La Telemedicina è la protagonista del primo workshop di respiro tecnologico organizzato da Motore Sanità che per l’occasione di fa “Tech”. L’appuntamento è per il 2 marzo (ore 14:30-18:30) a Milano, presso la Sala Pirelli di Palazzo Pirelli (via Fabio Filzi, 22) con “Telemedicina. Salute in rete o buoni propositi”. L’evento è patrocinato da Regione Lombardia, Federsanità Anci, Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e di FederAnziani Senior Italia.

L’incontro con i maggiori rappresentanti della Sanità italiana e lombarda vuole essere un momento di confronto per delineare progetti e prospettive attorno ad una grande opportunità per il Sistema Sanitario Nazionale – la Telemedicina – per garantire una sempre migliore assistenza e cura ai cittadini bisognosi.

Dalla Regione Lombardia – con il progetto integrato di telemedicina domiciliare “Hospital at home” proposto dall’Asl Monza Brianza; la telepresenza grazie all’impiego di robot intelligenti per la riabilitazione; il progetto AREU Lombardia sul trasporto neonatale, all’applicazione della Telemedicina nella gestione iperacuta dell’ictus cerebrale –alla Regione Piemonte con Protèus, il primo programma piemontese di screening al mondo che utilizza tecniche di imaging avanzate per la diagnosi dei tumori, al teleconsulto in urgenza per i traumi cranici e lo Stroke in ospedali periferici, alla “Neurochirurgia Km zero”.

«Sicuramente la Telemedicina è, e potrà essere, una risposta efficace per portare più salute a casa di quei pazienti, fragili, che spesso non riescono ad accedere ai servizi sociosanitari» spiega il Consigliere della Regione Lombardia Stefano Carugo«Inoltre la semplicità e i sempre più nuovi device consentiranno, in modo professionale ed adeguato, di fare diagnosi e quindi successive terapie sempre più personalizzate. Il futuro è già presente. Dobbiamo venire sempre più incontro alle esigenze del territorio».

Eppure la Telemedicina, nonostante le sue potenzialità riconosciute a livello internazionale, non viene ancora utilizzata in maniera estesa nel nostro Paese. Così come è evidente il ritardo accumulato dall’Italia in materia di digitalizzazione.

«Tutti gli indicatori mettono in rilievo il grave ritardo accumulato dall’Italia in materia di digitalizzazione: dalle infrastrutture ai servizi, dalle competenze alla gestione degli open e big data e dell’internet of things – spiega Roberto Moriondo, rappresentante delle Regioni AGID (Agenzia per l’Italia Digitale) -. Per porre rapidamente rimedio a questo elemento di freno alla crescita e alla competitività del nostro Paese il Governo ha recentemente presentato i due Piani Strategici per la Banda Ultra Larga e per la Crescita Digitale, mentre è di questi giorni l’annuncio di un Patto sulla Sanità Digitale».

Il tema è approdato anche in Parlamento, con un percorso in atto di modifica del comma r) dell’Articolo 117 della Costituzione, che norma in materia di podestà legislativa per il coordinamento dei sistemi statistici ed informatici, ed è in agenda la costituzione di una Commissione permanente, sempre sul digitale, in seno alla Conferenza delle Regioni.

«Sarebbe a questo punto riduttivo occuparsi unicamente di fascicolo sanitario elettronico oppure di ricetta elettronica – puntualizza Moriondo -, e non mettere in primo piano la telemedicina e la telediagnostica, ma più in generale non cogliere i benefici che il digitale può apportare ai percorsi di prevenzione e di cura e alla riorganizzazione complessiva del sistema sanitario».

La Dottoressa Maria Carla Gilardi dell’Università Milano Bicocca nel corso del workshop pone la sua attenzione sull’iniziativa del Ministero della Salute in materia di Sanità Elettronica, che ha portato alla predisposizione di Linee di Indirizzo nazionali sulla Telemedicina. Le Linee di indirizzo, risultato del lavoro di un Tavolo insediato in seno al Consiglio Superiore di Sanità, sono state approvate dalla Conferenza Stato–Regioni nel febbraio 2014.

