione, ha sottolineato, è un ecosistema interdipendente nel quale vecchi e nuovi media non possono essere considerati realtà separate. Senza un giornalismo professionale in grado di garantire affidabilità e verifica delle fonti, anche l’intero sistema comunicativo rischia di indebolirsi.

Per descrivere questo equilibrio, Ruggiero ha richiamato la metafora dell’ecosistema naturale: se una componente prevale fino a eliminare l’altra, l’intero sistema finisce per perdere la propria capacità di sopravvivere. Una lezione che vale anche per il rapporto tra media tradizionali e nuove forme di produzione dei contenuti.

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Sara Aquilani
Ha conseguito la laurea in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi della Tuscia e si è specializzata in Editoria e Giornalismo presso l'Università LUMSA di Roma. Attualmente lavora per TuttiMedia/Media Duemila.