In vista della Presidenza italiana del G7 nel 2024, si è tenuto  presso il Senato della Repubblica un confronto dal titolo “Salute globale bene comune: raccomandazioni per il G7 italiano”, per ragionare sull’importanza di garantire il diritto alla salute di tutte e tutti, ovunque nel mondo, promosso su iniziativa del Senatore Alessandro Alfieri in collaborazione con Aidos e il Network italiano Salute Globale.

Il contesto generale esige di tener presente l’intreccio di più fattori – pandemia, conflitti armati (Ucraina, Gaza e tutti gli altri fronti aperti nel mondo), migrazioni, cambiamento climatico – che impattano sulla salute globale in tutti i suoi aspetti di prevenzione, cura e rafforzamento dei sistemi sanitari.

Nei saluti iniziali il Senatore Alessandro Alfieri ha ricordato come il prossimo G7 in Italia “sia un passaggio importante per continuare a sostenere il Fondo Globale, in vista del rifinanziamento nel 2025. Dobbiamo costruire insieme all’Europa una alternativa anche valoriale, che metta al centro l’accesso a cure sanitarie di qualità, contribuendo in particolare al rafforzamento dei sistemi sanitari dei paesi africani, anche nell’ottica di garantire la copertura sanitaria universale (Uhc)”.

L’obiettivo di garantire una copertura sanitaria universale è strettamente legato alla capacità delle nazioni di cooperare e di considerare la salute un unico bene comune; pur nella consapevolezza e nella flessibilità necessarie per comprendere le differenti situazioni e necessità. Credo che la cooperazione sulla sanità globale debba essere l’ambito multilaterale per eccellenza – ha sottolineato la Senatrice Stefania Craxi, presidente della Commissione Affari Esteri e DifesaIl Fondo Globale ha fatto cose notevoli e ancora ne farà ma il sovrapporsi delle crisi rendono il suo lavoro e in generale il lavoro sulla salute dell’umanità e del pianeta più complesso e difficile“.

Le molteplici crisi interconnesse che il mondo sta affrontando hanno un impatto diretto sulla salute delle persone” – ha affermato Françoise Vanni, Direttrice della Divisione Relazioni Esterne e Comunicazione del Fondo Globale per l’AIDS, la tubercolosi e la malaria – “Il cambiamento climatico, per esempio, mette i più vulnerabili, in particolare bambine e bambini nell’Africa subsahariana, ad un rischio maggiore di infezione da malaria. Ma i conflitti impattano anche sui servizi sanitari e la fornitura di servizi sanitari, che a loro volta può accelerare l’emergere e la diffusione della resistenza antimicrobica (AMR).

“Il Fondo Globale accoglie con favore l’attenzione dell’Italia su questioni così importanti come il legame tra salute e clima, AMR e preparazione alle pandemie. Siamo pronti a continuare a lavorare con l’Italia e altri partner per ottenere una salute migliore per tutte e tutti.”, ha concluso Vanni.

 Monica Ferro, Unfpa-Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione ha rilanciato sui tempi delle azioni: “Il prossimo G7 è prezioso per agire senza più esitazioni: abbiamo bisogno di maggiori servizi primari per raggiungere chi vive in un contesto vulnerabile ma dobbiamo anche mettere fine a fenomeni non più accettabili come le morti per parto, la maggior parte nell’africa sub sahariana, o i matrimoni precoci e le Mgf. Investire sulla salute sessuale e riproduttiva non è solo questione di diritti umani ma ha anche un ritorno in termini economici-sociali”.

Alla presidenza italiana del G7 chiediamo di impegnarsi affinché il G7 sostenga concretamente l’adozione di un approccio fondato su equità e diritti umani – ha aggiunto Stefania Burbo, focal point Network italiano salute globalee anche di adoperarsi affinché l’adozione di una prospettiva di genere possa diventare un preciso dovere di pratica politica, da intendersi, come una pervasiva e sistematica considerazione degli aspetti di genere nell’elaborazione, attuazione e monitoraggio delle politiche in ogni settore”.

Approccio che arriva da lontano, come ha ricordato la Senatrice Sandra Zampa: “Già 30 anni fa alla conferenza de Il Cairo si poneva il focus sulla salute sessuale e riproduttiva. La pandemia ci ha obbligato a capire come collaborare e come condividere informazioni trasparenti per garantire il diritto alla salute alle persone più vulnerabili, come donne e ragazza. Resta l’enorme distanza tra ciò che abbiamo fatto e ciò che ancora dovremmo fare, il G7 può essere una ottima occasione per colmare questa distanza”.

 

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