Anna Masera
Anna Masera

Anna Masera è una giornalista che non vuole essere chiamata esperta, ma il digitale lo ha vissuto sulla sua pelle sin dall’inizio. La transizione digitale fa parte della sua vita, ha seguito lo sviluppo di Internet in redazione e quindi come lei stessa dichiara “ha esperienza”.

Una carriera a La Stampa con una breve partentesi al Parlamento italiano, capo Ufficio stampa alla Camera.  Ora da vicedirettore del Giornale di Brescia per lo sviluppo digitale apre un nuovo capitolo della sua vita: accelerare la trasformazione digitale del giornale “che deve essere molto social – dice – perché i giovani non vanno a leggere le news nei siti web, come facevamo noi 20 anni fa”.

Hai già un’idea?

 “I giornali in generale sono in crisi, bisogna tentare senza aver paura di fallire. Qui ho trovato un grande legame con il territorio, che è ricco di aziende, e mi sembra l’ideale per puntare a un modello di business che ne tenga conto, puntando sull’informazione locale. Sarebbe bello riuscire a sperimentare per arrivare a un modello esportabile anche in altre realtà.

La prima sfida è però ringiovanire il giornale, che come tutti i giornali “cartocentrici” ha un pubblico piuttosto anziano. Il sito risale al 2014 e va aggiornato, così come il modo di lavorare. La redazione web e quella cartacea dovranno sintonizzarsi per produrre unendo forze e competenze”.

Quale è la prima criticità da affrontare?

“Mi è stato chiesto di portare il Digital First, cioè un modo di lavorare che pone al centro il messaggio, non il mezzo, che è una declinazione che va scelta poi con criterio. Le breaking news vanno subito online con il modello “freemium” pubblicitario perché si trovano ovunque e se non le abbiamo i lettori si rivolgono altrove, le esclusive e i servizi ad hoc invece si possono pensare per un pubblico disposto a pagare, in un modello ibrido tra membership e premium. I giovani poi bisogna intercettarli sulle loro piattaforme preferite, Instagram, TikTok, Linkedin, YouTube, è lì che si deve rafforzare la presenza e soprattutto permettere i commenti per aprire la conversazione con la propria community, che è fondamentale. Il Giornale di Brescia l’anno scorso si è ritirato da Facebook per l’esplosione delle hate speech. Non potendo moderare i commenti hanno scelto di abbandonare. Spero di convincerli a tornarci, ma bisogna moderare i commenti con una social media policy e con la presenza dei giornalisti che devono mettersi a disposizione per un servizio ai lettori vero”.

Da qui a sei mesi cosa sarà cambiato al Giornale di Brescia?

“Saremo sicuramente sui social e produrremo il giornale con il nuovo sistema editoriale che permette sinergie fra carta e web, il che implica una totale riorganizzazione del lavoro giornalistico. Per esempio, le riunioni di redazione dovranno cominciare prima, al mattino, quando la gente si collega al sito bisogna già avere un palinsesto deciso insieme. Cercherò di liberare risorse per creare un social media team in grado di aprire la conversazione col pubblico con un tono di voce adatto”.

Nuovo lavoro e nuova vita…

“Sì: lascio temporaneamente Torino, dove stavo pensando ad un nuovo capitolo della mia vita non più da dipendente de La Stampa, per Brescia, dove ritorno a lavorare a testa bassa. Mi sembra una bella sfida. I giornali locali sono radicati sul territorio ma sono anche fragili e corrono molti rischi. Di positivo in questa mia nuova sfida c’è un editore che investe e ci punta. E poi mi sembra di buon auspicio che punti su due donne, una direttrice e una vicedirettrice, in un mondo molto maschile. La sfida per tutti noi sarò la trasformazione delle nostre teste, più che l’applicazione di nuove tecnologie”.

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Giornalista curiosa, la divulgazione scientifica è nel suo DNA. Le tecnologie applicate al mondo dei media, e non solo, sono la sua passione. E' fra i 25 esperti di digitale scelti dalla Rappresentanza Italiana della Commissione Europea. Fa parte del gruppo di esperti CNU Agcom. L'innovazione sociale, di pensiero, di metodo e di business il suo campo di ricerca. Direttrice della prima rivista di cultura digitale Media Duemila (fondata nel 1983 da Giovanni Giovannini storico presidente FIEG) anticipa i cambiamenti per aiutare ad evitare i fallimenti, sempre in agguato laddove regna l'ignoranza. Vice Presidente dell’Osservatorio TuttiMedia, associazione culturale creata nel 1996, unica in Europa perché aziende anche in concorrenza siedono allo stesso tavolo per costruire il futuro con equilibrio e senza prevaricazioni. La sua ultima pubblicazione: Oltre Orwell il gemello digitale anima la discussione culturale sul doppio digitale che dalla macchina passa all'uomo. Già responsabile corsi di formazione del Digital Lab @fieg, partecipa al GTWN (Global Telecom Women's Network) con articoli sulla rivista e sui libri dell'associazione. Per Ars Electronica (uno dei premi più prestigiosi nel campo dell'arte digitale) ha scritto nel catalogo "POSTCITY". Già docente universitaria alla Sapienza e alla LUISS.