Antonello Soro (Presidente Garante Privacy) durante il convegno per la Giornata europea della protezione dei dati personali 2019: “I confini del digitale. Nuovi scenari per la protezione dei dati” ha evidenziato la datacrazia incombente come de Kerckhove ha ben scritto già nel suo articolo: Datacrazia pubblicato anche su Avvenire che anticipava quanto riportato dal garante:” Così Singapore, da un lato, con il progetto “Smart Nation” ha sperimentato droni-postino e taxi a guida autonoma, dall’altro ha legittimato, tra le deroghe ampie alla disciplina di protezione dati che pure ha introdotto, un incisivo controllo pubblico sulle persone, basato persino sul monitoraggio, con tecniche di sentiment analysis, dei post pubblicati sui social”.
Per Soro “l’innovazioni connesse alle tecnologie digitali sembrano scardinare le coordinate del diritto: a partire dal principio di territorialità e dalla nozione di sovranità, fino alla stessa soggettività giuridica, in un contesto in cui si discute della responsabilità civile del robot”.
Etica e Big data ed anche social credit, sono le minaccia che Soro vede incombenti e che noi di TuttiMedia abbiamo più volte portato all’attenzione della società e delle istituzioni perché è chiaro a tutti che la tecnologia digitale concorre alla definizione di criteri valoriali e orienta sempre più le decisioni private e pubbliche. Una positività nella relazione del garante che Soro, protagonista forse degli anni più difficile della storia dell’Authority, è il Regolamento europeo sulla protezione dati che sostiene la tutela della persona nelle smart cities che “assicurano un sensibile miglioramento della vita individuale e collettiva, pure al prezzo di una mappatura massiva di comportamenti e abitudini dei cittadini.
Parla anche di social credit, concetto che de Kerckhove sta studiando e su cui propone di riflettere proprio per le ragioni spiegate da Soro che nel modello cinese caratterizzato da demografia, assieme all’assenza di norme efficaci a tutela della privacy, costituisce un fattore di enorme vantaggio competitivo.
“Ma l’elemento forse più emblematico del sistema cinese è rappresentato dal Social Credit System, introdotto – sottolinea Soro – per ora su base volontaria, dal 2020 obbligatoria, per valutare “l’affidabilità” dei cittadini, migliorare la “fiducia” nel Paese e promuovere una cultura di “sincerità” e di “credibilità giudiziaria”, come annuncia lo stesso Governo, con una sorta di trasposizione sul piano sociale dei sistemi di valutazione dell’affidabilità creditizia.
Ai cittadini viene dunque assegnato un “punteggio” fondato sulla valutazione delle abitudini di acquisto, delle frequentazioni più o meno esibite, dei contenuti pubblicati in rete, penalizzando quelli socialmente o politicamente indesiderabili, con inevitabili effetti di normalizzazione.
Come una sorta di programma-fedeltà, il conseguimento di uno scoring alto, agevola la fruizione di servizi pubblici e privati, l’esercizio di molti diritti e libertà, mentre un punteggio basso preclude l’accesso al credito, a sistemi assicurativi e tanto altro.
La “vita a punti” dei cinesi è un nuovo totalitarismo digitale”.
Puntualizza che la diversità tra Europa e Usa ricordando che Cambridge Analytica è stata possibile da una disciplina della privacy troppo lacunosa, e perciò l’Europa potrà giocare in un contesto geopolitico così fortemente segnato dal potere dell’algoritmo un ruolo determinante ridisegnando, a partire dalla protezione dei dati, i confini del tecnicamente possibile alla luce di ciò che è giuridicamente ed eticamente accettabile. In questa direzione va il recente impegno delle istituzioni europee per un uso etico dell’intelligenza artificiale.
La relazione completa si può leggere qui

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