Lo scorso 9 agosto è stato pubblicato l’attesissimo Sesto Rapporto di Valutazione dell’IPCC (il gruppo dell’ONU Intergovernmental Panel on Climate Change sui cambiamenti climatici) nel quale è stata fornita una documentazione scientifica inconfutabile sul grave impatto dell’attività umana sull’innalzamento della temperatura globale, oceanica e del suolo, in ogni regione e nell’intero sistema climatico provocando catastrofi naturali. Le analisi fisico-scientifiche prodotte dal Gruppo intergovernativo, e raccolte nel primo volume, con l’approvazione dei 195 Governi membri, saranno pubblicate nel 2022. I dati sono inequivocabili: per ridurre la gravità di tali effetti è urgente tagliare su larga scala i gas serra (Co2, metano e biossido di azoto), nel giro almeno dei prossimi dieci anni; soltanto così, si limiterebbe l’aumento della temperatura entro l’1,5°-2 al 2100, come previsto dall’Accordo di Parigi. Seppure alcuni fenomeni come l’innalzamento dei mari e lo scioglimento dei ghiacci siano ormai “irreversibili”, altri eventi quali le inondazioni e le ondate di calore tuttavia, possono ancora essere attenuate attraverso tagli immediati alle emissioni. Il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres ha ribadito a tal proposito, che senza interventi severi sulle emissioni di CO2, e sui combustibili fossili e carbone, l’obiettivo di un riscaldamento globale che non superi l’1,5°C. “sarà ormai fuori portata”, aumentando il rischio di eventi meteorologici estremi. L’IPCC evidenzia inoltre, che seppure si raggiungano i valori dell’ 1,5°C., mantenere tale livello è ancora possibile. Le cause antropogeniche, derivate dall’insieme delle attività umane legate alla combustione delle risorse energetiche fossili non rinnovabili, come carbone, gas, petrolio, che determinano le emissioni di gas serra, sono ormai “inequivocabili”. Sono infatti principalmente ragioni di natura antropica (almeno per il 95%) le cause del ritiro dei ghiacciai dagli anni Novanta ad oggi, e dell’acidificazione degli oceani. A queste si aggiungono anche quelle naturali, dovute ai “processi naturali”, come le foreste che svolgono un ruolo importantissimo nel mantenimento dell’equilibrio all’interno del ciclo globale del carbonio. Durante la conferenza stampa di presentazione dei risultati del Rapporto IPCC in questione, la copresidente climatologa Valérie Masson-Delmotte ha lanciato il seguente “grido d’allarme” affermando che il cambiamento climatico che ormai sta colpendo ogni singola regione del nostro Pianeta è incontrovertibile. La scienziata evidenzia che il rapporto rappresenta un riscontro oggettivo che fornisce  un quadro molto più chiaro del clima passato, presente e futuro, e chiarisce alcuni aspetti fondamentali  “per capire dove siamo diretti, cosa si può fare e come ci possiamo preparare“. Il riscaldamento globale avanza senza sosta, secondo il Rapporto IPCC, considerando che siamo già a valori pari all’ l’1,1° C. rispetto alla fase pre-industriale 1850-1900, pertanto entro i prossimi vent’anni si potrebbe persino superare la soglia critica di 1,5°C. Tale rendiconto sarà al centro della 26a Conferenza delle Parigi dell’UNFCC (United Nations Framework Convention on Climate Change) in programma a Glosgow dal 31 al 12 novembre prossimi. Un’ampia parte delle analisi scientifiche prodotte dall’IPCC riguarda inoltre gli effetti dell’emergenza climatica sul ciclo dell’acqua, secondo cui l’aumento del calore e dell’umidità provocherà una aumento della media annua globale delle precipitazioni. Un aggravamento degli eventi meteorologici con periodi prolungati di siccità ed eventi meteo estremi comporteranno inoltre dei costi consistenti anche per l’economia della UE, oltre a minacciare il sistema di produzione alimentare soprattutto per i Paesi con scarsa capacità di adattamento ai cambiamenti climatici. E la stessa azione umana potrebbe cambiare il corso degli eventi, con l’obiettivo fissato dai leader UE di un impatto climatico zero entro il 2050, di cui i prossimi G20 e la conferenza mondiale di Glasgow sul Clima saranno l’ennesimo banco di prova.