«Il documento propone un modello di governance condivisa nelle iniziative di Telemedicina che ha l’obiettivo di armonizzare i modelli applicativi nell’erogazione e nella fruizione dei servizi a distanza in ambito sociosanitario – spiega Gilardi -. Nel contesto del documento viene, tra l’altro, proposta una definizione di Telemedicina, una classificazione delle prestazioni erogate mediante servizi di Telemedicina (Telemedicina Specialistica, Telesalute, Teleassistenza), una descrizione delle caratteristiche e dei processi di attuazione.  Il recepimento delle Linee di indirizzo da parte delle regioni e province Autonome, in base all’intesa stabilita dalla Conferenza Stato-Regioni, è valutato in sede di verifica annuale degli adempimenti regionali da parte del Comitato permanete di verifica dei Livelli Essenziali di Assistenziali (LEA)».

 

 

LA TELEMEDICINA IN REGIONE LOMBARDIA

Il progetto integrato domiciliare “Hospital at home” dell’Asl di Monza e Brianza

Telepresenza grazie a robot intelligenti per la riabilitazione

 ll progetto AREU Lombardia sul trasporto neonatale   

● La Telemedicina nella gestione iperacuta dell’ictus cerebrale

FIMMG: nuove modalità di presa in carico del paziente cronico, il rapporto tra ospedale e territorio e l’impatto sulle risorse sanitarie impiegate

 

Il progetto integrato domiciliare “Hospital at home” dell’Asl di Monza e Brianza

 Le cure domiciliari rappresentano un ambito in continuo sviluppo ed evoluzione e permettono di rispondere in maniera sempre più mirata ed integrata ad un bisogno crescente, in particolare della popolazione anziana, e al costante aumento delle condizioni di cronicità, fragilità, non autosufficienza. L’ASL Monza Brianza effettua interventi a domicilio sia attraverso erogatori accreditati con il sistema ADI Voucher, che con il proprio personale del servizio cure domiciliari, secondo un modello di presa in carico denominato “long term Home care”.

Da anni, a seguito del protocollo di intesa sulle dimissioni protette stipulato tra tutte le strutture sanitarie pubbliche e private del territorio, i Medici di medicina generale, i pediatri e i Comuni, viene assicurata la continuità della cura al domicilio alle persone dimesse dall’ospedale. Nel corso del 2014 hanno beneficiato di questo percorso 1.264 persone.

All’interno di questo contesto, la ASL Monza e Brianza propone un progetto integrato di telemedicina domiciliare, in linea con le indicazioni ministeriali e regionali, che prevede un sistema di “Hospital at home”, ovvero un sistema web based che garantisce sia la continuità di cura in regime di deospedalizzazione protetta, sia il monitoraggio dei valori dei parametri fisiologici e l’ossigenoterapia a domicilio, assicurando l’interazione tra gli operatori sanitari e i pazienti attraverso la videocomunicazione senza che debbano spostarsi presso le strutture ospedaliere e gli ambulatori.

«Il percorso che s’intende attivare – spiega Matteo Scocco, direttore generale Asl Monza e Brianza – si basa sull’utilizzo di servizi sanitari on line quali telediagnosi e telesorveglianza dei parametri vitali, acquisiti attraverso un innovativo sistema in grado di monitorare da remoto le condizioni cliniche del paziente, permettendo al Medico di Medicina Generale, al medico responsabile dell’Assistenza Domiciliare Integrata–Cure Domiciliari (ADI CD) e all’infermiere “case manager” del distretto di avere un aggiornamento costante della situazione e di essere l’interfaccia con il paziente/famiglia».

Il progetto coinvolgerà 50 pazienti che abbiano le seguenti caratteristiche: persone, prevalentemente anziane, dimissibili dall’ospedale ma non in condizioni di poter essere adeguatamente assistite al proprio domicilio per la complessità del quadro clinico se non con un supporto tecnologico che ne permetta il monitoraggio continuo (H 24); persone, prevalentemente anziane e/o croniche, caratterizzate da una tendenza all’instabilità clinica, segnalate dal medico curante al fine di evitare accessi e ricoveri impropri; persone con esigenze di stretto follow-up in quanto portatrici di pluripatologie, tra cui scompenso cardiaco, broncopneumopatia cronico-ostruttiva, diabete scompensato, instabilità emodinamica. Il progetto mira, oltre che al miglioramento della qualità della vita, anche alla riduzione dei costi dell’assistenza ospedaliera a lungo termine e delle ri-ospedalizzazioni.

