Anche questa settimana continuiamo a condividere le sintesi degli interventi dei relatori che hanno partecipato al convegno “Europa alla sfida della guerra ibrida e cognitiva: responsabilità dell’informazione” che si è svolto presso la sede del Parlamento Europeo di Roma.
Un ritardo culturale e strategico sulla difesa cognitiva
Giorgio Rutelli, vicedirettore di Adnkronos, nel suo intervento all’evento “L’Europa alla sfida della guerra ibrida e cognitiva: responsabilità dell’informazione”, che si è tenuto presso la sede del parlamento Europeo di Roma, ha evidenziato come l’Italia sconti ancora un forte ritardo nella comprensione e nell’affrontare le nuove forme di conflitto informativo.
Secondo Rutelli, mentre Paesi come Svezia e Finlandia hanno sviluppato da tempo un approccio che coinvolge l’intera società nella difesa dalle interferenze esterne — dal cittadino comune alle istituzioni, dalle professioni più semplici a quelle più specializzate — in Italia manca ancora una piena consapevolezza della portata della guerra cognitiva e informativa.
“Le interferenze straniere – ha sottolineato – sono aumentate in modo significativo dopo l’invasione russa dell’Ucraina e colpiscono l’intero spazio europeo. Se sul piano militare l’Italia può percepirsi lontana dal fronte, sul terreno della disinformazione non esistono confini: il Paese è esposto quanto gli altri Stati europei”.
Il nodo politico: tra sicurezza informativa e timori di censura
Rutelli ha osservato che ogni tentativo di affrontare il tema della guerra informativa si scontra spesso con il timore di derive censorie. Nel dibattito pubblico emergono infatti riferimenti al “Ministero della Verità”, alla “polizia del pensiero” o a forme di controllo dell’informazione che finiscono per rendere difficile la costruzione di una strategia condivisa.
“Questa mancanza di consenso politico – ha spiegato – impedisce di definire un perimetro comune di difesa dello spazio informativo e cognitivo nazionale, proprio mentre altri Paesi europei considerano queste minacce una componente strutturale della sicurezza democratica.”
Le notizie continuano a nascere dal lavoro giornalistico
Rutelli ha inoltre ricordato come gran parte dei contenuti che circolano sui social media, anche quando vengono successivamente trasformati e rilanciati, derivino inizialmente dal lavoro di giornalisti e redazioni che hanno verificato e raccontato i fatti.
A suo avviso, i creator svolgono un ruolo importante soprattutto nell’ambito dei contenuti di intrattenimento e delle notizie leggere, mentre nel campo dell’informazione più rilevante e delle hard news sono ancora pochi coloro che riescono a produrre autonomamente contenuti originali di valore giornalistico. Alcuni di questi professionisti stanno sperimentando modelli innovativi, come newsletter e piattaforme indipendenti, dimostrando che esistono nuove forme di sostenibilità economica per il lavoro informativo.
Informazione che resiste
Per il vicedirettore di Adnkronos, il ciclo dell’informazione tradizionale continua a esistere e a esercitare una forte influenza sull’agenda pubblica. Quotidiani, agenzie e giornalisti restano infatti il punto di partenza di gran parte dei contenuti successivamente ripresi da televisioni, piattaforme digitali e social network.
Le notizie, le inchieste e gli approfondimenti continuano dunque a nascere prevalentemente all’interno delle redazioni, prima di essere rielaborati e diffusi attraverso molteplici canali. Un ruolo che, secondo Rutelli, non è stato sostituito dalle piattaforme né dai creator digitali.
La sfida della sostenibilità economica
Resta aperta, tuttavia, la questione della sostenibilità finanziaria del giornalismo. Rutelli ha ricordato che alcune grandi piattaforme, come Google, stanno iniziando a stipulare accordi con gli editori, ma il modello economico del settore rimane ancora un tema irrisolto.
Nonostante le difficoltà, il vicedirettore di Adnkronos ha concluso con una nota di fiducia: “esistono realtà editoriali che continuano a funzionare, a produrre informazione di qualità e a mantenere vivo il ruolo essenziale del giornalismo nel sistema democratico.”
