“Le nostre speranze e sogni annegano in tutte queste vuote parole e promesse… ma “possiamo farcela, il cambiamento è possibile e necessario, ma non se continuiamo così…”. queste sono le parole che Greta Thunberg ha scelto per parlare del clima. Ma fotografano anche l’arretratezza generale del nostro pianeta e non solo sul problema del clima.

Saranno le donne a salvare il Pianeta? A novembre a Glasgow sono pronte a  rivendicare una maggiore leadership climatica: l’Assemblea globale delle donne per la giustizia climatica ha lanciato un appello alle Nazioni Unite, sottoscritto da più di 120 associazioni, per promuovere la leadership femminile in questo ambito. Un vero e proprio cambiamento sistemico che metta al centro il ruolo delle donne già nei prossimi negoziati.

come si legge su l’Economist : “Non c’è sviluppo senza emancipazione delle donne.”. 

“Le società che opprimono le donne hanno molte più probabilità di essere violente e instabili – si legge -. In molti luoghi le ragazze vengono abortite selettivamente…I reclutatori di Boko Haram e dello Stato Islamico  promettono “mogli” come bottino di guerra… Non  è una coincidenza che il Kashmir abbia uno dei rapporti numerici tra i sessi più squilibrati in India, o che in  Guinea, dove un colpo di Stato ha avuto luogo il 5 settembre, il 42,6 delle donne sposate tra i 15e i 49 anni sono in unioni poligame.”

La notizia l’ho letta sul Corriere della Sera e condivido perché bisogna diffondere il fatto che  le nazioni più arretrate , meno ricche e meno emancipate  falliscono anche perché reprimono i diritti delle  donne.

Ancora oggi nelle zone rurali dell’Iraq, abitate da tribù sciite, una donna che guida è punita con la morte (perché muoversi autonomamente «mette a repentaglio il suo onore»). Non può scegliersi un marito da sola (la pena, ancora una volta è la morte), e «secondo il costume tribale, una donna non ha libertà di espressione». Si stima che siano almeno 130 milioni le bambine abortite dalle famiglie che preferiscono figli maschi, dalla Cina, all’India, all’Est Europa.   In Uganda, per esempio, una donna su tre si sposa prima dei 18 anni. In India, solo il 13% della terra è di proprietà di donne («diversi studi hanno dimostrato che le donne che possiedono la terra hanno più potere contrattuale a casa e hanno meno probabilità di subire violenze domestiche» spiega L’Economist). E questo nonostante negli ultimi decenni le cose per le donne siano migliorate quasi ovunque nel mondo.

Lo studio congiunto di Valerie Hudson della Texas A&M University e Donna Lee Bowen e Perpetua Dinne Nielsen della Brigham Young University ha dimostrato infine che la discriminazione delle donne rende gli Stati più fragili. In « The First Political Order: How Sex Shapes Governane and National Security Worldwide»  le autrici hanno valutato 176 Paesi su una scala da 0 a 16 per quella che chiamano la «sindrome patrilineare/fraterna» (l’idea che cioè il potere si trasmetta in linea maschile e sia in mano a una fratellanza di uomini), un insieme di fattori come la disparità di trattamento delle donne nel diritto di famiglia e nei diritti di proprietà, il matrimonio precoce per le ragazze, il matrimonio patrilineare, la poligamia, la dote pagata alla famiglia della sposa, la preferenza per i figli maschi, la violenza contro le donne e gli atteggiamenti sociali verso di essa (per esempio, se lo stupro è visto come un crimine di proprietà contro gli uomini). «Le democrazie ricche si comportano bene; Australia, Svezia e Svizzera ottengono tutte il miglior punteggio possibile.

 

 

 

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Giornalista curiosa, la divulgazione scientifica è nel suo DNA. Le tecnologie applicate al mondo dei media, e non solo, sono la sua passione. E' fra i 25 esperti di digitale scelti dalla Rappresentanza Italiana della Commissione Europea. Fa parte del gruppo di esperti CNU Agcom. L'innovazione sociale, di pensiero, di metodo e di business il suo campo di ricerca. Direttrice della prima rivista di cultura digitale Media Duemila (fondata nel 1983 da Giovanni Giovannini storico presidente FIEG) anticipa i cambiamenti per aiutare ad evitare i fallimenti, sempre in agguato laddove regna l'ignoranza. Vice Presidente dell’Osservatorio TuttiMedia, associazione culturale creata nel 1996, unica in Europa perché aziende anche in concorrenza siedono allo stesso tavolo per costruire il futuro con equilibrio e senza prevaricazioni. La sua ultima pubblicazione: Oltre Orwell il gemello digitale anima la discussione culturale sul doppio digitale che dalla macchina passa all'uomo. Già responsabile corsi di formazione del Digital Lab @fieg, partecipa al GTWN (Global Telecom Women's Network) con articoli sulla rivista e sui libri dell'associazione. Per Ars Electronica (uno dei premi più prestigiosi nel campo dell'arte digitale) ha scritto nel catalogo "POSTCITY". Già docente universitaria alla Sapienza e alla LUISS.