Nel 2020, parlare di trasformazione digitale o di economia digitale non rappresenta una novità. Il flusso inarrestabile di innovazioni tecnologiche degli ultimi decenni ha reso “familiare” il loro utilizzo: comunichiamo attraverso WhatsApp e spiamo i nostri amici su Facebook e Instagram, facciamo acquisti su Amazon, cerchiamo lavoro su Linkedin, ascoltiamo musica su Spotify, andiamo al ristorante restando a casa con JustEat e al cinema con Netflix, e per spostarci possiamo usare  Uber.

L’elenco potrebbe essere infinito. Quelli citati sono solo alcuni dei nomi delle grandi tech company, fondate da altrettanti grandi menti imprenditoriali contemporanee, che hanno rivoluzionato non solo la sfera sociale e il nostro modo di vivere, ma anche i modelli di business, i processi di produzione e di distribuzione di beni e servizi in comparti economicamente solidi.

 

Ma che ruolo hanno le donne nello scenario appena descritto?

Di donne che hanno fatto strada nell’ambito tech ce ne sono parecchie; nonostante ciò sono sempre in netta minoranza rispetto all’altro sesso. Lo evidenzia l’elenco dei fondatori delle aziende sopra citate dove non c’è una founder donna.

Per il futuro ne vedremo sicuramente perché il settore è ancora giovane e le opportunità di far carriera infinite. Come disse Oscar Wilde, “Date alle donne occasioni adeguate e saranno capaci di tutto”. Niente di più vero. E se guardiamo al contesto nazionale, i dati sono più che promettenti, soprattutto nel capoluogo lombardo. Secondo il WE Cities Index (Women Entrepreneur Cities), lo studio di Dell del 2018 che ha stilato una classifica mondiale delle città che supportano maggiormente l’imprenditorialità femminile, Milano appare infatti tra le prime 12 città in Europa.

Certo è che, affinché sempre più donne si appassionino al mondo delle tecnologie, dell’informatica, dei digital media, della robotica, dell’ingegneria elettronica e di tutte quelle professioni definite STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) è necessario anche rendere più visibili dei role model femminili. E se pensate che citare Chiara Ferragni come emblema dell’imprenditoria digitale al femminile Made in Italy sia fin troppo ovvio, ecco a voi una lista di donne italiane, che forse ancora non conoscete, che con passione, grandi competenze e determinazione hanno fatto della tecnologia e del digitale il proprio business:

 

Veronica Benini e i corsi per la rinascita 2.0

Partiamo da una donna che si è reinventata ed è rinata grazie a Internet. “Imprenditrice digitale e consulente strategica in marketing al femminile con soluzioni non convenzionali che fanno parlare le donne”, così si definisce Veronica Benini, in arte La Spora, classe ‘76, che nella vita insegna alle donne a sfruttare il marketing digitale e i social per potenziare i loro business attraverso la piattaforma online Corsetty, di cui è fondatrice e CEO.

Corsetty nasce come una casa di produzione di corsi online rivolti a donne che, come Veronica, si sono reinventate nella vita, con voglia di crescere e di emergere, imparando nuove professioni. Sì, perché Veronica prima di diventare La Spora era un architetto. Stufa di un lavoro che non la soddisfaceva più, lascia il suo posto fisso, va a vivere in un camper e inizia a fare la “nomade freelance”. Qualche anno più tardi, tra il blog in cui si racconta e i vari eventi in cui insegna alle donne come portare i tacchi con stile e sicurezza nasce Corsetty e tutto l’impegno di Veronica diventa digital. Oggi la sua società dà lavoro a 13 donne e può vantare di un fatturato annuo di oltre un milione.

Il successo di Veronica, inoltre, continua anche su Instagram, dove è seguita e amata da 120.000 follower che seguono le sue avventure e i suoi contenuti mai banali.

Olivia Burgio e Micaela Illy, le paladine della pausa pranzo smart

Olivia e Micaela, 25 anni, nel 2017 hanno fondato Eatsready, la piattaforma disponibile su pc, tablet e smartphone che ha l’obiettivo di semplificare la pausa pranzo consentendo agli utenti di scoprire i ristoranti della città, consultare i menù, ordinare e pagare; tutto questo prima di recarsi in-store per ritirare il proprio ordine usando le esclusive corsie preferenziali.

