Le Postille di Paolo Lutteri – 21 maggio 2026
Da qualche anno il mercato industriale più interessante è quello dell’intelligenza artificiale. Sì, anche perché l’AI è diventata un motore di accelerazione in tutti i settori, dalla scienza all’economia, dalle sfide militari ai problemi privati. Proprio su questi ultimi succede che l’AI sta difatto modificando le relazioni sociali.
Due appunti. Il primo coinvolge l’istruzione, l’occupazione e il lavoro. Tutto ciò che è producibile per imitazione elementare viene passato alle macchine, ai codici operativi, alle AI agentiche, ai robot. Ne consegue in molti casi l’inutilità di tanti lavori umani (dall’agricoltore, all’operario, ai servizi di vario genere). Quindi: licenziamenti, in corso e in vista, per esuberi di mano d’opera e burocrazia. Avviene in Occidente, ma anche in Cina dove lo Stato fatica già a contenere la disoccupazione.
Nel contempo occorrerebbe rinnovare l’istruzione delle specialità professionali, siano tecnici che sviluppatori tecnologici, e tutelare lavoratori più anziani che perdono mansioni abituali. Si parla del problema, ma non mi sembra ci siano tanti programmi di intervento né privati né pubblici, né sindacali né scolastici.
Il secondo appunto è sociale e psicologico. Le chatbot delle piattaforme AI stanno diventando non solo un’enciclopedia di conoscenze portatili, ma anche una specie di rifugio consultivo-consolatorio di esperienze di vita personali, razionali ed emozionali. C’è chi chiede consigli per la cucina, per i vestiti, per le medicine, per gli acquisti. Le Big Tech hanno colto la palla al balzo e già da tempo lusingano gli utenti nelle risposte, creando malìa e complicità, assecondando quello che, in fondo, gli utenti, già profilati, desiderano. Un po’ come i chiromanti che ti dicono quanto già ti aspetti di sapere.
Di più: le chatbot diventano spesso consiglieri psicologici, se non ‘spirituali’, di comportamenti sociali, morali. Un ‘galateo’ autorevole che parte dalla concreta onniscienza delle informazioni, utilizza velocità e fluidità, sfoggia competenza, fino a divenire una presunta saggezza.
Il decalogo lo fanno gli algoritmi e le frequenze statistiche. Ne sono vittime i più fragili e/o immaturi, siano giovanissimi o adulti. Un giovane americano su otto usa AI per supporto emotivo. Altri ne fanno quasi rito religioso.
Di più ancora: le piattaforme ti piazzano spazi pubblicitari, venduti proficuamente ai grandi clienti con grande successo, viste le dimensioni del traffico. I consigli pubblicitari commerciali qualche volta accompagnano i contenuti delle richieste, altre volte introducono nuovi consumi e stili di vita.
In conclusione: ognuno di noi sicuramente pensa a queste situazioni per sua parte e per suo ruolo familiare e professionale. L’Osservatorio Tuttimedia ne fa dibattiti e documenti. I cittadini potrebbero anche partecipare a percorsi di etica utilità, partecipando o sostenendo iniziative di regolamentazione politica. Ma quante ce ne sono?
Paolo Lutteri
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Paolo Lutteri
Paolo Lutteri, di Milano, si occupa di comunicazione e marketing dal 1976. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Milano e Diplomato all’Istituto Universitario di Lingue di Pechino. Giornalista pubblicista, iscritto all’Ordine dei Giornalisti e all’Unione Giornalisti Italiani Scientifici. Ha lavorato con il quotidiano Il Giorno, con le società Spe, Sport Comunicazione e Alfa Romeo; con il Gruppo Rai dal 1989 si è occupato di marketing, sport, nuovi media e relazioni internazionali. Ha tenuto corsi presso le Università degli Studi di Milano e Bicocca, le Università di Roma Sapienza e Tor Vergata. Attualmente studia e scrive articoli sull’innovazione culturale e tecnologica, fa parte del Comitato di Direzione della rivista Media Duemila, è socio onorario dell’Osservatorio TuttiMedia, membro d’onore dell’EGTA-Associazione Europea Concessionarie tv e radio, membro del Consiglio direttivo dell’Associazione Eurovisioni, socio e direttore del Centro Documentazione e Formazione della Fondazione Salvetti. e-mail: paolo.lutteri@libero.it