Le Postille di Paolo Lutteri18 settembre 2025
Sul web i navigatori comuni, per conoscere un argomento, lo digitano su un motore di ricerca e subito compaiono decine o centinaia di indirizzi di siti che trattano la questione. Come è noto anche l’ordine del risultato di una ricerca è organizzato dal motore digitale.
Le Big Tech dell’Intelligenza Artificiale si sono ficcate in mezzo: sempre più spesso l’elenco dei siti che fanno riferimento all’argomento prescelto è preceduto da una presentazione su quell’argomento di un’Intelligenza Artificiale, tale che spesso non val più la pena di scrollare in tanti altri siti con documentazione magari più corposa. La ricerca desiderata si chiude così in modo veloce e ottimale, riducendo i tempi e il traffico digitale.
Dal punto di vista dei diritti d’autore l’Intelligenza Artificiale sottrae la paternità di certi dati agli autori originali. Certi editori vengono letteralmente saccheggiati. Ma così si perdono anche tante visualizzazioni di commentatori competenti su siti specializzati, ognuno dei quali ha fatto le sue fatiche per raccogliere notizie, ha le sue esigenze di frequentazione per darsi un tono di qualità e … per approvvigionarsi di finanziamenti tramite le pubblicità e le sponsorizzazioni.
Eh sì, perché gira e rigira non è che gli editori di siti producano per beneficienza. Ogni sito rappresenta un valore e un prodotto culturale, costa impegno, ma raccoglie soldi e distribuisce propaganda.
Insinuo anche di più: presto anche le Intelligenze Artificiali diventeranno vettori di pubblicità. E le Big Tech avranno gli incassi delle loro concessionarie di spazi, appiattendo ogni concorrenza. Già adesso gli algoritmi IA hanno interiorizzato valori, costumi, consigli di parte economica, sociale e politica. Insomma leggeremo sempre meno idee originali. La conoscenza sarà affidata a un bigino digitale, sponsorizzato. Con più estro qualcuno lo ha definito pappagallo stocastico.
Con tutto il rispetto per chi ha inventato e gestisce l’informatica moderna, l’innovazione tecnologica metterà in sonno i neuroni dell’intelligenza naturale dei curiosi per preparare contenuti standard da fast food?
Paolo Lutteri
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Paolo Lutteri
Paolo Lutteri, di Milano, si occupa di comunicazione e marketing dal 1976. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Milano e Diplomato all’Istituto Universitario di Lingue di Pechino. Giornalista pubblicista, iscritto all’Ordine dei Giornalisti e all’Unione Giornalisti Italiani Scientifici. Ha lavorato con il quotidiano Il Giorno, con le società Spe, Sport Comunicazione e Alfa Romeo; con il Gruppo Rai dal 1989 si è occupato di marketing, sport, nuovi media e relazioni internazionali. Ha tenuto corsi presso le Università degli Studi di Milano e Bicocca, le Università di Roma Sapienza e Tor Vergata. Attualmente studia e scrive articoli sull’innovazione culturale e tecnologica, fa parte del Comitato di Direzione della rivista Media Duemila, è socio onorario dell’Osservatorio TuttiMedia, membro d’onore dell’EGTA-Associazione Europea Concessionarie tv e radio, membro del Consiglio direttivo dell’Associazione Eurovisioni, socio e direttore del Centro Documentazione e Formazione della Fondazione Salvetti. e-mail: paolo.lutteri@libero.it