Una donna come tante che ha accettato di misurarsi con l’ambiente politico (in questo caso il Pd Campania) perché crede che la società civile può cambiare le regole, può riportare le azioni in un contesto di collaborazione attiva e costante fra palazzo e cittadini. Sociologa, esperta di formazione in ambito pubblico, lavora e vive a Napoli, racconta a Media Duemila la sua visione del mondo digitale, della Rete fondamentale per il movimento “Se non ora quando” e per ogni campagna elettorale.  Il suo motto think pink and green, 50 a 50 il rapporto fra uomini e donne in parlamento.

Italia, meridione. Quanto contano Facebook e Twitter nella corsa alle elezioni?

La Rete è uno strumento fondamentale, e lo sta diventando sempre di più – a dispetto di un ritardo iniziale – anche nelle regioni meridionali. Facendo riferimento alla mia esperienza personale, fare networking tra le donne è stato decisivo per l’organizzazione e il successo di un movimento come “Se non ora quando” in Italia. All’estero penso alla primavera araba del 2011.
In campagna elettorale è uno strumento utilissimo, di grande democrazia anche per l’accesso diretto alle fonti informative ma non può essere l’unico. Certo, la Tv è inflazionata, ma in Italia conta ancora tanto, pur con tutte le sue ambiguità. Ambiguità che però presenta per certi aspetti anche la rete. Penso a Facebook (e in misura minore a Twitter) che può essere uno strumento nient’affatto neutrale e presentare alcune criticità: a volte è difficile un confronto effettivo e può essere facilmente usato per costruire polemiche ad hoc. Come per tutti i media ma per la Rete, ancor di più,  è importante lavorare sulla formazione e sull’accesso, e soprattutto sul suo uso consapevole e critico. Sottolineo che per le donne è uno strumento formidabile.

Quali sono i punti salienti del suo programma?

Sono due, fondamentalmente. Per dirli nel modo più diretto: think pink and green .
Sono una convinta sostenitrice della democrazia paritaria: sempre più donne nelle istituzioni e nel governo, con l’obiettivo di un rapporto 50 a 50 con gli uomini. Siamo ancora agli inizi, pur limitando il confronto agli altri paesi europei, ma è un processo avviato per fortuna anche da noi. E necessario: la nostra democrazia è incompiuta se non c’è parità di genere nei luoghi decisionali (e non solo nell’accesso e non solo in politica). Non si tratta più solo di una questione di diritti ma dell’effettiva partecipazione delle donne alla costruzione di un Paese e di un futuro migliore per tutti.
Per quanto riguarda l’ambiente, propongo politiche di sostegno alla Green Economy e alla Blue Economy. Si tratta di politiche del lavoro e dell’occupazione, che possono favorire l’inserimento nell’economia produttiva anche di coloro che oggi ne sono esclusi: giovani e donne, una risposta concreta alla crescita di cui tanto si parla. Personalmente preferirei parlare di sviluppo sostenibile, un concetto ben più ricco e complesso, dove la qualità è un indicatore fondamentale del benessere,  non solo economico, duraturo per il futuro. Ovviamente questo approccio, che definirei culturale, è finalizzato anche alla messa in sicurezza del territorio e del patrimonio naturalistico italiano, della cui fragilità e del cui bisogno di tutela e salvaguardia ci ricordiamo solo in occasione delle catastrofi e delle ormai frequenti emergenze, che costano in termini sociali ed economici molto più di quanto non costerebbe la prevenzione.