Nel colossale minestrone mediatico digitale dei Paesi industriali consumisti la democrazia frantumata diventa complice di comportamenti irrazionali, che i governi faticano a controllare, anche perché ne sono in parte coinvolti. La divergenza sembra la tendenza principale per esibirsi e poter apparire come importanti. I siti di molti influencers (sedicenti opinion makers, artisti, sportivi, tuttologi) propongono proprie mode di linguaggio, di abito, di creatività stravagante, di contestazione non costruttiva; insultano liberamente, promuovono consumi commerciali, eludono le imposte (!), propongono stili di vita, di bellezza e di moralità seducenti per adolescenti di cervello. Il mercato è competitivo e vincoli normativi non ce ne sono, per cui la maionese impazza e chi è fuori da questo giro euforico è considerato stolto pur essendo sobrio. Intanto le disuguaglianze sociali e i loro inconsapevoli sostenitori ci sguazzano. Sarebbe questa la democrazia e la cultura che vorremmo insegnare a … immigrati e talebani?
238 – SPONSORSHIP
Secondo il marketing le sponsorizzazioni sportive sono sempre state utili ad affermare il brand di prodotti di largo consumo, spesso coinvolgendo la forza vendita delle aziende e dei consumatori in un circolo emotivo di simpatia, fiducia, affidabilità, amplificato da mass media e social influencers. Ma ci sono certamente altre motivazioni, da quelle fiscali a quelle di relazioni istituzionali col territorio. Il distanziamento sociale imposto dalla pandemia ha un po’ modificato la situazione. Lo spettacolo sportivo è sempre una grande ondata di passione e in questa stagione gli atleti italiani stanno raggiungendo eccellenti primati, ma il vissuto dei fans è diventato più individuale, magari da poltrona o da desk, e la partecipazione diretta è più rara e più complicata da realizzare per le aziende e gli organizzatori di eventi. Così, per grandi squadre alle quali sono cresciuti i costi, non altrettanto gli incassi, si affacciano nuove tipologie di brand: e-commerce, scommesse, giochi d’azzardo, trading online, cryptovalute, blockchain, collocazione di fan token. Un nuovo mondo per l’endorsement telematico.
239 – BE MORE THAN A FAN
E’ lo slogan di Socios, il nuovo sponsor dell’Inter Football Club (che dichiara 400 milioni di fans nel mondo). Sulla maglia la dicitura è “FAN TOKEN”, che certamente ha turbato i vecchi tifosi che vedevano “Pirelli” da 26 anni e ha sconvolto i soci degli Inter Club. Questi Fan Token costituiscono, per chi li ha acquistati, diritti digitali di accesso a votazioni, sondaggi, promozioni, sfide, design, premi, giochi e forum esclusivi di chat in rete. La società che li gestisce, base a Malta (!), dichiara 150 milioni di dollari di entrate, da ripartire fra i partner (oltre all’Inter ci sono app per i token di Juventus, Milan, Barcelona, Atletico Madrid, Valencia, Paris St.Germain, Manchester City). Per avere un’idea dei pesi economici di questi settori digitali di sponsorizzazioni, ecco qualche esempio: l’Inter introita 20 milioni di euro da Socios, la Roma 12 milioni da Digital Bits, l’Atalanta 10 milioni da Plus500; nel settore delle scommesse, il brand 188Bet per conquistare i fans sponsorizza Liverpool e Bayern Monaco; per l’e-commerce Rakuten sponsorizza il Barcelona e per il Napoli uno degli sponsor è Amazon. E tanto altro.
240 – NON SOLO BELLEZZA
Senza voler né generalizzare né strumentalizzare, non possiamo trascurare che qualche giorno fa il Wall Street Journal ha raccontato di una ricerca di Facebook sull’influenza di Instagram su ragazze adolescenti. Tenendo conto che più del 40% degli utenti di Instagram ha meno di 22 anni, addirittura emerge che, tra gli adolescenti che hanno segnalato pensieri suicidi, il 13% degli utenti britannici e il 6% degli utenti americani avrebbero rintracciato il problema proprio sulla fruizione di Instagram. In sostanza: Instagram pubblica solo le foto con la bellezza delle persone e questa visione crea dipendenza. Il 32% delle ragazze adolescenti intervistate nell’arco degli ultimi tre anni ha affermato che quando si sentivano a disagio per il proprio corpo, Instagram le faceva sentire peggio, sviluppando, forse inconsciamente, disturbi di percezione del proprio corpo, angoscie e tendenze depressive. Pare che Facebook, conscia dei rischi, stia correndo ai ripari, stimolando contenuti culturali meno idolàtrici; anche perché sta predisponendo un’app di Instagram per Under 13.
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Paolo Lutteri, di Milano, si occupa di comunicazione e marketing dal 1976. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Milano e Diplomato all’Istituto Universitario di Lingue di Pechino. Giornalista pubblicista, iscritto all’Ordine dei Giornalisti e all’Unione Giornalisti Italiani Scientifici. Ha lavorato con il quotidiano Il Giorno, con le società Spe, Sport Comunicazione e Alfa Romeo; con il Gruppo Rai dal 1989 si è occupato di marketing, sport, nuovi media e relazioni internazionali. Ha tenuto corsi presso le Università degli Studi di Milano e Bicocca, le Università di Roma Sapienza e Tor Vergata. Attualmente studia e scrive articoli sull’innovazione culturale e tecnologica, fa parte del Comitato di Direzione della rivista Media Duemila, è socio onorario dell’Osservatorio TuttiMedia, membro d’onore dell’EGTA-Associazione Europea Concessionarie tv e radio, membro del Consiglio direttivo dell’Associazione Eurovisioni, socio e direttore del Centro Documentazione e Formazione della Fondazione Salvetti. e-mail: paolo.lutteri@libero.it