Io sono inesperto di patologie cliniche, ma ogni tanto mi chiedo se sulla Terra siamo tutti ‘sapiens’ o se magari qualche governante non lo è. Al punto di civiltà in cui siamo, ci sono nozioni scientifiche certe: la Terra non è piatta, il cambiamento climatico esiste. Non sono opinioni, ma fatti certificati da ricerche, prove, documentazioni. Chi si oppone può esprimersi, ma non può avere ragione né certificarsi come sapiens. Il sapere si esprime con razionalità, competenza, responsabilità, lungimiranza. Certuni sembrano negare i fatti.
Io sono appassionato di esplorazione spaziale e di storia delle stelle. Le immagini che Perseverance ci manda da Marte sono uno spettacolo formidabile di conoscenza di frontiera. Applausi! Ma ovvio che questi americani vogliono l’egemonia anche nello spazio.
Sulla Terra i problemi da affrontare non ci mancano: guerre di supremazia, disuguaglianze sociali, inquinamenti, carestie, ipertrofie. Ora, se nella situazione attuale invece di andare a ‘terrificare’ Marte, che pare secco, inospitale e lontanissimo, ci preoccupassimo di conservare bene la nostra Terra? Ammiro e rispetto i ricercatori del cosmo e gli astronauti. Forse non ho ragione a togliere loro priorità, ma sicuramente ho ragione a preoccuparmi per i ghiacciai che si sciolgono qui, le foreste che si distruggono, i mari e i suoli inquinati, l’eccesso di CO2, plastiche e inquinanti chimici. Gli ecosistemi naturali si stanno destabilizzando, mentre occorrerebbe sviluppare migliori tecnologie di energie rinnovabili.
Le mete cosmiche di futuro remoto, che pure amo moltissimo, potrebbero aspettare. Gli investimenti sarebbero meglio riposti sul clima, la salute, il benessere di tutti i viventi di oggi e la sopravvivenza nel mondo dei nostri discendenti. Basterebbe diminuire costi e impiego di energie per lo spazio a favore di esigenze primarie della Terra. Non è necessario ripetere qui i numeri della povertà, dei disastri sociali, dei rischi industriali, delle tecnologie e delle spese in armamenti, delle avventure strumentali di leader che non tengono conto della storia e dei diritti degli umani che abitano la nostra Terra. Far fronte a questi problemi è impossibile da soli. Ci vorrebbe una comune convenienza che stimolasse un’azione unitaria. E qui pare proprio che qualcuno voglia fare male per tutti.
Forse gli Istituti delle Nazioni Unite non sono funzionali, forse i diritti di veto non vanno esercitati da dittatori. Forse litigheremo per i percorsi, discuteremo per le preferenze, ma gli obiettivi per il futuro devono convergere. La necessità di adattamento dovrà creare standard globali.
Continueremo ad essere sapiens solo se useremo la tecnologia per il meglio. Marte non scapperà ai nostri discendenti, se riusciremo a conservare la Terra per tutti. Credo sia il futuro prossimo ad indicarci che fare al presente.
Paolo Lutteri
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Paolo Lutteri
Paolo Lutteri, di Milano, si occupa di comunicazione e marketing dal 1976. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Milano e Diplomato all’Istituto Universitario di Lingue di Pechino. Giornalista pubblicista, iscritto all’Ordine dei Giornalisti e all’Unione Giornalisti Italiani Scientifici. Ha lavorato con il quotidiano Il Giorno, con le società Spe, Sport Comunicazione e Alfa Romeo; con il Gruppo Rai dal 1989 si è occupato di marketing, sport, nuovi media e relazioni internazionali. Ha tenuto corsi presso le Università degli Studi di Milano e Bicocca, le Università di Roma Sapienza e Tor Vergata. Attualmente studia e scrive articoli sull’innovazione culturale e tecnologica, fa parte del Comitato di Direzione della rivista Media Duemila, è socio onorario dell’Osservatorio TuttiMedia, membro d’onore dell’EGTA-Associazione Europea Concessionarie tv e radio, membro del Consiglio direttivo dell’Associazione Eurovisioni, socio e direttore del Centro Documentazione e Formazione della Fondazione Salvetti. e-mail: paolo.lutteri@libero.it