Ho appena terminato di leggere il giallo/noir ‘Il Procuratore e gli esorcismi di via Cappelverde’ (romanzo di Giorgio Vitari, Neos Edizioni): le date quasi coincidono, perché il libro termina un 9 giugno, stessa afa asfissiante. Cambiano gli anni 2001/2026. Sono uscita nella via in cui abito a Torino, prossima al liceo del Procuratore del libro e a quella Piazza Statuto che lui attraversa per recarsi al lavoro.
Torino è immersa in un vuoto silenzioso appena, interrotto da qualche passante che, con andatura felpata, si dirige come me al supermarket del signore proveniente dal Bangladesh che al video-telefono intrattiene la piccola figlia evidentemente innamorata di quel babbo che ha attraversato mezzo mondo per garantirle una vita da principessa.
Tranne una puntata in Val di Susa, la trama del libro si svolge in un’area molto limitata e silenziosa, come oggi la città appare. E’ stata uccisa una persona, si scopre che frequentava un circolo di satanisti: economia, il dio del male, l’emozione di orge disinibite, o forse no.
La data in cui è ambientato il libro, il 2001, ci porta a ricordare che da due anni il Pci, il più grande partito di massa europeo, è stato sciolto e che sta tornando al potere l’uomo d’affari Silvio Berlusconi, spregiudicato nel condizionare la nostra vita, forse più attento di altri alla politica estera. La globalizzazione, con la sua indifferenza ai rapporti umani quasi azzerati, si andava affermando.
La voce di Rotari, che poi è il suo modo di scrivere, mi ricorda, in questo libro, lo stile con cui Diego Novelli, giornalista, politico, sindaco di Torino tra gli Anni Settanta e Ottanta, parlava ai cittadini. Un libro da leggere non tanto per scoprire l’assassino, ma una realtà sotterranea che decideva e credo decida ancora la nostra vita.