Di seguito si esemplificano alcune categorie di soggetti cronici dell’ASL di Monza che potrebbero giovarsi dell’assistenza con telemedicina domiciliare (dati 2013): i soggetti di età superiore a 75 anni cardiovasculopatici con scompenso sono circa un migliaio, ciascuno di loro spende in media per ricoveri in un anno 6.650 euro e il costo ospedaliero in casi particolarmente complessi può raggiungere il picco di spesa di 85.000 euro; gli anziani cardiovasculopatici con broncopneumopatie croniche sono circa 2.400 e spendono annualmente in media quasi 2.000 euro per ricoveri, con picchi di oltre i 50.000 euro; i soggetti di ogni età, esenti per Sclerosi Laterale Amiotrofica, sono circa 70 ed hanno spesa  media pro capite per ricoveri di 7.500 euro l’anno.

«Tra gli indicatori che saranno oggetto di valutazione e confronto – conclude Stocco – si annoverano l’incidenza di re-ospedalizzazioni, il numero accessi in Pronto Soccorso e servizi d’urgenza e la customer satisfaction».

 

● Telepresenza grazie a robot intelligenti per la riabilitazione

 La complessità richiesta di intervento per la riabilitazione post lesione del sistema nervoso centrale, in particolare post lesione cerebrale di origine vascolare o traumatica, implica precocità di presa in carico riabilitativa, condivisione dell’esperienza e delle competenze fra cure in acuto e riabilitazione, continuità di cura e specificità di intervento. Ne è convinto Franco Molteni, Direttore Unità operativa complessa di Medicina riabilitativa a Villa Beretta, Costa Masnagache spiega l’importanza della Telepresenza garantita con l’impiego di robot intelligenti per la riabilitazione.

«La contiguità fisica fra reparti per acuti e strutture dedicate alla riabilitazione (indicate per la complessità/intensità organizattiva della cura) può divenire superflua qualora si instauri un utilizzo costante dell’innovazione tecnologica nel campo delle telecomunicazioni. Robot mobili dotati dei più moderni sistemi di comunicazione video, di condivisone delle immagini neuroradiologiche all’interno delle strutture per acuti e di riabilitazione rendono la telepresenza un fatto e non un concetto, la collaborazione una costante e non un optional, la condisione collegiale dei saperi un servizio e non un auspicio».

Secondo l’esperto «la logica di cura rende così importante la centralità del paziente che abolisce la distanza spaziale e rende il timing ottimale nella interazione operativa fra chi accoglie il paziente nell’emergenza per la sopravvivenza e chi prosegue il percorso di cura per evitare l’emergenza di reinserimento non appropriato nel nucleo sociale di riferimentoTelepresenza grazie a robot intelligenti – conclude Franco Molteni –  significa anche mantenimento della valenza umana del rapporto medico-paziente e del rapporto di fiducia che solo una tecnologia di servizio avanzato può garantire».

 

Il progetto AREU Lombardia sul trasporto neonatale  

 Dal 2011 AREU Lombardia (Azienda Regionale Emergenza Urgenza) partecipa al progetto regionale sul trasporto secondario materno e neonatale, che ha come obiettivi la riduzione dei tempi medi di trasferimento del neonato favorendo i trasporti in elicotterol’implementazione del trasporto in utero e lo sviluppo di una cartella informatica condivisa in grado di dare tutte le informazioni sanitarie relative alla madre prima e al bambino poi.

«In questi anni sono stati così effettuati 429 casi di Trasporto materno assistito, in 167 casi le pazienti hanno subito partorito in un Centro con Terapia Intensiva Neonatale, e in 129 casi le pazienti sono rimaste ricoverate per diverse settimane – spiega il Dottor Alberto Zoli, Direttore generale AREU -. Nello stesso periodo di tempo sono stati effettuati 477 trasporti neonatali da Centri Spoke ad Hub di riferimento per neonati molto prematuri che presentavano importanti sofferenze perinatali o che avevano bisogno di interventi chirurgici per patologie cardiache o malformative. Quando i tempi di percorrenza sono lunghi come ad esempio in Valtellina, la possibilità di trasportare un neonato in una termoculla certificata per il trasporto in elicottero, ovvero la possibilità di far arrivare una donna gravida nel Centro di riferimento affinchè possa essere effettuato un parto in sicurezza, ha permesso un sicuro miglioramento delle cure prestate».

 

 

● La Telemedicina nella gestione iperacuta dell’ictus cerebrale

Regione Lombardia ha promosso negli ultimi anni diversi progetti di ricerca e percorsi terapeutici, oltre a ripetute campagne informative per ridurre il cosiddetto “ritardo evitabile” nella gestione iperacuta dell’ictus cerebrale, portando in 6 anni dall’11.8% al 75% i malati trattati sui potenzialmente curabili, grazie all’ottimizzazione della rete ospedaliera di offerta.

