Stefano Palumbo ( consulente – ricercatore e formatore) ha pubblicato su Linkedin un breve articolo sul tema “L’impatto di Brexit sulle Telecomunicazioni” che riportiamo a seguire.
I contenuti sono estratti dalla ricerca previsionale “TLC 2025. Il futuro delle Telecomunicazioni e della trasformazione digitale in Italia”, che sta per essere stampata e presentata in seminari e conferenze in vari contesti (il più imminente è il 24 gennaio, per il Consorzio Top-Ix, a Torino).

L’articolo è disponibile qui: https://www.linkedin.com/pulse/limpatto-di-brexit-sulle-telecomunicazioni-stefano-palumbo?trk=mp-author-card

Altri contenuti della ricerca sono stati anticipati dal magazine online del Gruppo Engineering, Ingenium: http://www.ingenium-magazine.it/authors/stefano-palumbo-3/

Questo articolo è estratto dal libro “TLC 2025. Il futuro delle Telecomunicazioni e della trasformazione digitale in Italia”, che sarà stampato entro il gennaio 2017. Il libro presenta uno scenario previsionale al 2025 elaborato, attraverso un ciclo di tre seminari, da un panel di Esperti composto da: Gian Paolo Balboni (Tim – fino a luglio 2016), Andrea Casalegno (Top-Ix), Gianni Dominici (Forum Pa), Paolo Nuti (Mc Link), Fabio Panunzi Capuano (Linkem), Francesco Pirro (Agid), Roberto Vicentini (Gruppo Engineering) ed Ezio Zerbini (Ericsson). All’attività seminariale hanno inoltre partecipato Alessandro Casacchia (Agid) e Giovanni Sabadini (Gruppo Engineering). Il progetto, svoltosi nell’estate 2016, è stato sponsorizzato dal Gruppo Engineering.

Dipendenza strategica

A seguito dell’uscita del Regno Unito dall’Ue, il tema delle infrastrutture di base verrà considerato strategico nell’Unione, soprattutto per quanto concerne la sicurezza nazionale (in relazione soprattutto al sistema di interconnessioni sottomarine, in funzione del quale il traffico oggi passa per circa il 90% sui cavi attestati in Uk).

Vi saranno inoltre rilevanti problemi con il modello attuale di realizzazione delle infrastrutture (consorzi di operatori “misti”, che dovranno essere riconfigurati societariamente o sostituiti da nuovi consorzi solo europei, nella nuova accezione). Sorgeranno anche problemi amministrativi per i servizi già aggiudicati o in corso di erogazione (poiché un operatore britannico sarà privo dei requisiti per fornire i servizi Tlc nei paesi dell’Ue alle condizioni precedenti).

L’importanza di chiamarsi Europei

Le multinazionali che hanno interessi di mercato più orientati alle necessità dell’Ue saranno propense a rivalutare la collocazione dei propri Head Quarter nel Regno Unito, anche in relazione alla perdita del passaporto finanziario di Londra. Questo tipo di ripensamento potrà avvenire anche in merito ai magazzini di beni e servizi venduti online al resto d’Europa.

Un’azienda come Vodafone, profondamente globalizzata, risentirà solo in misura molto limitata di Brexit (in funzione di un possibile indebolimento del mercato domestico). In termini generali, tuttavia, alcuni importanti player di mercato valuteranno attentamente l’opzione di riconfigurarsi, poiché vorranno continuare a essere europei.

Anche se la presenza industriale del Regno Unito nel campo dei prodotti per le Telecomunicazioni è attualmente di scarsa importanza per il mercato europeo, la prolungata debolezza della moneta modificherà in parte gli equilibri, favorendo l’export britannico verso l’Europa (con problemi per i competitor, ma vantaggi per i consumatori continentali).

Questione di fascino

La minore facilità di spostamento di persone e beni sarà mitigata da accordi bilaterali specifici, i quali però potranno compensare solo in parte l’uscita dall’Unione. Una parte della forza lavoro ad alta qualificazione operante oggi nel Regno Unito tenderà quindi a redistribuirsi verso altri paesi europei. L’Italia, però, risentirà di questo flusso in misura pressoché nulla, poiché avrà scarso appeal presso queste figure.

Anche il ruolo di hub molto ambito per le startup europee e di ponte verso l’oltreoceano, fin qui rivestito soprattutto da Londra, d’ora in poi verrà assunto anche da Berlino.

Deriva normativa

In Europa verrà meno il ruolo svolto dall’Autorità britannica di regolazione delle telecomunicazioni (Ofcom), che è spesso stata di sprone nei confronti del legislatore Ue per facilitare l’applicazione di logiche di libero mercato, anche piuttosto spinte. L’uscita dall’Unione Europea, d’altro canto, porterà il Regno Unito a scelte diverse rispetto a quelle Ue in ambiti strategici quali:

la Net Neutrality;
la normativa sulla privacy.
il diritto all’oblio.

Competizione fiscale

La Gran Bretagna non diventerà nel corso dei prossimi anni un paradiso fiscale per gli Ott. Tuttavia, le politiche del Regno Unito tenderanno a difendere il settore Ict nel suo complesso e la Internet economy al fine di mantenere lo stesso livello di contribuzione sul Pil che questi generano oggi (il 10% circa del Pil del Regno Unito). Ciò verrà attuato con politiche fiscali: più favorevoli rispetto a quelle in essere negli altri paesi europei; adottando un atteggiamento nettamente più morbido nei confronti delle imprese che non rispetteranno le regole sul trattamento dei dati (in Ue le aziende che non rispettano la Gdpr – General Data Protection Regulation – potranno essere sanzionate fino al 4% del fatturato globale consolidato di gruppo).

Scelte di questo genere creeranno uno svantaggio competitivo per le imprese operanti nell’Unione.

Scarsa reattività

Le normative europee risentiranno dell’uscita del Regno Unito, vale a dire del principale soggetto di diritto anglosassone (che ha pesantemente influenzato molti provvedimenti adottati negli anni passati). I cambiamenti, tuttavia, saranno lenti e parziali. L’Ue, in particolare, sarà incapace di prendere misure drastiche correlate all’uscita del Regno Unito dall’Unione. I risultati di tale incapacità saranno: lo spostamento di transazioni finanziarie micro/macro verso il Regno Unito, con sviluppo enorme delle tecnologie a bassa tracciabilità; la crescita del contenzioso fra Ue e Uk sui temi della Net Neutrality e degli investimenti in innovazione.

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