Il mondo dei robot da sempre affascina l’uomo. Media Duemila, che al tema ha dedicato vari speciali e convegni, ha intervistato Bruno Siciliano, coordinatore del Master in Robotica e Sistemi Intelligenti (RIS) dell’Università degli studi di Napoli “Federico II”.

 

Nello speciale sulla robotica di Media Duemila di marzo 2005, Roberto Saracco (Direttore del Future Centre di Telecom Italia) sosteneva che nel 2010 avremmo avuto robot con la capacità di apprendimento di un bambino di tre anni, nel 2040 robot con la capacità di interazione e comportamento simile a quella di una persona adulta. Il 2090 sarà l’anno del robot fotocopia dell’uomo?

Sinceramente non saprei e probabilmente non lo auspicherei neanche. A tale riguardo, nella sua prefazione a Springer Handbook of Robotics Rodney Brooks, uno dei pionieri della robotica mondiale, scrive a proposito di cosa debba saper fare un robot:
– capacità di riconoscere gli oggetti di un bambino di 2 anni
– capacità linguistiche di un bambino di 4 anni
– destrezza manuale di un bambino di 6 anni
– interazione sociale di un bambino di 8 anni
Certamente è e sarà sempre l’essere umano il modello ultimo da imitare nella realizzazione di robot sempre più intelligenti; pur tuttavia, a mio avviso, i robot potranno rappresentare dei compagni ideali degli esseri umani, ma pur sempre in quanto macchine non sostituti.

 

Cosa significa diffondere la cultura della robotica e dei sistemi intelligenti?

La robotica si è sviluppata negli ultimi 50 anni e ha raggiunto ormai il livello di una tecnologia matura. Il progresso e l’avanzamento in questo campo dipenderà dalla capacità da parte dei ricercatori in robotica di interagire con altre comunità scientifiche, quali per esempio la biologia, le neuroscienze, la medicina, le nanotecnologie. La diffusione della cultura della robotica si accompagna sempre più a quella dei sistemi intelligenti e diversi sono i progetti di ricerca che vedono impegnati ingegneri e tecnologi esperti di robotica con scienziati di altre discipline. Peraltro, il VII Programma Quadro dell’Unione Europea raggruppa robotica, interazione e sistemi cognitivi per il finanziamento delle ricerche nel settore.

 

A che punto è la ricerca italiana in questo settore, anche rispetto ad altre realtà come quella giapponese per esempio?

In Italia abbiamo una comunità scientifica di robotici di primo riguardo. Diversi sono i gruppi di ricerca e i laboratori che competono ai massimi livelli europei e internazionali. Al di là delle differenze culturali che vedono i giapponesi puntare ostinatamente alla realizzazione di robot dalle sembianze umanoidi o zoomorfe – frutto dello scintoismo e del buddismo secondo i quali anche le macchine hanno un’anima e come tali devono somigliare agli esseri umani o animali – quello che contraddistingue la realtà giapponese da quella italiana è l’investimento massiccio delle grandi aziende nel settore della robotica con cifre ingenti e programmi pluriennali.

 

Allo sviluppo della robotica corrisponde una riflessione etica sui cambiamenti, anche profondi, che la presenza quotidiana dei robot avrà nella nostra vita (la cosiddetta “roboetica”)…

Nei comitati internazionali della neonata disciplina “roboetica”, si guarda con preoccupazione all’enorme stanziamento statunitense per la ricerca su possibili applicazioni militari della robotica; il soldato robot rimuove anche l’ultimo deterrente per le guerre: la perdita di truppe al fronte. Per robot candidati a lavorare a stretto contatto con l’uomo, però, cade una condizione fondamentale valida nella robotica industriale, cioè la segregazione tra operatori e linee di produzione robotizzate, protette da gabbie: adesso si richiedono robot capaci di un’interazione con gli esseri umani. I robot attuali sono ancora molto pericolosi per l’interazione, e non esistono criteri di sicurezza standardizzati ai quali uniformarsi, né è maturo lo studio di interfacce in linguaggio naturale che permettano, ad esempio, di arrestare un robot in maniera intuitiva in caso di emergenza. In definitiva, le due parole chiave per garantire la presenza quotidiana dei robot in ambienti antropici sono sicurezza e affidabilità.

 

Perché un master universitario in “Robotica e Sistemi Intelligenti”? Quali sono gli obiettivi del corso?

Il Master Universitario di II livello in “Robotica e Sistemi Intelligenti” nasce dall’esigenza di coniugare lo studio della robotica con quello dei sistemi intelligenti; i robot del futuro saranno realmente avanzati solo se integreranno opportunamente quelle capacità cognitive che consentiranno di assumere comportamenti autonomi e sicuri nell’interazione con ambienti eventualmente co-abitati da esseri umani.

Il Master si rivolge a laureati in discipline scientifiche e mira a formare professionisti in grado di progettare, integrare, pianificare e gestire dispositivi robotici e sistemi intelligenti.

Il percorso formativo prevede lo studio e l’approfondimento tematico di metodologie e tecnologie dell’ingegneria nei settori di automatica, informatica, elettronica e meccanica, nonché l’acquisizione in chiave multidisciplinare di contenuti di logica, cibernetica, intelligenza artificiale e scienze cognitive.

La figura professionale formata potrà ricoprire ruoli di responsabilità presso aziende che sviluppano o impiegano robot e macchine programmabili per l’automazione di processi produttivi. Potrà inoltre avere accesso presso enti, pubblici e privati, che operano nei settori medico e riabilitativo, della sorveglianza e della sicurezza, dei sistemi di trasporto, delle applicazioni domestiche e ludiche dove l’innovazione viene perseguita e realizzata attraverso l’introduzione e l’integrazione di sistemi intelligenti e di robot.

Il Corso sarà tenuto interamente in inglese perché vuole essere un reale training per i partecipanti, in un mercato del lavoro sempre più orientato alla mobilità globale. Si vuole inoltre favorire lo scambio di studenti e conoscenze tra i diversi Paesi europei e non.

Le principali finalità del Master sono:
– diffondere la cultura della robotica e dei sistemi intelligenti attraverso il consolidamento e il trasferimento di tecnologie e competenze interdisciplinari;
– realizzare un prodotto formativo di prestigio e di grande attrazione con visibilità internazionale, secondo elevati standard qualitativi;
– creare condizioni per la fertilizzazione di idee in un settore di elevata specializzazione e ad alto tasso di innovazione;
– dare l’opportunità a tutte le aziende sponsor dell’iniziativa di selezionare e inserire nella propria organizzazione risorse umane ad alto potenziale e dotate di competenze specifiche nel settore della robotica e dei sistemi intelligenti;
– consentire ai partecipanti del Master l’accesso al network di relazioni e di collaborazioni con manager aziendali e l’interazione con i principali attori internazionali sia dell’industria sia della ricerca.

Il corso di Master partirà ai primi di gennaio 2011. Sono stati ammessi 12 allievi al corso, 7 italiani e 5 provenienti da Bosnia, Camerun, India, Iran e Olanda. Per ogni ulteriore informazione, si veda il sito web http://www.master-ris.unina.it/

 

intervista di Erminio Cipriano