«L’ultima frontiera, per arrivare al 100% della copertura terapeutica, è rappresentata dalla telemedicina, lo strumento più avanzato in grado di portare il trattamento a coprire tutto il territorio in tempi ultraveloci senza spostare l’ammalato – spiega Mario Guidotti, Direttore del Dipartimento Area medica dell’Unità operativa complessa di Neurologia dell’Ospedale Valduce -. Il risparmio di tempo si trasforma in ricavo di cervello perché nell’ictus ogni secondo guadagnato rappresenta milioni di cellule salvate, sintetizzabile nello slogan “il tempo è cervello”».

Secondo gli esperti l’ictus cerebrale o stroke è in Italia la terza causa di morte dopo l’infarto miocardico e le neoplasie, riconducendosi ad esso 10-12% di tutti i decessi. Rappresenta inoltre la prima causa di invalidità permanente. «Negli ultimi dieci anni la prognosi dell’ictus è decisamente migliorata grazie alla diffusione delle Stroke Unit, unità di cura semi-intensive, ed all’implementazione della terapia fibrinolitica –conclude Guidotti -. Il limite di quest’ultima è tuttavia il tempo, perché la stessa è tanto più efficace quanto prima somministrata, e comunque non oltre le 4 ore e mezza dall’inizio dei sintomi».

 

 

FIMMG: nuove modalità di presa in carico del paziente cronico, il rapporto tra ospedale e territorio e l’impatto sulle risorse sanitarie impiegate

Da FIMMG la proposta arriva forte e chiara: è necessario tenere conto delle nuove modalità di presa in carico del paziente cronico e del rapporto tra ospedale e territorio e l’impatto sulle risorse sanitarie impiegate. Lo spiega Pier Luigi Bartoletti, vicesegretario nazionale FIMMG.

«La tecnologia oggi consente di poter gestire molte, per non dire tutte, le maggiori patologie croniche, senza rendere necessari spostamenti da parte del malato e del medico, ciò che si rende necessario è una gestione dell’attività lavorativa che modernizzi senza snaturarla l’attività delle singole componenti professionali che oggi operano nel sistema pubblico».

In un sistema a risorse limitate oggi è facilmente dimostrabile come l’uso delle tecnologie di telemedicina, se portato “a sistema” e non solo confinato in nicchie di sperimentazione, consenta di razionalizzare e di ottimizzare sia le risorse economiche che quelle umane, potendo dare un contributo non indifferente in relazione a quegli obiettivi di appropriatezza ed aderenza terapeutica che sono delle problematiche sempre attuali nel campo della gestione delle patologie croniche.

«L’esperienza che si è svolta nel Lazio, nella ASL Roma D, inerente il telemonitoraggio dei pazienti diabetici – prosegueBartoletti – oltre a dimostrare l’efficacia nel mantenere i valori di emoglobina glicata nel range di normalità, ha verificato sul campo quale siano le reali difficoltà nell’approntare sul campo un sistema di monitoraggio che coinvolga nell’organizzazione dell’attività tutte le componenti di un sistema aziendale, dall’amministrazione alla medicina generale, alla difficoltà nel rendere “tariffabile” una prestazione “immateriale” come un “network” di telemonitoraggio domiciliare». «Per far sì che si esca dalle intenzioni – conclude vicesegretario nazionale FIMMG – è necessario a mio parere uno sforzo ideativo e progettuale che superi la logica compartimentale delle divisioni tra aree di competenza che ancora oggi caratterizza l’organizzazione del lavoro nell’ambito della sanità pubblica. Non c’e’ un malato “ da ospedale” od un malato da “territorio”, c’e’ piu’ semplicemente una persona che in alcune fasi della sua vita ha bisogno di una assistenza medica. In alcuni casi tale assistenza deve essere resa in Ospedale, in altri fuori».