La piattaforma, tuttavia, non si rivolge solo ai privati, ma anche alle aziende. Infatti, adottando una strategia b2b2c, Eatsready ha iniziato ad offrire alle aziende il suo sistema di pagamento digitale per i pasti.

Sono sempre poche però le donne negli appuntamenti dedicati all’imprenditoria di successo;  in una recente intervista le due giovani imprenditrici hanno infatti dichiarato di essersi trovate spesso in contesti in cui erano le uniche donne, e per di più le più giovani. Lungi dal farsi scoraggiare, Olivia e Micaela hanno creduto in loro stesse e con passione e anche un pizzico di divertimento sono arrivate dove volevano.  La loro startup oggi continua a crescere, ha già raccolto in totale 1,2 milioni di investimenti e pensano già di entrare in altri mercati europei. Entrambe fanno parte dei 100 giovani talenti under 30 di Forbes Italia.

 

Alessia Russo, l’enfant prodige italiana in Silicon Valley

La storia di Alessia ha dell’incredibile.

Classe 2000, a soli vent’anni ha già alle spalle: una startup fondata in Silicon Valley, una nomination da Forbes come under 30 in ambito consumer tech, un Tedx Talk, ed un momento di  esperienza di vita in Canada.

Il giorno dopo aver compiuto diciotto anni, Alessia ha firmato l’atto di costituzione della sua azienda tech, la Drone Guardy, che si occupa di produrre droni al servizio della pubblica sicurezza, intelligenza artificiale e senso civico insieme.

Dopo un anno in Canada la giovane italiana ha voluto intraprendere il suo percorso imprenditoriale per riuscire a trasportare l’aria di safety che si respirava a Vancouver anche nel resto del mondo, contribuendo a ridurre il tasso di criminalità grazie ad una soluzione smart come il drone. E lo ha fatto insieme con il fratello Simone, il quale sottolinea continuamente che l’idea è della sorellina. 

In un’intervista rilasciata al Sole 24 ore ha dichiarato che quando, con il fratello Simone, ha presentato la sua startup in Italia le persone si rivolgevano sempre a lui e non a lei.

La gente pensa che se sei una ragazza non puoi aver creato un’impresa, al massimo hai dato una mano o l’hai ereditata. All’estero non è così. Conta solo cosa sai fare, il tuo talento” sottolinea Alessia. E di talento, questa ragazza, ne ha da vendere.

Il consiglio che si sente di dare alle ragazze è quello di non abbattersi di fronte a chi non crede nei loro sogni, perché arriverà un giorno in cui dimostreranno di avere la stoffa per raggiungere ogni loro obiettivo. E dimostreranno che chi non ha creduto in loro ha avuto torto.

 

Valeria Cagnina, la teenager robotica

A 11 anni vede una pianta digitale realizzata con la piattaforma Arduino, di cui subito si innamora. Decide di acquistare un kit della piattaforma hardware e, in brevissimo tempo realizza il suo primo robot in grado di muoversi evitando gli ostacoli. In terza media scrive la tesina utilizzando Facebook e intervistando l’astronauta Luca Parmitano mentre era nello spazio.

Da lì per Valeria Cagnina, classe 2001, è stata una crescita continua: da piccoli eventi, ai primi discorsi in pubblico, alla partecipazione al TEDx a soli 14 anni, e infine Mit di Boston al Dipartimento di Robotica. “Il mio compito era quello di costruire un robot autonomo in grado di muoversi da solo all’interno di una città simulata, sul modello della Google Car. Fu un’esperienza folgorante per me. Ho visto professori universitari con le papere sulle cravatte che ballavano i jingle mentre spiegavano e sentivo i discorsi sulla poesia del codice nei pub”.

A 16 anni ha fondato una scuola e cominciato a insegnare robotica e tech ai bambini dai tre anni in su. A causa della numerosissima lista di richieste ha pubblicato un annuncio sui social per cercare un collaboratore. La naturale evoluzione è stata OFpassiON, una vera e propria startup di robotica educativa, che si rivolge a bambini e ragazzi, ma anche ad aziende del calibro di Michelin, Allianz, IBM ed Enel.

