di FORTUNATO PINTO –

Sembra semplice ricercare informazioni online ma non si può dire lo stesso quando bisogna essere trovati. In un mare vasto come la Rete, le informazioni per risultare pertinenti alla ricerca effettuata dall’internauta necessitano di una classificazione dettagliata e coerente con i dati cui fanno riferimento. Non è una novità che l’azienda più grande e potente del Web sia proprio Google. Seppure oggi sia un’azienda del terzo millennio a tutto tondo impegnata nello sviluppo di piattaforme integrate ma anche di sistemi operativi di elevata innovazione, “The Big G” deve il  successo alla sua natura originaria e ancora oggi più importante: il motore di ricerca. I motori di ricerca sono, o meglio considerando la supremazia di Mountain View, è proprio ciò che ci aiuta a navigare in Internet consentendoci di avere in pochi istanti – millesimi di secondo – milioni di pagine Web cui possiamo attingere e trovare quanto ricercato. E’ semplice e per i nativi digitali addirittura naturale.

Posizionandoci però da un’altro punto di vista, cioè quello dei creatori delle informazioni e dei dati la situazione cambia e la semplicità di cui parlavamo prima svanisce. Essere trovati in Rete è probabilmente l’impresa più ardua. A meno che non si è alla ricerca di un’azienda di grande successo offline come online, risultare nelle prime posizioni nei motori di ricerca non è assolutamente facile. Per questo motivo, conseguentemente allo sviluppo dei Search Engine, sono nate nuove figure professionali che, detto in parole semplici, aiutano i siti ad essere trovati prima degli altri. Stiamo parlando dell’attività di Seo ( Search Engine Optimization), l’ottimizzazione delle pagine Web per i motori di ricerca ha creato un nuovo mercato del lavoro che è in continua evoluzione ed adattamento sia perché cambiano le regole di Google e simili, sia perché le abitudini degli internauti mutano.

Molti nell’ultimo periodo hanno gridato morte al Seo ma i dati della start-up leader nell’universo Seo, Conductor, dimostrano che il loro lavoro è ancora fondamentale. I dieci milioni di dollari guadagnati ne sono il dato più esemplificativo. Fare Seo, l’abbiamo già detto, non è semplice. Per fare un buon lavoro si potrebbe partire da quanto detto da Erin Everhart, direttrice web e social media della 352 Media Group: agire localmente; non trascurare i social media; pensare alle persone e non a robot quando si ottimizzano le parole chiave; i contenuti sono più importanti dei link; mantenere gli standard di ricerca; le informazioni contano. Ma c’è molto di più: soprattutto studio e tanta pratica.

Per avere un quadro più chiaro della situazione dei Seo oggi, abbiamo intervistato Andrea Scutellaro, fondatore di Punto Rada, realtà italiana impegnata nel posizionamento online e nell’article marketing.

1) I social media hanno creato uno spaccato tra il Web degli anni novanta e quello di oggi, tutto questo ha portato grandi cambiamenti. Per quanto riguarda il Seo, cosa è cambiato e cosa ha resistito?
Sicuramente l’avvento dei social media ha contribuito alla trasformazione radicale dei parametri algoritmici con cui i motori di ricerca definiscono i propri elenchi. Abbiamo infatti assistito all’introduzione massiva di parametri “social” nel paniere di criteri che i motori di ricerca usano nei propri calcoli. Tutto ciò ha quindi modificato il modo di operare degli esperti Seo, indicando una nuova direzione verso la quale orientare le nostre attività: da qui nasce ad esempio la necessità di abbinare alle tradizionali strategie Seo anche operazioni di social marketing integrate, con il duplice obiettivo di migliorare il “Ranking” sui motori ed al contempo creare una comunità virtuale di potenziali clienti.

2) Il mercato del mobile cresce sempre di più aprendo scenari che non possono andare perduti, si parla già di Seo per smartphone e tablet e di Aso (Application Store Optimization). Quanto è importante allargarsi sul mobile?
Forse parlare proprio di Seo per mobile è ancora un po’ prematuro, i canali di ricerca restano ancora quelli desktop, anche se le fonti di accesso a tali canali diventano sempre più “mobili”. Molto interessante, invece, è l’attività frenetica che sta coinvolgendo il pianeta App: la possibilità infatti di essere presenti sul mercato attraverso applicazioni ad hoc, con importanti volumi di download sicuramente sta rivoluzionando il modo di utilizzare i dispositivi mobili. Un indicatore inconfutabile di ciò è dato dall’incremento sostanziale di investimenti nel settore App cui sempre più aziende ricorrono.

3) In Italia il lavoro online genera il 2% del Pil, un dato significativo ma ancora molto basso. L’attività di Seo però è uno dei maggiori impieghi che cresce e crea ricchezza. Con questi presupposti il mercato del lavoro online è un mercato che va verso la saturazione o c’è spazio per tutti?
Saturazione o spazio per tutti, sono onesto, è difficile rispondere a questa domanda. E’ senza dubbio vero che negli ultimi anni si è avuta l’opportunità di sbloccare canali e mezzi che prima erano difficilmente raggiungibili. Ma è al contempo vero che l’assenza di percorsi formativi tradizionali (es. Università, Corsi di studio) per questo tipo di settore rende complesso l’inserimento in fase di start-up. Il quadro teorico è molto lontano da quello pratico e, questo aspetto, lo riscontriamo quotidianamente nei collaboratori che iniziano percorsi lavorativi presso la nostra sede. Sicuramente quando si parla di New Economy, si fa riferimento più al passato che al futuro ormai, ma non dobbiamo pensare che l’accesso a questo pianeta, in quanto più diretto sia anche più semplice. Credo che questo possa essere d’aiuto soprattutto a coloro che intraprendono questa strada.

Fortunato Pinto

media2000@tin.it

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