 

 

I MODELLI IN PIEMONTE: LE NOVITA’

●  Protèus, il primo programma di screening per la diagnosi dei tumori

●  PATATRAC e TEMPORE per la gestione dei traumi cranici e lo Stroke

●  “La Neurochirurgia Km zero” per ridurre le liste di attesa per visite ambulatoriali

● Cuore: l’importanza della Rete organizzativa diagnostica e terapeutica per ridurre la mortalità dell’infarto miocardico acuto

 

● Protèus, il primo programma di screening per la diagnosi dei tumori

Dalla Regione Piemonte nasce un’esperienza unica al mondo per la diagnosi precoce delle malattie oncologiche, il programma Protèus, il primo programma di screening al mondo che utilizza tecniche di imaging avanzate per la diagnosi dei tumori. Il programma prevede come test di prevenzione la mammografia con tomosintesi e la colonoscopia virtuale, entrambi esami interamente digitali. L’interpretazione dei test è potenziato da un sistema intelligente di diagnosi assistita dal computer (CAD) che consente di identificare tumori sempre più piccoli.

Il progetto utilizza la telediagnosi come modello organizzativo. Esami eseguiti in diversi presidi ospedalieri sono inviati al centro di screening, e da lì ridistribuiti nei servizi radiologici dove sono disponibili radiologi. L’impiego del modello organizzativo di telediagnosi è vantaggioso per questi motivi: a) favorisce l’adesione dei soggetti invitati allo screening grazie ad una disponibilità sul territorio di centri radiologici in grado di eseguire gli esami; b) riduce i tempi di elaborazione degli esami usufruendo di una piattaforma informatica con potenti capacità di calcolo;  c) garantisce un’elevata qualità di lettura degli esami, utilizzando solo radiologi dedicati e con esperienza certificata; d) consente la costruzione di una banca dati contenente tutte le informazioni relative all’anagrafica e alle indagini eseguite nell’ambito del programma di prevenzione. 

La Banca Dati dello screening cresce giorno per giorno permettendo ai sistemi CAD di migliorare la capacità di identificare sempre prima i precursori dei tumori. Radiologo+CAD (uomo+macchina) potrebbe rappresentare la nuova arma per la prevenzione. 

«Il progetto trova la sua naturale collocazione nella Regione Piemonte in quanto in essa è presente il know how scientifico e tecnologico necessario per l’implementazione di strategie di screening in telediagnosi – spiega il Professor Daniele Regge, Direttore di Radiodiagnostica presso l’Istituto di Candiolo –Infatti, in Piemonte vi è la contemporanea presenza di centri d’eccellenza per la metodiche radiologiche; di un’infrastruttura informatica a larga banda idonea al trasferimento dei dati sviluppata dal CSI Piemonte; di un Centro di Prevenzione Oncologica che da tempo si occupa di coordinare l’attività di prevenzione sul territorio regionale, e di un’azienda Torinese, l’im3D, che ha sviluppato un sistema molto preciso per la diagnosi dei tumori del colon e della mammella. Ogni anno nell’ambito del progetto sono effettuati circa 50.000 mammografie in 7 centri distribuiti sul territorio piemontese».

 

●  PATATRAC e TEMPORE per la gestione dei traumi cranici e lo Stroke

L’utilizzo su scala regionale del teleconsulto in urgenza per i traumi cranici e lo Stroke in ospedali periferici, basato essenzialmente sulla trasmissione di dati e immagini TAC, ha consentito in Piemonte, con l’applicazione di linee guida condivise, di limitare il numero dei trasferimenti inutili e la inutile proliferazione dei centri neurochirurgici nei 20 anni di utilizzo sistematici.

Due le esperienze: PATATRAC (Piemonte valle d’Aosta Tomografia Assiale Trauma Cranico), il progetto di prevenzione secondaria per la riduzione della mortalità e morbilità “evitabile” conseguente a trauma cranico, e TEMPORE, l’evoluzione del progetto Patatrac con obiettivo di superare i limiti causati dalla dislocazione geografica delle strutture specializzate mediante una rete telematica che permette un contatto diretto tra centri periferici e centri specialistici limitando il trasferimento solo ai pazienti più bisognosi.

«Il sistema Patatrac ha consentito la diffusione di linee guida condivise su scala regionale, di selezionare i trasferimenti ai Centri Neurochirurgici e quindi anche di limitare la proliferazione delle Neurochirurgie – spiega il Dottor Giuliano Faccani, Direttore della struttura complessa di Neurochirurgia dell’Ospedale CTO di Torino -. Vantaggi più recenti sono stati l’abolizione di turni di guardia attiva e l’estensione del progetto ai Medici di Base, la Neurochirurgia Km zero».

