I “dietro le quinte” intrigano sempre, figuriamoci se, come avviene nel libro di Andrea Rustichelli, valente collega del TG3, “Superluna – Nella cucina di un Telegiornale” (edizioni All Around), si riesce a disegnare, con ironia, l’epica costruzione di uno Speciale di un TG immaginario (ma non troppo) in tutte le sue dinamiche umane ed editoriali.
Il nostro Autore, con la verve che gli appartiene, immagina una vicenda che chi abita le redazioni giornalistiche in generale e televisive nello specifico, riconoscerà col sorriso. Perché avviene sovente che su un fatto acquisito come casus belli e presunto sollecitatore di audience si costruiscano Speciali monstre, dibattendo sul nulla cosmico.
Stavolta, però, il cosmo c’entra per davvero, perché l’occasione per ingaggiare l’attenzione dei telespettatori, in un’estenuante maratona tv, è un fenomeno astronomico che, magari, in generale, neanche colpirebbe la loro attenzione, a meno che non siano astronomi dilettanti: una Superluna, fenomeno non usuale per il quale la Luna piena si verifica con una minore distanza fra il nostro satellite e la Terra, sì che, apparentemente, la Luna appare più grande del solito.
Insomma, con tutti i motivi notiziabili che si assommano sulla Terra e sul territorio nazionale, un elemento risibile; ma esistono delle “congiunzioni astrali” per cui nelle redazioni sorge una sorta di ansia da prestazione e allora tutti a fare count down e commenti su un fenomeno di cui i comuni mortali manco si accorgerebbero, se non allertati dall’informazione e dai social.
Uno di questi episodi, del tutto immaginario, viene adottato da Rustichelli per raccontarci un apologo sul funzionamento (distorto) dell’informazione, tratteggiando personaggi che, con la lente deformante della satira soft, molti riconosceranno (o si riconosceranno).
Il protagonista è lui, Belardelli, e non c’è dubbio che l’Autore un po’ ha voluto prestargli i propri tic ed elucubrazioni; il drago dei draghi è poi il direttore Bagassoni, che, in una tv non ai primi posti fra gli ascolti (e non del servizio pubblico, precisiamolo), cerca di navigare col fiuto spregiudicato del vecchio squalo dell’informazione e le sue uscite umorali e da ex primadonna incartapecorita; il cognome pare tutto un programma, fra toni tonitruanti con la sua corte celeste e rapporti ammiccanti col “Potere”.
Lo circondano genus giornalistici osservabili nella realtà delle redazioni: Belardelli vive una progressiva allergia i cui sintomi non controlla più.
C’è la chigista Stropponi, che declama con aria ispirata aride veline passate dal “Palazzo”, quasi stesse rivelando l’ultimo segreto di Fatima; il giornalista parlamentare De Tommaso, recordman degli amichettismi con la fauna che popola Montecitorio e Palazzo Madama; il vicedirettore Nasca, che potrebbe vantare la medaglia olimpica dello scaricabarile, ma anche in quel caso, è una mezzacalzetta; l’ex collega Farchioni, poi assurto ai fasti del sottosegretariato per grazia ricevuta, che insinua in Belardelli il suggerimento di seguire, più che la verità, il proprio tornaconto, schierandosi sul carro del vincitore; la caporedattrice Piumaggi, ancella del direttore, quasi una kapò a protezione del Verbo del Supremo. In questo ruolo compete con la vicedirettrice Alida Caramazza, altra giannizzera del direttore, sua sibilla che ne interpreta le onde psichiche.
Altro personaggio caratterizzato è quello di Albertini, lo sconfitto della comunità redazionale – il cognome evocativo non credo sia un caso – che sconta nel demansionamento la propria competenza: per Bagassoni, meglio emarginarlo che soffrirne l’ombra dotta e acuta; non poteva mancare l’inviata di guerra, Storti, a cui è semplicemente chiesto di snocciolare, con lo sfondo truculento adatto, i tec di agenzia che la redazione le gira in occasione dei collegamenti.
Unica luce – e non della Luna -, per lo sconsolato Belardelli, che si sfoga parlando da solo in auto sull’orlo di crisi di nervi, è la collega Fabrizia Stella, sua fedele ascoltatrice di lai e lamentazioni, mentre si prepara lo Speciale per la Superluna che, poveretto, dovrà essere lui a condurre per una ben più prosaica “congiunzione astrale”.
La fauna non finisce qui. Non possiamo dimenticare alcuni ospiti della trasmissione: Brandimarte, il decano giornalista scientifico, rimbambito e inaffidabile e, udite udite!, Siro Squisito, cantante neomelodico che ha avuto successo con una canzone in cui si celebra la Luna. Che Andrea Rustichelli abbia, sia pure vagamente, avuto una premonizione sull’uso delle canzoni nell’ottica dell’informazione, replicato dal vincitore di Sanremo di quest’anno?
Lo Speciale andrà come andrà; e lo scopriremo solo leggendone le paradossali scene; Andrea Rustichelli, con Belardelli, potrebbe avere invece creato un nuovo giornalista antieroe osservatore del teatro redazionale, in grado di renderlo il nostro Virgilio nel racconto del disordine informativo, un tema, questo, che il protagonista, con la sua voce dell’innocenza, descrive nitidamente e che sta molto a cuore all’Autore. Così come dovrebbe stare a cuore a noi che nel giornalismo di razza crediamo. Ciò essendo noi consapevoli, insieme a Belardelli, che la buona informazione produce cittadini più che follower.

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Annamaria Barbato Ricci
Annamaria Barbato Ricci è una stimata e nota giornalista italiana, free lance e già capo-ufficio stampa alla Presidenza del Consiglio dei ministri, al Ministero dei Trasporti e consulente nello staff di Presidenza dell’UNICEF. E' stata coordinatrice e co-autrice della trilogia “Radici Nocerine: la Storia al servizio del Futuro”, e ideatrice de Le Italiane, un libro che racconta 150 anni di Italia al femminile.