Scholarly knowledge, la conoscenza accademica, significa valore della conoscenza scientificamente validata e questa è la parola chiave con la quale il Ministro dell’istruzione, Stefania Giannini, ha sviluppato il suo intervento all’Accademia dei Lincei nel corso del convegno che si è tenuto il 7 ottobre dal titolo “I Lincei per una nuova scuola”.

Le parole del Ministro sono arrivate, con la presenza in sala del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dopo le presentazioni dei relatori accademici dei punti focali di un progetto partito durante il precedente anno scolastico e che ha visto coinvolti 300 docenti universitari, 9000 insegnanti e 200 mila studenti per 1860 scuole in 400 corsi.
Si tratta, infatti, di un catalogo di formazione di alto profilo sviluppato dentro un progetto che ha visto coinvolti Poli territoriali scolastici a Milano, Torino, Brescia, Bologna, Perugia, Napoli, Catania, Sassari, Viterbo, Reggio Calabria, Pisa, Basilicata e Veneto, tutti supportati da Fondazioni locali che hanno investito in risorse e organizzazione.
Insieme diretto e governato dalla stessa Accademia dei Lincei.
Il filo che ha tenuto insieme il progetto è stato quello dei contenuti cognitivi e le didattiche della lingua, della matematica, delle scienze e dell’innovazione, attraverso la scelta del rigore accademico quale solco di scelta dei prodotti risultanti, soluzione che ricalca il concetto di Scholarly knowledge, presente nelle linee guida del ministro.
Il professor Luca Serianni ha sottolineato come non si sia del tutto stemperato l’assunto utilitaristico che la politica scolastica ritiene di identificare nella scuola, mentre essa ha un dovere ben più importante, che è quello di attuare la democrazia e la libertà individuale, basi indispensabili per la giustizia e il benessere sociale.
“In un passato recente, nei primi decenni della nostra storia unitaria, un tale assunto non era scontato: non erano pochi coloro che ritenevano inutile se non socialmente pericolosa l’istruzione per le masse contadine, legate a un’attività per la quale leggere, scrivere, fare i conti non era necessario. Oggi possiamo sorridere, o indignarci, di un principio del genere; ma è tutt’altro che spento, anche ai giorni nostri, un atteggiamento grettamente utilitaristico: la scuola, si dice, deve preparare al lavoro o comunque deve fornire nozioni immediatamente spendibili per la vita reale”.
ha affermato nel suo intervento completandolo nell’identificare le aree internazionalmente riconosciute come quelle cardine per l’apprendimento.
“… la literacy, la competenza alfabetica funzionale che permette di comprendere un testo in prosa, sviluppando le interazioni che ne scaturiscono; la numeracy, la competenza matematica funzionale che si traduce nella padronanza degli strumenti matematici nei diversi contesti che ne richiedono l’applicazione; il problem solving, che verifica il ragionamento in atto e la capacità di raggiungere uno scopo in una situazione in cui non esiste una soluzione precostituita”.
La padronanza della lingua deve svilupparsi non solo sui contenuti tradizionali scolastici ma essere sempre più legata all’esperienza in modo tale che, ma questo vale per tutti gli altri ambiti, nessuno studente si trovi in quella condizione schizofrenica per cui “Conosco la teoria, ma non la so applicare”.
Lo stesso assunto vale per la matematica, le scienze e l’innovazione tecnologica

Chi apprende deve essere poi in grado di continuare a farlo finiti i propri percorsi scolastici e questo perchè la società, che cambia sempre più velocemente, porta con sé il rischio di divisioni tra chi si appropria delle novità e le governa e chi invece non solo ne viene governato ma resta passivamente indietro.
Questa situazione è il problema italiano per eccellenza, il rischio è la mancanza di flessibilità a priori che colpisce lavoratori che si vedono espulsi dal mercato del lavoro o che, pur rimanendo attivi, non riescono a stare al passo con l’innovazione richiesta dalla competizione globale, facendo da freno al fabbisogno di creatività e riorganizzazione.

Infatti il professor Francesco Clementi, dice che
“Dalle recenti rilevazioni del PIAAC e dell’OCSE risulta che l’alfabetizzazione della popolazione italiana in età lavorativa è gravemente insufficiente sia nel versante linguistico che in quello scientifico. Nonostante qualche miglioramento conseguito in questi ultimi anni, la nostra posizione nella classifica dei paesi industrializzati rimane molto arretrata.”
Per questo l’Accademia dei Lincei sta perseguendo l’obiettivo di creare una rete nazionale che leghi la scuola nel suo ambito territoriale e porti cooperazione e collaborazione tra società, economia e istruzione.
La Scholarly knowledge ha la responsabililtà di abilitare il sistema paese, ha detto Clementi, a
“una diffusa conoscenza e comprensione dei fenomeni scientifici e matematici è essenziale per uno sviluppo economico del paese, perché si possa prendere decisioni consapevoli a livello politico ed amministrativo e realizzare una democrazia responsabile. Inoltre la conoscenza è un imperativo connesso con la natura dell’uomo”.
Questa è una sintesi delll’intervento al Convegno del Ministro Giannini[youtube height=”HEIGHT” width=”WIDTH”]https://www.youtube.com/watch?v=0gzjukDWu2s[/youtube]
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Torinese, classe 1957, si occupa di comunicazione e di social media. Attualmente è socio e project manager di Kelios SRL e di una nascente startup torinese di web tv. Nei suoi interessi permangono le tematiche antropologiche e umanistiche, declinate attorno all'innovazione tecnologica, interessi che condivide con i membri del gruppo di discussione da lui fondato, La scimmia nuda e Internet, divenuto ormai il punto di riferimento della cyberantropologia italiana in Facebook. Collabora dal 2011 con la rivista Media Duemila, su tematiche legate a social tv e social media.