Dalla casa alla città: uno spazio che continua
“Quando usciamo di casa, non entriamo nel vuoto. Entriamo in un altro spazio abitato.”
È con questa immagine semplice ma potente che Lorenzo Sassoli de Bianchi, presidente di Auditel, apre il suo intervento all’evento Audioutdoor — dedicato a dati, soluzioni e prospettive del mercato OOH e DOOH .
In un tempo in cui la comunicazione si frammenta e si personalizza sempre di più, Sassoli de Bianchi richiama l’attenzione su ciò che resta condiviso. “Esiste ancora uno spazio collettivo, profondamente umano – sottolinea. – Ed è proprio lo spazio che abitiamo quando siamo fuori casa.
Il “fuoricasa”, nel suo racconto, non è più solo uno spazio funzionale, ma una naturale estensione dell’abitare: una seconda pelle urbana che accompagna le nostre vite quotidiane.
Città che accolgono: dall’attesa all’esperienza
“Le città non sono più solo luoghi di passaggio”, osserva Sassoli de Bianchi. “Sono diventate spazi che accolgono.”
E gli esempi che porta sono concreti e immediatamente riconoscibili: stazioni ferroviarie che non sono più semplici snodi, aeroporti che ricordano sempre più dei salotti, metropolitane che diventano opere di architettura contemporanea.
Cita la metropolitana di Bilbao progettata da Norman Foster e la stazione Toledo di Napoli, tra le più belle al mondo. “In questi luoghi, l’attesa si trasforma in esperienza – spiega. – “Il tempo del passaggio diventa tempo vissuto.”
La pubblicità incontra l’architettura urbana
Dentro questo scenario, anche la comunicazione cambia. “Non basta più occupare lo spazio – afferma Sassoli de Bianchi- . Bisogna interpretarlo.”
La pubblicità out of home si evolve: grandi formati, impianti digitali ad altissima qualità, contenuti dinamici. Ma il punto, insiste, è un altro: l’integrazione.
“La comunicazione deve dialogare con l’architettura, con la luce, con il ritmo della città.” Lo spazio urbano non è più un supporto neutro, ma un vero palinsesto.
E aggiunge una riflessione che sintetizza bene la sua visione: “La qualità della pubblicità misura la qualità dello sguardo sulla città.”
Un’opportunità strategica per i brand
Questa trasformazione, osserva, ha una doppia lettura. “Da cittadini ci entusiasma. Da investitori rappresenta una straordinaria opportunità.”
Ma perché questa opportunità si realizzi davvero, serve un salto di qualità nei dati. È qui che si inserisce Mediatelling, il progetto nato per coordinare le Audi e costruire un sistema integrato di rilevazioni.
“L’obiettivo è la total campaign”, spiega Sassoli de Bianchi. “Un ecosistema in cui tutti i mezzi siano confrontabili e pianificabili in modo coerente.”
Dati evoluti per una pianificazione precisa
In questo contesto, Audioutdoor si distingue per la qualità dei suoi dati. “Parliamo di uno dei sistemi più avanzati a livello internazionale”, sottolinea.
Tecnologie sofisticate, aggiornamenti continui, informazioni giornaliere e una granularità estrema: “Siamo in grado di analizzare impianto per impianto, ora per ora.”
Non più stime, ma dati concreti, che permettono a centri media e aziende di pianificare con la stessa precisione riservata a televisione, digitale, radio e cinema.
Perché, ricorda, “nessun mezzo basta da solo”. La vera forza sta nell’integrazione: “Ogni mezzo deve contribuire realmente alla costruzione del valore di marca.”
Un mezzo collettivo nell’era della personalizzazione
È però nel finale che il suo intervento si fa più evocativo.
“L’outdoor è il luogo dove le storie accadono senza chiedere permesso – dice”. Accadono mentre si cammina, mentre si aspetta, mentre si alza lo sguardo senza un motivo preciso.
È, sottolinea, “l’unico mezzo non skippabile”. Non interrompe, non invade: abita lo spazio.
E in un mondo dominato da algoritmi e personalizzazione, conserva una caratteristica unica: “È un mezzo collettivo. Tutti vedono la stessa immagine, nessuno viene escluso.”
Poi la sintesi: “Se la televisione organizza il tempo e il digitale organizza l’attenzione, l’outdoor organizza lo spazio.” E lo spazio, oggi, è uno degli ultimi luoghi realmente condivisi.
La forza della semplicità
In questo scenario, la vera innovazione potrebbe essere sorprendentemente semplice. “Un messaggio che parla a tutti.”
Nella saturazione visiva contemporanea, spiega, vince chi sa togliere: “Un’immagine forte, poche parole.”
L’outdoor non è rumore, ma presenza. “Non accelera i tempi, li rallenta.” Vive di attese, di soste, di attraversamenti. Ed è proprio qui che trova la sua efficacia.
Una nuova idea di comunicazione
Misurare questa forma di comunicazione, conclude Sassoli de Bianchi, non significa limitarla, ma riconoscerla.
“Significa accettare che siamo vite in movimento dentro spazi condivisi.” L’outdoor dà forma a questo movimento e lo trasforma in racconto.
E allora la pubblicità può cambiare natura: “Può smettere di essere invasiva e diventare una frase scritta nel punto giusto”.
Guardare meglio, non puntare il dito
Il futuro della comunicazione, per Sassoli de Bianchi, non è solo persuadere, ma competere sulla qualità del racconto.
“Significa abitare lo spazio pubblico con rispetto, misura, verità, ironia ed eleganza.”
Fuori, in piazza Affari, il dito di Maurizio Cattelan continua a ricordare che il potere va osservato senza timore. Dentro, all’Audioutdoor, la riflessione è un’altra: dove vale davvero la pena posare lo sguardo.
Perché, conclude, “il gesto più contemporaneo non è puntare il dito, ma sapere dove guardare.” E l’outdoor — insieme alla visione di chi lo guida — sembra averlo capito molto bene.
