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Big data, miniera d’oro del terzo millennio.

Come trattarli? Come evitare sopraffazioni, usi impropri?  Questo il punto di partenza del workshop: “Big Data: per tutti o per nessuno? L’intelligence tecnologica oggi”, organizzato a Milano dall’Osservatorio TuttiMedia.

La provocazione di Derrick de Kerckhove, direttore scientifico di Media Duemila e guru indiscusso dell’era digitale fa riflettere su nuovi scenari e modelli di business: “Questo villaggio globale intriso d’informazioni ucciderà la pubblicità, perché le aziende compreranno direttamente il cliente! Siamo di nuovo nell’epoca della vendita diretta, non più porta a porta, ma da persona a persona. Viviamo un momento di passaggio, il serpente cambia pelle: l’essere umano con la cultura precedente sta sparendo”.

Nell’ambiente in cui viviamo ogni azione diventa tracciabile, catalogabile e modificabile in tempo reale, in particolare con la diffusione dei dispositivi mobili, spiega Andrea Basso, Ceo di Sisvel Tecnology: “Grazie all’accelerometro attraverso il movimento del cellulare è possibile raccogliere e trasmettere dati, sulla nostra posizione e molto altro”.

Privacy e trasparenza collegate alle forme d’interazione bidirezionali del web 2.0 divengono un nodo complesso e delicato. Oggi il 98% delle informazioni è archiviato in modo digitale, ma solo il 15% può considerarsi strutturato: organizzare questa massa critica di contenuti diventa quindi di vitale importanza per le aziende.

“Anche nell’era analogica le aziende raccoglievano dati – sottolinea Giovanna Maggioni, direttore UPA (Utenti Pubblicità Associati)  moderatrice dell’incontro – . Si usavano i giochi per raccogliere informazioni. Dobbiamo stare attenti a non perdere appuntamenti con la storia. Il mondo cambia velocemente, solo ieri di Big Data si parlava solo in ambito accademico. Oggi non esiste ancora un modello di business, ma si cominciano a costruire banche dati di valore.  Dovremo affrontare nuovi e difficili problemi, penso agli occhiali di Google…”

E’ Paolo Lutteri, dirigente marketing internazionale Rai Pubblicità a parlare di cookies: “Strumento utile a profilare interessi, desideri e attitudini di chi naviga su Internet”.

Giangiacomo Olivi, Partner DLA Piper, conclude con un appello: “Eliminiamo profili di ipocrisia, come far ricadere le scelte di privacy direttamente sull’utente. Prendiamo i rischi di questa evoluzione e regaliamoci un punto di vista giuridico nuovo. Se i dati emergono per forza statistica, non è, evidentemente, sempre colpa di Google, ma chi possiede tutti questi dati non acquista autorevolezza solo per questo motivo”.

L’Osservatorio TuttiMedia nasce nel 1996 per osservare, capire, anticipare i grandi cambiamenti dell’era tecnologica. L’associazione è unica in Italia, perché tiene insieme società, enti ed istituzioni con scopi ed interessi anche contrastanti. Insieme cercano soluzioni condivise nello spirito della convergenza utile alla crescita del Paese.

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