Inizia una nuova era per il mondo della rassegna stampa italiana, non è più possibile riprodurre a piacimento articoli dei giornali. La Camera dei Deputati non si adegua, ancora oggi (27 luglio) si possono leggere, ad esempio,  tutte le prime pagine dei quotidiani.
Chiedo a Fabrizio Carotti, direttore Fieg, se questo nuovo corso si può considerare un segnale debole di riequilibrio per il mondo dell’editoria: “No, non penso. E’ certo che in questo modo – spiega – sosteniamo lo sviluppo ed il prodotto. La tutela del prodotto è la condizione che rende libere ed indipendenti le imprese editoriali. La riutilizzazione va in qualche modo regolata, come succede in altri paesi.  Ci  difendiamo dal saccheggio”.
Siddi dalla Fnsi auspica che ci siano delle regole che possano equamente distribuire le entrate anche a chi gli articoli li produce.
Giulio Anselmi presidente Fieg commenta: “L’iniziativa del Repertorio Promopress per la tutela e la valorizzazione del prodotto editoriale cartaceo dimostra la capacità delle imprese del settore di rispondere in maniera adeguata, sinergica ed efficiente alla necessità di contrastare i fenomeni di sfruttamento parassitario di contenuti protetti dal diritto d’autore.

L’iniziativa si inserisce in un progetto più ampio ed articolato, il cui obiettivo ultimo è la salvaguardia del prodotto editoriale di qualità e di tutte quelle risorse – economiche, umane e tecniche – indispensabili non solo per la sua realizzazione ma, più in generale, per la sopravvivenza di una informazione libera e credibile.
Libertà di stampa e pluralismo, infatti, sono possibili solo con imprese editrici libere ed economicamente sane, che operino in un contesto di regole di mercato.

In questo percorso si inserisce anche la richiesta avanzata dalla Fieg alle pubbliche amministrazioni di rimuovere dai loro siti internet le rassegne stampa liberamente accessibili al pubblico, avviando nel contempo un confronto per la individuazione di soluzioni che tengano conto delle specifiche esigenze informative interne di ciascuna amministrazione. I siti Internet di Governo, Ministero dell’economia e Ministero del lavoro hanno tempestivamente accolto la nostra richiesta e confidiamo che nel breve periodo altre pubbliche amministrazioni, centrali e locali, dimostrino medesima sensibilità ed attenzione al tema.

Inoltre, abbiamo avviato alcune “azioni pilota” per contrastare i fenomeni di pirateria nelle reti di comunicazione elettronica, con particolare riferimento a quei siti Internet, anche stranieri (ad esempio Youkioske), che pubblicano contenuti editoriali in violazione del diritto d’autore.
E sono allo studio ipotesi di collaborazione con le autorità di polizia competenti per consolidare l’effettività delle misure già previste dalla legge a tutela della proprietà intellettuale.

Sono convinto che la tutela della libertà di stampa non possa prescindere dalla protezione del prodotto editoriale realizzato dalle nostre imprese: rafforzare l’effettività della tutela del diritto d’autore in Internet significa rafforzare le imprese stesse, la loro economicità e la loro capacità di sviluppare e sperimentare nuove forme di comunicazione multimediale”.
E’ evidente che il lavoro giornalistico in questo processo è il pilastro fondamentale.
Su questo ultimo punto Siddi (Fnsi) ritorna: “L’iniziativa della Fieg per il riconoscimento del diritto d’autore sulle rassegne stampa è un ulteriore riconoscimento dei valori del lavoro professionale incardinato nelle industrie dell’informazione della carta stampata.
La diffusione multipla di contenuti giornalistici non può essere caratterizzata dal “tutto gratis”, per cui una regolamentazione delle utilizzazioni seconde è necessaria. La Fieg con i suoi primi accordi con soggetti che forniscono rassegne stampa, diffondendo contenuti protetti dal diritto d’autore, ha positivamente riconosciuto che accanto alla tutela del prodotto editoriale c’è anche la necessaria “tutela della professionalità dei giornalisti.

Lo sviluppo di accordi di licenza merita un’ulteriore riflessione e confronto anche tra giornalisti e editori, perché ogni soluzione sia conforme quanto più possibile agli accordi già sottoscritti in sede di contrattazione di lavoro giornalistico”.