Un po’ Minority Report, un po’ Grande Fratello con “ospiti” virtuali. In un laboratorio informatico vengono generate società digitali allo scopo di osservare l’evoluzione della criminalità organizzata e dei gruppi terroristici nonché il reclutamento degli individui. Infinite variabili che predicono cosa potrebbe accadere in futuro e quindi indicare le politiche che le istituzioni dovrebbero mettere in campo per evitare gli scenari peggiori.

E’ questo il cuore di Proton (Modelling the Processes leading to Organised crime and Terrorist Networks), il progetto ideato nel 2016 da Transcrime, il Centro di ricerca trasnazionale sul criminale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e dall’Istituto di criminologia della Hebrew University di Gerusalemme. Proton si avvale di 21 partner internazionali ed ha beneficiato dei finanziamenti del programma di ricerca e innovazione Horizon 2020 dell’Unione Europea.

L’obiettivo di Proton è quello di indagare su fattori sociali, psicologici ed economici che portano alla creazione di gruppi criminali o terroristici. Gli scenari inseriti in input vengono restituiti in output sotto forma di modelli. Saranno due i software che scaturiranno dall’iniziativa, Proton-S e Proton-Wizard, che aiuteranno i politici ad agire nel modo più efficace contro mafia e terrorismo.

Una delle innovazioni più importanti sta nell’adozione delle simulazioni Abm (Agent-Based Models). Si tratta di simulazioni sociali computerizzate impiegate per indagare processi specifici. Le previsioni di reato vengono normalmente effettuate con metodi statistici standard, che si basano soprattutto sul fatto che gli episodi criminali si ripetano sempre negli stessi luoghi. Sia il terrorismo, con gli attacchi che l’Isis ha affidato ai cosiddetti cani sciolti, sia la mafia, con omicidi e stragi in ogni zona del mondo, hanno fatto venire meno questo modello su grande scala. L’idea rivoluzionaria è proprio questa: Proton, tramite simulazioni, è in grado di tenere conto di fattori di rischio specifici che influiscono sugli eventi criminali.

Nell’ambito di Proton i ricercatori hanno ultimamente messo a punto lo studio denominato Beyond the godfather, ovvero Dietro il padrino. Il Ministero della Giustizia italiano ha fornito agli studiosi i profili di 11mila mafiosi condannati e 200mila reati. Grazie a queste informazioni verrà creata una società virtuale per testare l’impatto di diverse azioni criminali.

“Il reclutamento si basa su famiglia, affinità e amicizia. – ha spiegato Francesco Calderoni, professore di Criminologia al Sacro Cuore – I legami di sangue sono cruciali per il reclutamento nella ‘ndrangheta. Cosa nostra, invece, cerca di bilanciare l’influenza della famiglia naturale. Diversi pentiti hanno parlato di una regola contro l’ammissione di più di due membri della stessa famiglia di sangue. Il reclutamento si basa quindi su reti più ampie, selezionando individui che appartengono allo stesso background, ma non necessariamente già legati a mafiosi.

Useremo i risultati dello studio per creare simulazioni del reclutamento nel crimine organizzato e nel terrorismo. Funzionano come mondi in miniatura, con agenti che agiscono e prendono decisioni. Miriamo a ricreare il modo in cui le persone si uniscono alle reti criminali o terroristiche. I modelli basati su agenti sono ideali per testare situazioni complesse che non possono essere investigate nel mondo reale. Ci permettono di vedere l’impatto a lungo termine di politiche specifiche per combattere le organizzazioni mafiose.

Sebbene sia troppo presto per fornire dettagli sulle simulazioni, posso dire che potremmo testare politiche come la rimozione dell’autorità genitoriale per i mafiosi. Potremmo anche testare le migliori tattiche per le forze dell’ordine: ad esempio, la polizia dovrebbe colpire casualmente gruppi criminali, un gruppo dopo l’altro o simultaneamente?”.

progetto Proton