«Noi siamo il 99 per cento» è uno degli slogan di Occupy Wall Street, il movimento di protesta che è iniziato a New York diversi mesi fa, estendendosi poi ad altri paesi. Lo slogan si riferisce alla disparità con cui la crisi economica degli ultimi anni ha colpito la maggioranza degli americani. Quelli che stanno davvero bene sono pochissimi e si spartiscono più di un terzo della ricchezza complessiva del paese. Il senso dello slogan è questo, quindi: noi siamo il 99 per cento, e stiamo male a causa vostra, dell’uno per cento.
Nel libro “Siamo il 99%” sono raccolti gli interventi di Noam Chomsky, fatti tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012, ad alcune assemblee di Occupy, il movimento di contestazione e disobbedienza civile nato negli Stati Uniti nel settembre 2011 per protestare contro il potere ormai fuori controllo del capitalismo finanziario (che rappresenta solo l’1% della popolazione), che ha trascinato in una crisi senza precedenti l’economia mondiale. La forza di questo libro è che il lettore italiano lo sentirà presto “familiare”: perché i problemi politici, economici e sociali di cui Chomsky parla, messi all’ordine del giorno dai partecipanti al movimento, sono palesemente analoghi a quelli con cui ha a che fare il nostro paese in questo momento critico della sua storia.

Autore.
Avram Noam Chomsky, nato a Filadelfia il 7 dicembre del 1928, è un linguista, filosofo e teorico della comunicazione statunitense. Professore emerito di linguistica al Massachusetts Institute of Technology è riconosciuto come il fondatore della grammatica generativo-trasformazionale, spesso indicata come il più rilevante contributo alla linguistica teorica del XX secolo.
A partire dagli anni sessanta, grazie alla sua forte presa di posizione contro la guerra del Vietnam e al suo notevole impegno politico e sociale, Chomsky si è affermato anche come intellettuale anarchico e socialista libertario. La costante e acuta critica nei confronti della politica estera di diversi paesi e, in particolar modo, degli Stati Uniti, così come l’analisi del ruolo dei mass media nelle democrazie occidentali, lo hanno reso uno degli intellettuali più celebri e seguiti della sinistra radicale americana e mondiale. A partire dalle proteste per la guerra in Vietnam, l’attivismo di Chomsky lo ha portato a prendere parte attiva a numerosi incontri e dibattiti sui più disparati temi sociali, da problematiche di politica internazionale alla critica al neoliberismo (tema centrale dei suoi incontri e dei suoi scritti), inteso come dottrina economica basata sulla radicalizzazione della centralità del mercato che, secondo Chomsky, ha portato a vari disastri sociali, come il crescente divario tra ricchi e poveri (in particolar modo nei paesi dell’America latina) e la perdita di controllo sul potere statale da parte dei cittadini.