Siamo una casa in fiamme

Siamo una casa in fiamme, aiutatemi a spegnerle , il grido di Greta ha raggiunto tutto il mondo, finalmente. Avevo scritto di lei in gennaio per Metropolis, quotidiano dell’aerea di Stabiese (provincia di Napoli ) perché lavoro con i giornalisti di questa testata all’esperimento “Metropolis Young”. Un gruppo di studenti liceali racconta la propria città.

#Klimatstrejka, #ClimateStrike e #FridaysforFuture, questi hashtag di Greta Thunberg, la svedese di 16 anni che diffonde il suo credo: il mondo sta bruciando aiutatemi a spegnere le fiamme.

Il suo grido di dolore l’ha portata a Davos, dove è andata rigorosamente in treno perché inquina meno dell’aereo. Un viaggio  di 32 ore. Si è portata una tenda, niente hotel di lusso, eppure i grandi riuniti per il World Economic Forum si sono zittiti davanti al suo grido di dolore e hanno ascoltato in silenzio. Il video del suo intervento spopola su YouTube.

Oggi spero siano molti i ragazzi di tutto il mondo, e sopratutto delle province, che solitamente sono le aree dove i giovani sono meno coinvolti nei grandi temi epocali come quello del clima.

La sua storia inizia nella seconda metà del 2018, quando decide di non andare a scuola fino alle elezioni di settembre per portare all’attenzione dei politici, della società civile che troppi boschi bruciano nella sua Svezia. Nella torrida e secca estate del 2018 la temperatura nel circolo polare artico raggiunge i 34 gradi. Una tragedia.

Anche noi italiani abbiamo partecipato al salvataggio inviando i Canadair per aiutare gli amici svedesi a spegnere gli incendi, del resto qui da noi i ricordi del nostro monte Faito in fiamme sono ancora vivi. Il rumore dei Canadair ed i loro voli in mare per riempire i cestoni di acqua ci hanno accompagnato e, terrorizzato, per quasi tutto l’agosto 2017.

Cosa rende diversa Greta da tutti noi, è la sua volontà. Smette di frequentare il nono anno della scuola svedese perché sente su di lei il peso della tragedia subita dal suo ambiente. I boschi sono la sua pelle, prova dolore a vedere gli Abeti bruciare e parte all’attacco. Sceglie di passare le sue mattinate davanti al Parlamento del suo paese per indurre i politici a rispettare gli accordi di Parigi sul clima.

Inventa lo sciopero del venerdì dedicato al clima e molti altri paesi e giovani la imitano.

Per Greta Thunberg siamo a 12 anni da una catastrofe irreversibile e non capisce perché “siamo incapaci di correggere i nostri errori”.

Anche a Davos ha rinnovato la sua richiesta ai politici, ai banchieri, agli assi dell’economia e della finanza: “dobbiamo ridurre la produzione di C02 del 50%”. 

Dobbiamo tirare il freno di emergenza secondo Greta Thunberg. E noi che facciamo?  Dobbiamo curare il nostro territorio, come si fa con l’orto davanti casa con la consapevolezza di partecipare alla salvezza del mondo perché la nostra azione  si somma alle atre e diviene globale, così tutti insieme possiamo essere protagonisti del cambiamento necessario a salvare il mondo intero.

Essere locali con l’occhio globale serve a non alzare steccati del #Iomenefrego. Siamo dentro, siamo parte del tutto ed è nostro dovere vivere da protagonisti solo così possiamo creare la felicità urbana, che significa ricostruire armonia, riappacificare cittadini e istituzione.

Monitorare l’ambiente, l’umore dei cittadini, le emissioni di CO2 e tanto tanto altro oggi è possibile grazie alle nuove tecnologie, ma dobbiamo volerlo, dobbiamo esigerlo così come insegna Greta Thunger che, in un anno e mezzo, è arrivata a Davos per dire a tutti i potenti del pianete: “Non voglio elemosinare il diritto di vivere in un mondo migliore, lo pretendo”.

La scintilla per la Felicità urbana è quindi pretendere, non elemosinare, il diritto di vivere in un territorio pulito con aria salubre e tanto altro. Siamo pronti a combattere?

L’umanità può ancora vincere come dice Greta, perché noi no!

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Giornalista curiosa, la divulgazione scientifica è nel suo DNA. Le tecnologie applicate al mondo dei media, e non solo, sono la sua passione. E' fra i 25 esperti di digitale scelti dalla Rappresentanza Italiana della Commissione Europea. Fa parte del gruppo di esperti CNU Agcom. L'innovazione sociale, di pensiero, di metodo e di business il suo campo di ricerca. Direttrice della prima rivista di cultura digitale Media Duemila (fondata nel 1983 da Giovanni Giovannini storico presidente FIEG) anticipa i cambiamenti per aiutare ad evitare i fallimenti, sempre in agguato laddove regna l'ignoranza. Vice Presidente dell’Osservatorio TuttiMedia, associazione culturale creata nel 1996, unica in Europa perché aziende anche in concorrenza siedono allo stesso tavolo per costruire il futuro con equilibrio e senza prevaricazioni. La sua ultima pubblicazione: Oltre Orwell il gemello digitale anima la discussione culturale sul doppio digitale che dalla macchina passa all'uomo. Già responsabile corsi di formazione del Digital Lab @fieg, partecipa al GTWN (Global Telecom Women's Network) con articoli sulla rivista e sui libri dell'associazione. Per Ars Electronica (uno dei premi più prestigiosi nel campo dell'arte digitale) ha scritto nel catalogo "POSTCITY". Già docente universitaria alla Sapienza e alla LUISS.