Le Postille di Paolo Lutteri – 5 febbraio 2026
Le Big Tech stanno studiando nuovi dispositivi per collocare un motore di intelligenza artificiale da portarci appresso ovunque. Già ci sono device tipo orologio o braccialetto o ciondolo da portare al collo. Meta vorrebbe utilizzare occhiali intelligenti per ospitare sensori e proiettori (Smart Glasses), OpenAI pensa ad auricolari intelligenti seminascosti (Sweet Pea). Insomma un assistente virtuale sempre a disposizione da indossare.
In Cina, all’Università Fudan di Beijing si sono occupati di miniaturizzare i chip. Il chip è l’elemento base che supporta il circuito integrato di un dispositivo. Normalmente è una piastrina che sta in una fetta sottilissima (wafer) di materiale semiconduttore tipo silicio. Peng Huisheng e Chen Peining hanno realizzato un circuito integrato flessibile e sottilissimo, ‘Chip In Fibra’ (纤维芯片 Xiānwéixīnpiàn), diametro di 50 micrometri, paragonabile allo spessore di un capello umano, che può essere intrecciato nei tessuti.
L’obiettivo dei ricercatori cinesi era integrare microelettronica complessa su un materiale morbido, curvo e deformabile, ma robusto. Così hanno creato una base elastica estremamente liscia, a livello nanometrico: una fibra tessibile, capace di integrare transistor, resistori e condensatori, resistente a pressioni, piegamenti, torsioni, abrasioni e lavaggi a 100°. Sul filamento sono poi stati incisi i circuiti, basati sulla precisione litografica di laboratorio di 1 micron e protetti con un rivestimento resistente ai solventi. Infine hanno arrotolato il tutto in una spirale multistrato all’interno della fibra. Una fibra lunga 1 centimetro può contenere 100.000 transistor: la densità di transistor di una fibra lunga 1 metro raggiunge il livello di una classica CPU (Central Processing Unit) l’unità centrale di elaborazione di un computer, ovvero il componente hardware più importante di PC, smartphone, tablet e di qualsiasi altro dispositivo elettronico che coordina ed esegue calcoli per far funzionare programmi e applicazioni.
Gli utilizzi potenziali nei settori dell’informazione, dell’energia e della medicina sono enormi. Nell’elettronica di consumo, questi chip potrebbero rivaleggiare con l’elaborazione di un computer domestico e permetterebbero tessuti elettronici intelligenti che comunicano e mostrano immagini come i telefoni e i computer di oggi. La tecnologia apre la strada a indumenti capaci di funzionare come schermi interattivi. Guanti tattili realizzati con queste fibre offrirebbero un feedback estremamente prezioso anche negli interventi da remoto. Il team di Fudan sta già collaborando con un ospedale per applicazioni in chirurgia cardiovascolare e immagina un futuro in cui gli indumenti del futuro potrebbero trasformarsi in display intelligenti a pixel dinamici. Insomma, l’interazione uomo-computer continua a fare passi da gigante, l’informazione starà in un capello e sulle punte delle dita!
Paolo Lutteri
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Paolo Lutteri
Paolo Lutteri, di Milano, si occupa di comunicazione e marketing dal 1976. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Milano e Diplomato all’Istituto Universitario di Lingue di Pechino. Giornalista pubblicista, iscritto all’Ordine dei Giornalisti e all’Unione Giornalisti Italiani Scientifici. Ha lavorato con il quotidiano Il Giorno, con le società Spe, Sport Comunicazione e Alfa Romeo; con il Gruppo Rai dal 1989 si è occupato di marketing, sport, nuovi media e relazioni internazionali. Ha tenuto corsi presso le Università degli Studi di Milano e Bicocca, le Università di Roma Sapienza e Tor Vergata. Attualmente studia e scrive articoli sull’innovazione culturale e tecnologica, fa parte del Comitato di Direzione della rivista Media Duemila, è socio onorario dell’Osservatorio TuttiMedia, membro d’onore dell’EGTA-Associazione Europea Concessionarie tv e radio, membro del Consiglio direttivo dell’Associazione Eurovisioni, socio e direttore del Centro Documentazione e Formazione della Fondazione Salvetti. e-mail: paolo.lutteri@libero.it