Al convegno UPA Advanced TV 2025, Lorenzo Sassoli de Bianchi (presidente di Auditel) ha delineato un quadro lucido e articolato sul presente e sul futuro della televisione italiana nell’era digitale.
Sassoli ha aperto il suo intervento con un’immagine evocativa: la TV che un tempo era il “focolare domestico” si è trasformata in qualcosa di completamente diverso. Oggi è rete, piattaforme, algoritmi: un sistema fluido che ricorda più un circuito neurale che un caminetto. Eppure, sottolinea, l’atto di guardare resta profondamente umano, anche se moltiplicato e frammentato tra schermi e tempi diversi.
Con oltre 26 milioni di Smart TV e circa il 60% delle famiglie italiane dotate di televisore connesso, il cambiamento è stato rapido ma silenzioso: “una rivoluzione avvenuta attraverso milioni di telecomandi”. Contrariamente a previsioni catastrofiche, la TV lineare non è stata spazzata via: nel 2024 rappresenta ancora il 65% del tempo di visione totale, mentre lo streaming on demand è arrivato al 30%, in forte crescita. Le due forme convivono, si intrecciano e generano nuove pratiche di fruizione.
In un ecosistema segnato da frammentazione e ubiquità, servono misurazioni affidabili. Sassoli ha ribadito che non bastano narrazioni o previsioni: “servono istituzioni serie”, capaci di garantire trasparenza e fiducia. In questo quadro si collocano i JIC (Joint Industry Committees) e, in particolare, il ruolo di Auditel, che ha evoluto il proprio modello diventando anche un provider tecnologico per l’intero sistema: dalla Ricerca di Base all’SDK Video unico, dal Focal Meter Panel al CUSV.
Auditel dispone oggi del panel familiare più rappresentativo d’Europa, con 41.000 individui monitorati in 16.000 famiglie, arricchito da tecnologie digitali e dati censuari. L’obiettivo è raggiungere entro il 2026 una copertura del 95% delle interazioni digitali con contenuti televisivi, ibridando i dati di panel con quelli di prima parte. Sassoli ha definito questa capacità come un equilibrio tra “profondità e precisione, scienza e discernimento”.
Rispetto ad altri mercati (Nielsen negli USA, BARB nel Regno Unito, Médiamétrie in Francia), Auditel si distingue per pluralismo e metodo: non proprietà esclusiva di una parte, ma piattaforma di fiducia condivisa tra broadcaster, inserzionisti, centri media e istituzioni.
Per Sassoli, il futuro della TV non sarà uno scontro tra lineare e digitale, né tra generazioni: il primo Rapporto Auditel-Ipsos ha mostrato che anche la fascia 65-74 anni è ormai “iperconnessa e multipiattaforma”. La prospettiva è quella di un’ibridazione continua, un collage di linguaggi e tempi in cui la misurazione dovrà imparare a cogliere anche silenzi, pause, intenzioni non tradotte in click.
Misurare, per il presidente di Auditel, non significa solo contare gli ascolti, ma difendere l’idea stessa di una realtà condivisa e regolata. In un’epoca di “post-verità”, ha concluso Sassoli, resta decisivo il compito di cercare la verità nei numeri, nei gesti, nelle serate qualunque davanti a uno schermo: perché “ogni click è una traccia d’umanità in una foresta di informazioni”.