 

● “La Neurochirurgia Km zero” per ridurre le liste di attesa per visite ambulatoriali

La Neurochirurgia Km zero è un servizio mirato ai medici curanti ed è nato per fornire indicazioni e informazioni utili all’identificazione (triage) degli utenti che realmente necessitino di una consulenza neurochirurgica appropriata. In tal modo si riducono i tempi di attesa per una visita ambulatoriale presso il servizio dell’ospedale Cto e si indirizzano gli utenti che non richiedano un’attenzione neurochirurgica ad altre sedi. Ma non solo: si riduce l’inappropriatezza delle prime visite (deducibile dalla percentuale di interventi effettuati in pazienti con accesso ambulatoriale); si incrementa la soddisfazione del paziente (riduzione del numero dei reclami all’URP legati alla lista di attesa) e si fornisce al Medico curante un supporto specialistico puntuale che lo aiuti nella scelta diagnostico-terapeutica fin dall’inizio.

Nel 2011 le prime visite ambulatoriali totali presso il servizio del Cto sono state 1.200 mentre i pazienti operati provenienti dall’ambulatorio suddivisi per specialità sono stati così suddivisi: interventi ordinari effettuati pari a 560; numeri di interventi in elezione e in urgenza pari a 820 e numero di interventi provenienti da ambulatorio pari a 66. La percentuale degli interventi effettuati di pazienti con accesso ambulatoriale è stato il 12% con giorni di attesa pari a 142.

«Dallo studio è emerso che dei 20 pazienti visitati giornalmente, solo 1-2 sono candidati ad un intervento chirurgicoregistrando una prima lunga attesa inutile con sovraccarico, a scapito di pazienti che realmente necessitano di cure specialistiche e che si devono pertanto rivolgere a canali preferenziali (pronto soccorso, visite private)» puntualizzaFaccani.

«La Neurochirurgia Km zero – conclude – mira a non appesantire le strutture tecnologiche (reti, server) ma basando il sistema su tecnologie e servizi in larga parte già in possesso dei medici di medicina generale (terminali cellulari, servizi web e di posta elettronica); mira a fare uso di infrastrutture regionali già in esercizio o di prossimo avvio (rete regionale immagini diagnostiche, fascicolo sanitario personalizzato); a dotare l’ambiente specialistico di apparati per la comunicazione mobile (smart Phone commerciali), in aggiunta agli apparati telematici disponibili, per un teleconsulto anche in mobilità; ad attivare processi automatici di registrazione vocale  e di archiviazione alla fine della conversazione e mira a consentire la condivisione fra medici di medicina generale e specialista  di dati di supporto (esami e immagini in possesso del paziente o di immagini refertate già presenti in rete)».

 ● Cuore: l’importanza della Rete organizzativa diagnostica e terapeutica per ridurre la mortalità dell’infarto miocardico acuto Sul fronte del cuore, in particolare dell’infarto miocardico acuto, in Piemonte grandi risultati sono stati raggiunti grazie alla Rete organizzativa diagnostica e terapeutica. «Negli ultimi 10-15 anni abbiamo ridotto la mortalità dell’infarto miocardico acuto raggiungendo il 3–4 % di mortalità intraospedaliera, mentre rimane molto alta la mortalità per pazienti non gestiti attraverso la rete dell’infarto – spiega Sebastiano Marra, Direttore del Dipartimento Cardiovascolare S.C. di Cardiologia ospedaliera dell’Azienda ospedaliero universitaria di Torino -. Il miglioramento di questa mortalità è principalmente dovuta alla rete organizzativa diagnostica e terapeutica e non tanto all’evento angioplastica coronarica di per séLa tempestività diagnostica che la rete garantisce, con successiva attivazione delle strutture recettive di Emodinamica, di Terapia Intensiva, permette di aumentare il numero dei pazienti trattati entro le prime 2 ore e di limitare al massimo i ritardi di invio, cercando di rimanere entro le 6 ore dall’esordio dei sintomiSenza la rete – conclude Marra – mancherebbero i presupposti di precocità diagnostica che permetta la tempestività terapeutica nel trattamento di una malattia in cui il tempo è direttamente proporzionale alla quantità di muscolo cardiaco che possa essere salvato con la tempistica di Angioplastica primaria».

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Donatella Puccini
Donatella Puccini. Insegnante di lingua e civiltà inglese presso Istituto Darwin; Istituto Pirelli; liceo artistico Isa Roma 2; Istituto Magistrale Alfredo Oriani; Istituto Salesiano Pio XI. Appassionata di giovani e cultura digitale. Laurea in lingue. Master alla LUISS in giornalismo e comunicazione.