Convegno SIpEIA 2026: “Etiche per l’IA: sfide, opportunità e prospettive umano-centriche” 2 e 3 febbraio Università Sapienza di Roma.

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L’intelligenza artificiale sta cambiando il modo in cui prendiamo decisioni, ci informiamo e partecipiamo alla vita collettiva. Tra le diverse aree tematiche cui il Convegno SIpEIA 2026 sarà dedicato, quella su Società e Democrazia apre un dibattito attorno ad alcuni punti di straordinaria rilevanza per lo spazio pubblico.

Una prima questione riguarda chi controlla davvero l’IA. Oggi i sistemi più potenti sono nelle mani di poche grandi aziende e di alcuni Stati, creando uno squilibrio che rischia di concentrare il potere decisionale lontano dai cittadini. Ma c’è un’alternativa: immaginare regole condivise dove le comunità locali, le istituzioni pubbliche e la società civile abbiano voce in capitolo su come questi strumenti vengono progettati e utilizzati. L’idea è semplice quanto rivoluzionaria: rendere la governance dell’IA un processo aperto, dove le scelte tecniche non siano imposte dall’alto ma negoziate democraticamente, tenendo conto dei bisogni reali delle persone e dei territori. Si tratta dunque di riscoprire e rivalutare il ruolo delle persone nell’IA, per parafrasare il titolo del Keynote Speech che il prof. Daniel Innerarity (AI and Democracy Chair – EUI) terrà in apertura della seconda giornata del Convegno.

La seconda questione tocca il cuore della nostra vita in società: come si formano l’opinione pubblica e il dibattito collettivo. I social media e i motori di ricerca basati sull’IA non si limitano a mostrarci contenuti, ma decidono quali notizie vediamo, quali voci ascoltiamo, quali temi entrano nell’agenda pubblica. Questo può creare “bolle informative” dove il dibattito si impoverisce. Eppure l’IA potrebbe fare l’opposto: aiutarci a scoprire prospettive diverse, rendere visibili voci marginalizzate, ampliare anziché restringere lo spazio del confronto. Serve però che questi sistemi siano trasparenti e che mantengano uno spazio per il dissenso e la pluralità.

La terza questione riguarda la nostra autonomia di pensiero. Quando chiediamo consiglio a un sistema di IA su questioni morali, quando accettiamo senza verificare le informazioni che ci fornisce, quando lasciamo che algoritmi decidano cosa è vero o giusto, rischiamo di delegare la nostra capacità critica. Il punto non è rifiutare questi strumenti, ma progettarli (e utilizzarli) in modo che ci aiutino a pensare meglio, non al posto nostro. Un’IA che ammette i propri limiti, che ci invita a verificare, che preserva il diritto al dubbio e alla riflessione personale può diventare un alleata preziosa per cittadini consapevoli.

Questi tre fronti disegnano una possibilità concreta: costruire sistemi di IA che rafforzino, anziché indebolire, la nostra capacità di partecipare, decidere insieme e mantenere vivo il respiro democratico delle nostre società.

 

 

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Luca Tenneriello
Luca Tenneriello è dottore di ricerca in Filosofia dal 2020. I suoi interessi spaziano dalla storia dell’etica all’etica dell’intelligenza artificiale. È stato Visiting Researcher presso l’Università del Kent, a Canterbury (Regno Unito). Attualmente è assegnista di ricerca in Filosofia morale presso il Dipartimento di Ingegneria Informatica, Automatica e Gestionale “A. Ruberti” della Sapienza Università di Roma, dove lavora a un progetto su autonomia normativa e IA. Ha maturato esperienza nell’attività di consulenza per la gestione etica dell’IA (prevenzione dei bias, affidabilità, robustezza etica rispetto ad attacchi avversariali). È inoltre membro del Comitato Esecutivo della Società Italiana per l’Etica dell’Intelligenza Artificiale (SIpEIA), in rappresentanza della quale ha partecipato con la delegazione italiana alla XIV Edizione della Settimana Cina-Italia della Scienza, della Tecnologia e dell’Innovazione (Pechino-Hangzhou, 13-15 novembre 2025).