Il CATTID, insieme all’Università Campus Bio-Medico di Roma e in collaborazione con Evolvo, Go Management Consulting e Fondazione Alberto Sordi, ha lanciato il progetto di telemedicina “Sweetage1”. Media Duemila ha intervistato il professor Carlo Maria Medaglia, Direttore Scientifico dei laboratori del CATTID “Sapienza” Università di Roma.

 

In che cosa consiste il progetto?
Il progetto “Sweetage1” nasce con l’esigenza di sviluppare un sistema di telemonitoraggio domiciliare multiparametrico per pazienti anziani con BroncoPneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO) classe II-IV secondo GOLD. Dal punto di vista tecnologico il fulcro del progetto consiste nella progettazione, prototipazione e realizzazione di un sistema integrato di sensori e di software in grado di mantenere un agevole collegamento tra l’anziano e il suo assistente sanitario per il telemonitoraggio e il teleconsulto. Il progetto prevede anche un estensiva fase di test con utenti selezionati dal Campus Biomedico per validare il prototipo realizzato.

 

Perché “Sweetage1” dovrebbe migliorare e facilitare il rapporto con i pazienti?
Il progetto mira a facilitare ed automatizzare l’accesso dei pazienti anziani afflitti da alcune patologie croniche a specifici servizi socio sanitari mediante l’utilizzo di tecnologie telematiche applicate all’ambito medico, aumentando l’efficacia e la tipologia di servizi per la salute erogabili presso il domicilio di anziani e/o di malati cronici, in un’ottica sia di contenimento dei costi sia e soprattutto di miglioramento della qualità e della “quantità” della vita non solo dell’assistito ma anche dei suoi familiari e in generale dei “prestatori di cura”.

 

Che risultati avete avuto finora, dalle prime sperimentazioni?
Il progetto è entrato solo negli ultimi mesi nella fase di sviluppo prototipale e pre-ingegnerizzazione, pertanto difficile al momento parlare di risultati fisicamente riscontrabili. Tuttavia potremmo invece parlare di risultati che pensiamo di ottenere da qui a breve:
• migliorare la qualità della vita degli assistiti e dei loro familiari aumentando il ricorso alle cure domiciliari;
• contenere i costi dell’assistenza sanitaria e sociale senza diminuirne l’efficacia, anzi consentendone un ulteriore sviluppo sostenibile;
• costituire un sistema di garanzia e controllo per forme di assistenza già esistenti;
• sostenere la mobilità sia degli assistiti sia degli assistenti.

 

Quanto sta facendo concretamente il nostro Paese per favorire ricerca ed innovazione, anche in base alla vostra esperienza?

Parlando in termini progettuali, le misure adottate a livello nazionale ed internazionale indicano una forte propensione allo sviluppo di una società basata sulla conoscenza. Così come per rilanciare la strategia di sviluppo di Lisbona, la Commissione Europea ha recentemente approvato un forte aumento dei Finanziamenti alla Ricerca che passano da circa 4 miliardi di euro l’anno (FP6) a circa 10 miliardi di euro annui (FP7), anche le varie istituzioni nazionali e locali italiane hanno messo numerosi bandi per favorire concretamente ricerca ed innovazione nel triennio 2010 -2012. In un contesto in cui la competitività globale rappresenta una variabile importante della nostra economia, ritengo che sia necessario elaborare nuove sinergie tra impresa, ricerca e formazione, tali da promuovere e valorizzare gli standard di vita ormai raggiunti dalla nostra società industriale.

 

intervista di Erminio Cipriano