La sua grande ambizione è quella di rivoluzionare l’educazione di oggi. “Qui la scuola è ancora arretrata, noiosa, ripetitiva e quasi mai al passo con il mondo, che procede alla velocità della luce. Ho appena dato l’esame di maturità con un dizionario cartaceo: sono almeno 15 anni che il mondo “là fuori” non lo usa più, ha sottolineato in un’intervista. Lei con la scuola tradizionale non ha avuto una bella esperienza: costretta ad abbandonarla all’ultimo anno, ha conseguito la maturità da privatista diplomandosi brillantemente.

Tra le regole chiave della scuola OFpassiON c’è il motto “imparare facendo”. Perché, come lei stessa ha dichiarato, “solo sul dizionario la parola successo viene prima di sudore”.

Cecilia Nostro e l’app che trasforma le foto in pubblicità

A 25 anni, dopo una breve esperienza in una multinazionale, decide di fare impresa. Nel 2015 fonda una Friendz, una startup tecnologica che l’anno dopo viene valutata 2 milioni di euro.

Friendz è un’app che dà a chiunque la possibilità di diventare ambasciatore dei propri brand preferiti, scattando foto in linea con le esigenze dell’azienda e condividendole poi sui loro profili social personali. Una sorta di democratizzazione della figura dell’influencer, che premia la creatività e l’ingegno delle persone comuni. Le regole sono poche: più sei bravo a scattare foto in linea con il brief aziendale, più guadagni crediti spendibili su siti di e-commerce partner.

In moltissimi hanno risposto all’appello e hanno deciso di vestire i panni di brand ambassador grazie all’app: in un solo anno Cecilia e i suoi due soci avevano già costruito una community di 100mila utenti. L’esercito di Friendz si aggira oggi attorno alle 270.000 persone comuni in Italia e 50.000 in Spagna. Le aziende che hanno ricorso a Friendz per dare colore alle proprie campagne di marketing sono moltissime, e Cecilia parla anche di una possibile espansione negli States.

Alla domanda «Che consigli daresti ad una donna che vuole fare impresa?», Cecilia risponde: «Le consiglierei di esaltare le proprie caratteristiche. Per avere successo, non dobbiamo assomigliare agli uomini né dobbiamo entrare in competizione con loro. Noi possiamo portare un valore aggiunto in certi campi e lo stesso possono fare loro. Ci completiamo».

Arianna Ortelli e il gaming al servizio dell’inclusione

Se pensate che il gaming sia da uomini, vi sbagliate di grosso. Arianna Ortelli ha fatto della sua passione per i videogiochi un lavoro, fondando nel 2018 Novis, una startup innovativa con vocazione sociale. Il suo obiettivo è quello di rivoluzionare il mondo dell’intrattenimento digitale rendendolo più inclusivo: nasce così BlindConsole, un device che permette alle persone ipo e non vedenti di vivere l’esperienza di gioco sportivo in modalità virtuale.

La tecnologia di BlindConsole si basa su un mix di realtà aumentata, audio 3d e dimensione tattile: bastano cuffie, un’app ed un joystick che permette di catturare i movimenti delle braccia dei giocatori per vivere un’esperienza d’ immersione all’interno dell’ambiente virtuale.

L’interazione con lo smartphone si basa su feedback acustici e tattili, che permettono letteralmente di ascoltare e toccare il mondo digitale, senza necessariamente vederlo. L’innovazione introdotta da Arianna e Dario – cofounder di Novis – diffonde un messaggio di inclusione che non si limita alla sola dimensione del gaming. Per le persone con le disabilità visive significa migliorare la vita di tutti i giorni attraverso una nuova libertà.

Arianna ha soli 24 anni, e con la sua dedizione sta annullando in punta di piedi i pregiudizi sul binomio donna – videogiochi, rendendo il mondo del gaming sempre più inclusivo ed accessibile a tutti.

Articolo scritto da:

Lucrezia Mozzanica

Giada Aquilia

 

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